giovedì 27 agosto 2009
UNIVERSITA': UNA BATTAGLIA VINTA ANCHE DAGLI STUDENTI
Mario D’Asta
OLTRE AD ESSERE UN PARTITO GIOVANE SARA' ANCHE IL PARTITO DEI GIOVANI?
Mario D’Asta
PARTITO DEL SUD: NECESSITA’ PER IL MERIDIONE O ENNESIMA OPERAZIONE DI POTERE?
Chi è meridionale conosce quali sono davvero le politiche per il Sud. Sa molto bene che la soluzione non è nei soldi, oggetto di scambio, spesso, tra politica, mafie e clientele. La sicurezza, le strutture adeguate, i trasporti veloci ed i servizi efficienti sono invece i bisogni primari. I diritti e la legalità devono porsi come prioritari rispetto alla gestione arrogante e clientelare del territorio.
Chi è meridionale rifletta sui soldi sprecati per anni sulla “sanità” e sulla “formazione professionale”, due settori strategici in cui il governo siciliano ha mostrato non l’interesse per lo sviluppo della Sicilia, ma l’interesse dello sviluppo dei partiti che sono stati e stanno al governo regionale; chi è meridionale stenta ed avverta il bisogno della fiducia nelle funzioni dello Stato, perché siano sempre al servizio della legalità, perché sappiano dare giustizia con rapidità, senza sollevare polveroni che finiscono col nascondere le responsabilità, intorpidire le acque o favorire una parte politica.
Il Sud deve liberarsi dall’usura, dal pizzo e dall’abuso.
Bisogna essere chiari: il Partito del Sud nasce, se nasce, per chiedere danaro. Attorno all’idea si sono subito formate cordate, più o meno palesi, tra chi fiuta l’opportunità e chi mira a non essere escluso dal quadro politico attuale. Nell’un caso e nell’altro, non è una soluzione per il bene della nostra Regione e del Sud in genere E’ bene che si sappia, però, che la politica non è solo spesa e gestione, ma soluzioni, futuro, lungimiranza, prospettiva.
Per oltre 60 anni si è parlato di politiche per affrontare la questione della “centralità del mezzogiorno”. Questa “centralità” è stata tra gli obiettivi primari di quasi tutti i 66 governi italiani del dopoguerra . La Questione meridionale ha saturato la letteratura politica, sociale ed economica, come sosteneva Leonardo Sciascia: “Sappiamo bene che c'era già una Questione meridionale: ma sarebbe rimasta come una vaga leggenda nera dello Stato italiano, senza l'apporto degli scrittori meridionali”.
Niente è cambiato, però, da quello che “c’era già”: perché non è cambiato il modo di affrontare la "Questione".
Basterebbe riportare la contabilità dei costi di questa politica per il mezzogiorno e dimostrare che con la spesa sostenuta sarebbe stata assicurata una vita agiata a tante generazioni di meridionali. L’ultimo esempio:l’Ospedale di Agrigento, posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria, con le strutture portanti di calcestruzzo realizzate con la sabbia.
Lombardo e Miccichè, anziché al Partito del Sud, pensino ora ai 1400 degenti che non si sa dove potranno essere diversamente dislocati oppure pensino al danno causato dall’ex assessore Incardona sulla formazione professionale che, creando nuovi centri do potere clientelari nelle provincie a lui vicine, ha lasciato migliaia di dipendenti di questo settore senza stipendio per 4 mesi e non è riuscito a fare una riforma da tanto attesa.
Pensino, inoltre ai tanti giovani che non hanno nessuna opportunità lavorativa e che sono costretti ad emigrare al nord o addirittura in altri paesi dell’Europa.
“La questione meridionale purtroppo resta sempre irrisolta”. Il divario tra nord e sud si è mantenuto, anzi, è cresciuto.
Occorre individuare i problemi e poi gli strumenti adatti per risolverli. L’Italia è un paese che funziona male, un paese che non cresce, con un basso tasso di occupazione, una rete welfare che non garantisce tutele, creando fenomeni di emarginazione femminile che in altri paesi europei non esistono. Siamo indietro su tutto.
E’ indispensabile affrontare la questione meridionale: oggi il Meridione è la regione europea più povera!Ma il Sud è veramente dimenticato? Parliamo di atti concreti: il Governo ha finanziato interventi strutturali in tutto il Paese togliendo 20 miliardi dai fondi che erano destinati allo sviluppo del Mezzogiorno. E dopo anni di stasi dovuti ai governi siciliani, in particolare agli ultimi due, il governo Cuffaro e quello Lombardo, adesso si stanno preoccupando di essere rimasti senza fondi e intendono proporre un partito, l’ennesimo, che tuteli il Sud. Ma ci chiediamo: come mai non ci hanno pensato prima? Come mai i deputati e senatori del Sud non hanno fatto a Roma gli interessi della nostra Regione, della loro Regione? Queste sono le domande a cui prima dovrebbero rispondere politicamente quei deputati del centro-destra che ieri ed oggi sono stati al governo siciliano illudendo i cittadini siciliani. Dopo 60 anni la situazione rimane sempre la stessa, irrisolta, senza nessun miglioramento, anzi, peggiorando sempre di più.
Si toglie al Sud per dare al Nord, e noi giovani siciliani, non possiamo più tollerare questo tipo di politica. Per esempio, troviamo nobile aiutare gli sfortunati terremoti dell’ Abruzzo, con scelte di solidarietà politica che devono caratterizzare il Paese in caso di gravi emergenze. Maperchè togliere i fondi proprio al sud e non al ricco nord? Risposta semplice: perché c’è un governo lega-centrico e una classe dirigente, che a prescindere dall’esistenza o meno di un partito inventato non riesce e difendere le istanze del SudIl problema degli investimenti è un altro nodo da sciogliere, un altro tema che evidenzia la fallimentare politica del governo berlusconi: il Sud è la parte d’Italia che attira meno capitali. Infrastrutture carenti, una burocrazia bizantina e la mafia che strangola gli appalti e chiede il pizzo. Si potrà uscire da questo tunnel? È il grande tema del Sud: creare tutte quelle condizioni e le infrastrutture per rendere le imprese competitive e attirare i capitali. Questo si risolve solo attraverso il cambiamento ed un inversione di marcia e per farlo bisogna anche puntare sulla ricerca, sulla scuola, sul welfare.La ricetta per il rilancio del Mezzogiorno, non è la creazione del partito del Sud , serve piuttosto tornare a fare una politica che abbia al centro le istanze meridionaliste, non ghettizzate ma all’interno del Sistema-Paese, all’interno di un’agenda politica nazionale; pensare al futuro dell’Italia intera, a come sarà fra vent’anni. Lo si faceva negli anni cinquanta e sessanta, mentre oggi si fa una politica a breve termine e clientelare.
Il governo Berlusconi dovrebbe iniziare a rendere centrale la questione meridionale e ancor di più la Sicilia,grosso bacino di voti per il PDL,ma che poi non ha avuto mai le risposte giuste. I siciliani sono stati sempre illusi!! Il Sud è un’area sottosviluppata e non ha mai avuto i fondi nazionali spettanti per coprire qualsiasi emergenza. Una vera spoliazione del Sud (14 miliardi in meno in un anno). Questi fondi mancanti al sud invece sono stati utilizzati da questo governo per coprire i tagli dell’Ici, per gli ammortizzatori sociali del nord, per l’edilizia scolastica e carceraria del nord, oltre alle grosse quantità di danaro distribuite in manovra per coprire i dissesti dei comuni di Roma e Catania. Questa gravissima situazione è stata lamentata anche dal Capo dello Stato Napolitano che ha richiamato duramente il governo accusandolo di forte discriminazione e anche l’attuale classe dirigente siciliana che ha approfittato della situazione per curare i propri interessi.
Così, dopo questo appello del Capo dello Stato, Berlusconi e Tremonti pensano di risolvere i problemi del meridione attraverso la ricostituzione della “Cassa del Mezzoggiorno” tornando indietro di 50 anni e, ancor peggio, accentrando il potere di gestione dei fondi a Roma. (In poche parole i soldi siciliani vengono gestiti direttamente dal Governo a Roma). Assistiamo, quindi, all’ennesima discriminazione, mentre al nord la classe dirigente si autogoverna e gestisce flussi di cassa, il sud viene marginalizzato nel ruolo squisitamente amministrativo del giorno per giorno.
Valentina Spata
DIBATTITO ATTIVO CONTRO IL PESO DEL REATTIVO DI DOMANI
Mentre negli USA il Presidente Barak Obama taglia gli incentivi all’atomo e punta sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili e in Germania una legge vieta la costruzione di nuove centrali, la nostra Sicilia è stata candidata tacitamente ad ospitare una delle quattro centrali nucleari con tecnologia francese, a seguito dell’accordo siglato il 24 febbraio c.a. tra il Capo del Governo italiano e il Presidente francese Sarkozy. L’accordo coinvolge direttamente diverse aziende leader del nucleare, infatti, per la realizzazione del reattore di ultima generazione Erp da 1700 megawatt che dovrebbe moltiplicarsi in quattro impiianti, sarà istituito un consorzio tra l’Ansaldo Energia, l’Enel e l’ente francese Edf: partnership dell’operazione.
Sarebbe lecito domandarsi il perché da regioni come la Puglia, la Calabria e perfino dalla stessa Sardegna, giungono dei “NO” secchi e categorici contro il nucleare, mentre in Sicilia si osa discutere sulla questione. Secondo una fonte rilanciata dal quotidiano La Repubblica del 25 febbraio c.a. l’impianto siciliano potrebbe essere istallato nel territorio sud-orientale ed è stata segnalata, in particolare, la provincia di Ragusa.
Si può intuire benissimo che queste individuazioni non hanno tenuto minimamente conto dei fattori geotermici che caratterizzano la nostra terra ad alto rischio sismico, visto che proprio l’area in questione è classificata “zona rossa” nella mappa nazionale dei sismi. Forse questi siti sono stati facilmente individuati da chi non li abita, non li conosce e non ha intenzione di farlo neanche in futuro. Ma è lecito anche chiedersi il perché sia stata scelta proprio la nostra bella isola, zona in cui il sole di certo non manca. Regione sostanzialmente agricola in cui i due terzi degli abitanti vivono ancora dei prodotti della Terra, del Sole, del Mare: beni essenziali che in ogni tempo abbiamo cercato di tutelare, perché il popolo ha sempre confidato nella ricchezza della nostra “Terra”. Dove è finito il senso di precauzione di fronte ai rischi delle scorie radioattive? E’ risaputo che l’energia nucleare (prodotta da una centrale) è una forma di energia che nasce dalla disintegrazione di elementi radioattivi, come l’uranio. Infatti, la quantità di energia fornita dalla fissione di 1 grammo di U ( reazione che avviene attraverso lo scontro tra un neurone e un atomo di un elemento fissile) è equivalente a quella ottenuta dalla combustione di circa 2,5 tonnellate di carbone. Questo processo, di certo, determina la notevole riduzione di una materia prima “ non rinnovabile” come il carbone, ma, l’attività di fissione di una centrale nucleare produce un’enorme quantità di scorie di “terzo grado” ( ad alta reattività) che possono richiedere anche 100000 anni per abbassare il loro livello di pericolosità. In casi gravi, la radioattività può assumere la forma di una nube tossica e spargersi per molti kilometri intorno alla centrale, oppure concretizzarsi in sversamenti di materiale radioattivo in fiumi, laghi e tratti di costa, causando danni irreversibili all’ambiente e agli esseri viventi che lo popolano e che lo popoleranno nei decenni futuri. Non vogliamo creare allarmismi inutili, quando si parla di progresso tecnologico e di sviluppo di una splendida e vigorosa nella quale possono essere sereni e senza rischi. Le reazioni alla notizia del nucleare nella nostra provincia sono state molteplici, ma quasi tutte hanno vestito un’unica voce: la voce del No.
Noi Giovani Democratici di Ragusa abbiamo subito espresso il nostro dissenso alla proposta, spiegando che la provincia con i suoi impianti di energia alternativa riesce ad avere una piena autosufficienza energetica, che pertanto, non ha alcun bisogno d’essere supportata dall’onere di una centrale nucleare. Anzi bisogna pensare alle fonti rinnovabili.
Gli effetti dell’impianto sono numerosi: bisogna considerare anche l’enorme spreco di acqua che servirebbe per il raffreddamento del nocciolo della centrale, poiché di fatto è accertato che un impianto di 1000 MW richiede un consumo di risorse idriche equivalente circa ad un terzo dell’acqua che scorre nel fiume Po.
Noi, ad esempio a Marina di Ragusa che nelle stagioni estive dobbiamo fronteggiare il problema idrico, dove prenderemo tutta questa quantità di acqua?
Ma quello che ci chiediamo seriamente è perché questo governo non ha rispettato la volontà dei cittadini italiani che in passato hanno votato NO al nucleare attraverso un referendum (1987)? Inoltre, il Sindaco Dipasquale come può lanciare l’idea di un referendum regionale che faccia decidere i cittadini se accettare o meno le centrali nucleari in Sicilia se il suo stesso partito, il PDL, a Roma ha votato SI per le centrali nucleari? C’è un po’ di contraddizione in tutto ciò. La Politica siciliana e locale deve essere fatta anche con la concertazione di deputati e senatori a Roma, votati da noi cittadini, che devono fare gli interessi di tutto il paese.
E’ NECESSARIO CHE NOI SICILIANI, FRUITORI DELLE NOSTRE TERRE, POSSIAMO ESPRIMERE IL NOSTRO PARERE SULL’INSTALLAZIONE DI QUESTI IMPIANTI, ANCHE PERCHE’ SUBIREMO LE CONSEGUENZE DI QUESTO IPOTETICO PROVVEDIMENTO. CONSEGUENZE CHE GRAVERANNO SOPRATTUTTO SULLA NOSTRA SALUTE PERCHE’ SAREMO COSTRETTI A SORREGGERE IL DETURPAMENTO DI QUELLE TERRE CHE TANTO GELOSAMENTE AMIAMO E CHE VORREMMO PRESERVARE PER SEMPRE, CUSTODENDO QUELL’INFINITA BELLEZZA CHE SOPRATTUTTO NOI GIOVANI DOVREMMO APPREZZARE E TUTELARE CON COSTANTE RIGUARDO.
Placido De Salvo
I GIOVANI DEMOCRATICI A SOSTEGNO DI UNA SCUOLA VISTA COME INVESTIMENTO E NON COME UNA VOCE DI SPESA.
Tra quelle che il Ministro definisce riforme, vi è pure “un sostegno economico per chi studia nelle paritarie”. Le risorse da dare alle scuole paritarie sarebbero recuperate dai tagli alle scuole pubbliche, violentando la nostra Costituzione.
Non si possono utilizzare strumentalmente i dati OCSE, che peraltro dimostrano come le politiche di questo Governo si muovono in direzione opposta rispetto ad un miglioramento della qualità negli apprendimenti, per sostenere che bisogna favorire le scuole private.
La conferma del taglio operato nella scuola primaria di 1.492 posti creerà difficoltà di rilievo nell’organizzazione della didattica e smantellerà un settore formativo che è ritenuto tra i migliori in Europa.
Tra l’altro, i dati presentati mostrano una forte discrepanza tra quanto richiesto dalle famiglie ragusane e quanto concesso dall’Amministrazione Di Pasquale: viene negato il tempo scuola di 30 ore all’80% delle famiglie che lo hanno richiesto e non vengono accolte le istanze di 1.284 famiglie che chiedevano il tempo pieno.
L’incremento di 2 alunni per classe, la riduzione del tempo scuola, l’eliminazione delle compresenze, impoveriranno ulteriormente l’offerta formativa nel nostro territorio, comporteranno una condizione di soprannumero diffuso e l’espulsione dei precari dalla scuola.
A Ragusa gli effetti a regime sugli organici degli insegnanti portano ad un taglio di 76 posti per la scuola d’infanzia e 108 posti nella scuola primaria; per quanto riguarda la scuola media saranno di 109 e per la scuola superiore saranno di 126. Per un totale di 420 docenti e di 282 personale ATA.
Inoltre, sempre nella nostra città, le scuole a rischio di accorpamento secondo le nuove misure legislative sono la Scuola Elementare M. Schininà, la scuola elementare G. Rodari, l’I.P.S.S.C.T. di piazza Carmine, l’istituto superiore Ettore Majorana e la scuola media Quasimodo.
“La scuola rappresenta un enorme valore sociale e culturale, non può essere tagliata applicando criteri di produttività, soprattutto nelle piccole comunità dove il danno sarebbe ancora maggiore, significherebbe ridurre concretamente la possibilità di viverci”.
Noi Giovani Democratici di Ragusa sulla scuola andiamo esattamente nella direzione opposta, con sforzi di fantasia e di novità, pensando che al posto dei tagli è necessaria l’autonomia di questa istituzione, cercando di portare l’85% dei ragazzi al diploma e di promuovere una scuola aperta alla comunità ed integrata con il territorio.
Secondo noi, all’interno della scuola stessa andrebbero avviati alcuni progetti tra loro in stretta relazione che poggino su chiari obiettivi visibili, condivisi e riconosciuti da tutte le parti (politici, genitori, insegnanti) sui temi fondamentali del momento, con sperimentazioni, sviluppo di scenari al passo con i tempi.
Una rete di ricerca-azione potrebbe essere attivata sul territorio con il concorso della futura alta scuola pedagogica che non deve rimanere un’entità isolata, ma che deve far capo e soprattutto valorizzare le sperimentazioni e le pratiche sul territorio, rispondendo efficacemente in modo diversificato e rispettoso dei bisogni dell’utenza.
Per affrontare le nuove sfide con i crescenti problemi di disadattamento, di violenza e di estrema eterogeneità della società e conseguentemente tra gli allievi vanno studiate e messe in atto nuove misure, alleggeriti alcuni settori ed introdotte possibilità di consulenza ai docenti. Tali provvedimenti associati alla professionalità ed all’impegno del corpo insegnante insieme a nuovi strumenti, quali aule multimediali, aule lingue ed altri ancora, dovrebbero rilanciare le nostre scuole verso nuovi traguardi.
Giuseppe Albora
ECONOMIA E SVILUPPO: LA CRISI DELLA NOSTRA AGRICOLTURA
L’Agricoltura rimane il settore più importante dell’economia della nostra provincia; soffre di una crisi strutturale dovuta a un’organizzazione polverizzata delle aziende (in massima parte a conduzione familiare) e a una catena distributiva del prodotto non controllata dal produttore, il quale è totalmente dipendente dalla domanda (commercianti e grossisti) e non ha nessuna influenza sulla determinazione del prezzo finale al consumatore. Tale situazione interessa la stragrande maggioranza dei produttori.
È da rilevare che esistono delle eccezioni: da un lato piccoli produttori che sono riusciti a creare un prodotto di qualità (prodotto di nicchia) e a venderlo direttamente al commerciante finale (saltando la catena mercato locale – grossista – commerciante finale); dall’altro lato aziende di medie dimensioni che hanno creato una propria filiera (produzione, confezionamento, trasporto al commerciante finale) con sbocchi commerciali anche all’estero. Tali realtà riescono ancora a mantenere una certa competitività e a rimanere sul mercato, benché alcuni cominciano ad accusare problemi.
Ciò determina da un lato una bassa remunerazione nella vendita e dall’altro la poca concorrenzialità del prodotto. Nel contempo non esistono politiche di “marketing”, di controllo della qualità e della quantità della produzione, di analisi dei mercati.
L’affacciarsi di nuovi competitori (nord-africa, Cina, Turchia, ecc.) sul mercato nazionale e internazionale, l’acuirsi del “dumping” (prodotti con bassissimi costi di produzione da Cina, Turchia, ecc.), la politica scellerata dei governi nazionali che favorisce le esportazioni di prodotti industriali e le importazioni di prodotti agricoli da alcuni stati esteri (Marocco, Tunisia, Turchia, ecc.), stanno causando una forte perdita di quote di mercato se non una vera e propria messa “fuori mercato” dei prodotti nostrani.
Tutti questi fattori stanno portando l’economia legata all’Agricoltura e al suo indotto ad un ridimensionamento produttivo e occupazionale. Sono quindi necessarie tutta una serie di misure locali e nazionali che risolvano le varie problematiche, unite a una riorganizzazione dell’intero settore.
Andrea Caruso
OPERA PIA RAGUSA IBLA: solo promesse fantasma ai dipendenti
Cari amici,snoccioliamo subito un po’ di numeri per capirci meglio:
v 10 sono gli anni che Valeria Vittoria, Nello Ferrera e Rosa Cabibbo
hanno trascorso insieme lavorando nella struttura “Opera Pia Casa di Ospitalità Iblea”di Ragusa-Ibla;
v 15 sono gli anziani , molti dei quali da ben 20 anni ivi risiedenti, sbattuti fuori dalla loro casa come se fossero dei semplici pacchi postali;
v 11 sono i dipendenti OSA precari che a tutt’oggi aspettano di ricevere il loro compenso economico;
v 2 sono gli anni di lavoro prestati gratuitamente dai dipendenti ;
v Tanti sono i mancati rinnovi dei contratti dei dipendenti che dovevano essere stabilizzati;
v 0 sono le aspettative future prospettate alla data odierna per tutte queste persone che dai vari politici di turno avevano ricevuto tante speranze di stabilizzazione;
Chi sono i responsabili di un tale dissesto economico ( € 784.000,000!!) che ha impedito ai dipendenti dell’Opera Pia di lavorare serenamente ed essere pagati regolarmente?
Come è possibile che il nostro Sindaco non abbia avuto nessuna remora nel chiudere la porta dell’Opera Pia senza pensare un solo istante alla possibili conseguenze negative del trasferimento per esseri tanto fragili e indifesi come questi anziani (9 dei quali sono indigenti e vivono solo del sussidio del Comune) ??
Se i Signori Consiglieri e Assessori di turno hanno pensato bene di sistemare prima le loro famiglie (mogli, figli annessi e connessi ), dopo essersi fatti eleggere con le “solite promesse fantasma” (dichiarazioni dei dipendenti stessi) forse adesso è arrivato il momento che si interessino coscienziosamente alla stabilizzazione di questi uomini e donne che negli anni hanno sofferto (due anni senza percepire il becco di un quattrino!!) e lavorato per la cura e la gestione della “Casa di Ospitalità Iblea” e dei suoi fragili abitanti!!
Nel mese di gennaio la UIL-FEL era stata tra i promotori di un piano di rientro e di rilancio dell’Opera Pia e sembrava che il relativo Decreto dovesse essere pubblicato sulla Gazzetta in breve tempo. Ma il risultato è stato un lungo silenzio rotto dai diretti interessati che, dopo aver dichiarato nei mesi precedenti lo sciopero della fame adesso, non intendono più credere ad assicurazioni e promesse e che a fronte delle spettanze dovute chiedono il pignoramento del primo piano nobiliare della struttura di Ibla.
Se si prospetterà il rilancio di un nuovo Ente al posto dell’attuale che almeno si abbia la decenza di stabilizzare coloro i quali da anni contribuiscono silenziosamente alla cura dei nostri anziani.
Sofia Frasca
SCIOPERO A RAGUSA DEI DIPENDENTI DEL "MERCATONE EUROPA"
Un presidio di 13 lavoratori ha manifestato all'interno dell’area del mercatone.
Si tratta della vicenda del “Mercatone Europa”, situato in contrada Gilestra a Ragusa ( strada per santa croce camerina). I dipendenti, che iniziavano il lavoro con il turno di mattina, senza alcun preavviso, hanno trovato, sorpresi, il Mercatone chiuso.
Nessuno li ha avvertiti e nel chiedere spiegazioni alla Direzione della struttura, veniva loro detto che il “Mercatone Europa” ha chiuso per un presunto fallimento.
I dipendenti, rimasti senza parole ma soprattutto senza lavoro, hanno quindi deciso di rimanere nel parcheggio della struttura e proclamare lo stato di agitazione.Questa vicenda non può essere sottovalutata, in quanto, non solo sono stati calpestati i diritti e la dignità dei lavoratori ma si sono creati enormi disagi a partire dalla perdita del lavoro e quindi dell’instabilità morale ed economica di molte famiglie ragusane.
Noi Giovani Democratici ci batteremo insieme ai dipendenti ed insieme al prefetto, il Presidente della Provincia, il Sindaco di Ragusa, la Digos e le altre Autorità Istituzionali che, già si stanno interessando, affinché si faccia luce su quanto accaduto e in modo tale da spingere la direzione del «Mercatone Europa» a tornare sui suoi passi oppure a risarcire ai dipendenti i danni subiti.
La Costituzione Italiana all’art. 1 dichiara che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” ed in alcuni articoli del titolo III dichiara che il lavoro deve essere tutelato (donne, formazione retribuzione, ferie ecc..), quindi non è ammissibile che la direzione di una grande struttura come il Mercatone decide all’improvviso senza nessun avviso di chiudere e lasciare in mezzo ad una strada tante persone che fino ad una settimana fa si sono impegnate dando il loro contributo alla crescita e allo sviluppo dell’azienda in questione.
I diritti dei lavoratori devono essere rispettati, bisognava avvisarli almeno 1 mese prima, in modo tale da garantire loro la possibilità di trovare un altro posto di lavoro.
Pertanto, noi Giovani Democratici, chiediamo a questa amministrazione comunale e provinciale e al prefetto di garantire ai dipendenti un risarcimento di danni morali ed economici e soprattutto di indagare sulla regolarità dei contratti dei dipendenti stessi.
Nel frattempo i lavoratori hanno espresso la volontà di non arrendersi e di continuare questa battaglia per ottenere i loro diritti e per contrastare questa ignobile chiusura.
Noi Giovani Democratici ci facciamo interpreti della richiesta di fissare un incontro con i sindacati in modo tale da risolvere la situazione e di trovare una tutela e garanzia del posto di lavoro di chi lo perde in questo modo.
Irene Sittinieri
domenica 5 luglio 2009
CONTRIBUISCI ANCHE TU A COSTRUIRE IL PARTITO DEMOCRATICO: CHIEDENDO LA TESSERA!!!

Caro Amico/a,
CON LA NASCITA DEL PARTITO DEMOCRATICO IL NOSTRO VIAGGIO E’ GIUNTO AL SUO APPRODO.
UNA STORIA INTERA SI E’ COMPIUTA, HA TROVATO IL SUO ESITO APERTO AL FUTURO, E OGGI POSSIAMO SENTIRCI NON PIU’ EX DI QUALCOSA, MA FIERI DI UNA IDENTITA’ NUOVA. ORA CHE ABBIAMO LO STRUMENTO, CHE ABBIAMO COMINCIATO AD AVERE IDEE E LINGUAGGI, DOBBIAMO FARE UN BAGNO DI UMILTA’, IMMERGERCI NELLA SOCIETA’, RECUPERARE IL GUSTO DELLA CONDIVISIONE, DELLA VITA REALE DELLE PERSONE, DEI LORO PROBLEMI, DELLE LORO ANSIE, DELLE LORO SPERANZE. “FARCI POPOLO”, COME UNA GRANDE FORZA RIFORMISTA DEVE FARE.
MA IL NOSTRO COMPITO E’ ANCHE QUELLO DI FAR CRESCERE ED EMERGERE UNA NUOVA GENERAZIONE, LA GENERAZIONE DEL FUTURO!!! AIUTACI ANCHE TU!!!
I partiti sono composti da persone, e le persone possono agire nel bene o nel male, in buonafede o in malafede.Come si fa a decidere quali persone saliranno nei posti importanti, a rappresentarci? Il numero di persone di un partito è stabilito dai voti, ma i nomi sono stabiliti attraverso diversi metodi di democrazia interna degli stessi, legate al numero di tessere che supportano un nome o una idea.
I partiti sono come associazioni: non sono composti solo dai loro rappresentanti istituzionali (quelli eletti), ma hanno bisogno di risorse, persone che si adoperano e che si avvicinano.Questa cosa è di fondamentale importanza, e vorrei che attraverso una discussione divenisse chiara: meno persone si avvicinano alla democrazia interna dei partiti, meno possibilità abbiamo di obbligarli a fare le nostre scelte e più spazio diamo loro per prendere decisioni arbitrarie o legate dalla convenienza (anche politica, non sempre economica).
Se passa il messaggio, come è purtroppo accaduto, che avere una tessera di partito significhi essere una persona legata ad interessi personali, con l’obiettivo di trovare un posto di lavoro o di ricevere mazzette, otteniamo due cose:- Gli unici a decidere nel nostro paese diventeranno proprio queste persone, perché non ve ne saranno altre disposte a rimboccarsi le maniche- Faciliteremo il compito di chi fa politica solo per fare politica, e non perché vuole impegnarsi per cambiare le cose- Otterremo quindi un forte distacco tra chi ci amministra e chi si impegna, per esempio, nelle associazioni, perché crede che un mondo migliore sia possibile.
A tal proposito, anche a Ragusa si avvia ufficialmente la stagione del tesseramento al Partito Democratico proponendosi come sede di scambio e allargamento culturale e socio-politico, contro un Governo lungi dalle tematiche sensibili richieste dai cittadini.
Le nuove iscrizioni, utili entro il 21 luglio, prevedono la possibilità di votare, e di conseguenza eleggere, il segretario nazionale, regionale, provinciale nonché quello di circolo.
Tutti gli elettori del PDe chiunque volesse sono, quindi, invitati ad aderire alla costruzione del partito in città. Il tesseramento procederà lunedì 8 luglio presso la sede del Partito Democratico di Ragusa in Viale del Fante, 10 (secondo piano).
Vi chiedo il vostro contributo, partecipare serve a rafforzare la democrazia!!!
Per info chiamatemi al 3395271561
Il Segretario Dei Giovani Demcoratici
Valentina Spata
LA POLITICA DELLA (IN) SICUREZZA: RONDE E TAGLI ALLE FORZE DELL'ORDINE

Sicurezza. Una parola usata e abusata in questi ultimi anni. Tutti i cittadini vogliono maggiore sicurezza, i politici basano i loro programmi elettorali e le loro promesse su questa parola. Ci dicono che siamo in pericolo e ci garantiscono che i loro provvedimenti miglioreranno la qualità della vita nelle nostre città. Ma come?
Se consideriamo quanto è stato disposto dall’attuale Governo in materia di sicurezza, i provvedimenti presi riguardano:
Ø Un decreto che attribuisce più poteri ai sindaci in materia di incolumità pubblica e sicurezza urbana.
Ø L’uso dell’esercito (3000 militari ma si parla di decuplicarli) impegnati nel garantire la sicurezza nelle grandi città.
Ø Ronde in città, non armate, sotto il controllo del prefetto: ne faranno parte cittadini che avranno il compito di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o situazioni di disagio sociale.
Ma chi deve garantire la sicurezza dei cittadini in un normale paese democratico? I sindaci? L’esercito? I cittadini stessi che si organizzano in ronde?
Questi provvedimenti evidenziano la ricerca della mossa “ad effetto” per nascondere l’incapacità nella gestione del problema della sicurezza in Italia; tutto viene visto come una continua emergenza in cui, a causa dell’emergenza stessa, è consentito emanare norme speciali, limitando, di fatto, la libertà dei singoli cittadini invece di garantirla. La sicurezza è un’altra cosa. E’ la gestione della quotidianità dei cittadini, non dell’emergenza.
Il problema della sicurezza deve e può essere affrontato con gli strumenti che sono già a disposizione dello Stato, garantendo la certezza della pena. Il corpo istituzionale preposto alla tutela dell'ordine pubblico è quello di Polizia (dai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, dal Corpo Forestale alla Polizia di Stato, Penitenziaria o Locale). Persone formate e qualificate che devono garantire un’accettabile grado di sicurezza per i cittadini, fronteggiare emergenze e gravi necessità collettive, nell'obiettivo dell'incolumità pubblica.
Che senso ha parlare di sicurezza e poi tagliare pesantemente i fondi per le forze dell’ordine?
Il Decreto Legge 112/2008, emanato a luglio 2008 dal Governo in carica, prevede per il solo 2009 tagli nell’ordine pubblico e sicurezza per 451 milioni di euro (-4,6%); nel soccorso civile di 170 milioni di euro (-4,7%).
I fondi per l’amministrazione penitenziaria, ovvero per i carceri, sono stati ridotti solo per il 2009 di 133 milioni di euro.
In tre anni, i tagli previsti dalla manovra finanziaria del Governo in ambito di sicurezza toccano i 3 miliardi di euro.
Tutto questo quando, già ad oggi, la carenza di organico delle Forze di Polizia è stimata in circa 21 mila agenti.
Non si può fare una politica di sicurezza efficace tagliando i fondi alle forze dell’ordine.
Sembra invece che l’unica preoccupazione di chi Governa sia quella di rassicurare tutti, negando spudoratamente l’evidenza: Berlusconi afferma che Non ci sono tagli…continua ancora ad imbrogliare i cittadini, anche se il rischio è quello di essere smentiti persino dai propri stessi alleati.
«I tagli previsti per i prossimi tre anni impediranno di difendere tutti i cittadini. Non sarà, infatti, possibile l'acquisto di autovetture, di mezzi, di strumenti utili per svolgere il servizio; non si potranno rinnovare le armi in dotazione, non si potranno acquistare munizioni, divise e quant'altro serva per l'ordinaria amministrazione»
Da queste dichiarazioni è evidente che ne emergono le incoerenze e le contraddizioni di questi provvedimenti governativi, che danneggiano la sicurezza di noi cittadini, ingannati con parole rassicuranti nella certezza che nessuno di noi (o quasi) si prenderà la briga di verificare quello che viene solo ripetutamente annunciato in TV. Non facciamoci trattare come idioti: smontiamo questi annunci vuoti sensibilizzando chi non ha la possibilità di confrontare la verità della TV con la verità dei fatti.
Questo decreto diventato legge, con 157 SI (Pdl, Lega) nonostante i 124 NO (Pd, Idv, Udc) e i 3 astenuti, prevede anche l’istituzione delle “Ronde” per rispondere ai problemi della sicurezza sociale.
Di fatto, nell’istituire con legge le “ronde” è come se lo Stato abdicasse ad una sua prerogativa fondamentale: la tutela dei cittadini e della sicurezza.
In questo modo si delegittima, anche se indirettamente, l’operato delle Forze dell’Ordine.
Come Giovani Democratici, abbiamo più volte denunciato la mancanza di uomini e mezzi nella nostra provincia e sappiamo che tra qualche anno la situazione peggiorerà in quanto alcuni uomini delle forze dell’ordine andranno in pensione e probabilmente non saranno rimpiazzati.
Quindi, riteniamo che nella nostra realtà non è necessario istituire le “ronde” poiché i cittadini, passeggiando e osservando tutti i giorni, da soli o con gli amici, possono richiedere, attraverso i loro cellulari, comunque l’aiuto delle forze dell’ordine senza l’istituzione di alcuna ronda.
Inoltre, noi riteniamo che sia ancor più grave che l’amministrazione comunale di Ragusa possa mistificare questa notizia facendo credere ai cittadini che si tratta di “comitati volontari” di persone ma che in realtà sono sempre e comunque delle “ronde”.
La risposta alle esigenze di una reale collaborazione e contatto tra la gente e le Forze dell’Ordine già esiste: il poliziotto di quartiere.
Questa è la giusta via per attuare la partecipazione dei cittadini al controllo del territorio senza mettere in pericolo la loro vita ma interloquendo con il poliziotto di quartiere che conosce bene la realtà delle singole aree della città e che comunque deve avvalersi della collaborazione delle forze dell’ordine.
L’altra risposta è quella di rinforzare gli organici e di aumentare le risorse a disposizione delle forze dell’ordine.
Privatizzare il controllo del territorio a scapito di una reale presenza delle Forze dell’Ordine rischia soltanto di portare conseguenze paradossali. Nessuna “ronda” o nessun “comitato di volontari” potrà mai sostituirsi alle funzioni di polizia, anzi possono essere controproducenti e possono compromettere il buon operato delle forze dell’ordine.
Il problema della sicurezza a Ragusa deve essere affrontato realmente e bisogna invece pensare che tra pochi anni avremo meno poliziotti in strada con poche autovetture funzionanti.
Ragusa, 5/luglio 2009
Il Segretario dei Giovani Democratici
Valentina Spata
CARABINIERI ASSENTI IN CASERMA A MARINA DI RAGUSA A LUGLIO DURANTE LE ORE NOTTURNE DI SABATO SERA

“Le numerose rapine e furti verificatisi negli ultimi giorni, a Marina di Ragusa, hanno creato sconcerto e paura nei cittadini, i quali giustamente oggi pretendono più controlli ed una maggiore presenza sul territorio delle Forze dell’ordine” è quanto ha dichiarato il Segretario dei Giovani Democratici, Valentina Spata.
Va sicuramente sottolineato il grande impegno delle forze dell’ordine in generale, ma non può essere sottaciuto che lo sforzo è ancora più grande a causa delle evidenti carenze di organico e strutturali.
Il mancato ingresso di nuovi giovani poliziotti, da un lato comporta una
carenza di organico, dall’altro porta gli attuali effettivi a lavorare demotivati,
anche perché sprovvisti di adeguati mezzi, che nella maggior parte dei casi
sono obsoleti.
Ma ciò non giustifica, l’assenza totale dei Carabinieri nella Caserma della sede di Marina di Ragusa che risulta essere l’unica nella zona.
A seguito di varie denunce dei cittadini, residenti in questo periodo nella zona balneare di marina di Ragusa, il Segretario dei Gd di Ragusa Valentina Spata, sollecita i Carabinieri ad essere presenti nel territorio e soprattutto in caserma (soprattutto di sabato, quando nella località turistica c’è una maggiore affluenza di persone) anche nelle ore notturne, in quanto più persone si sono recati nel posto e sono stati costretti a chiamare la Polizia di Ragusa a causa della loro assenza. Quello della sicurezza è fra i temi più sentiti dall'opinione pubblica. Credo che la mancanza dei Carabinieri in caserma durante le ore notturne (soprattutto di sabato, giorno in cui a Marina c’è abbastanza confusione) provochi un senso di sconcerto ed insicurezza nei cittadini. La popolazione CHIEDE una maggiore responsabilità delle autorità locali e una maggiore presenza delle forze dell’ordine.
Credo che con equilibrio occorra cercare risposta al bisogno di sicurezza dei cittadini, accogliendo queste richieste e cercando di migliorare la vivibilità e la tranquillità sociale nella nostra città.
Valentina Spata
CARE AMICHE E CARI AMICI,IL 13 LUGLIO TROVERETE IN TUTTI I LOCALI, BAR, PIZZERIE, TABACCHERIE DI RAGUSA IL NUOVO GIORNALINO DI INFORMAZIONE SOCIALE, POLITICA E CULTURALE DEI GIOVANI DEMOCRATICI DI RAGUSA.La mission è quella di informare i cittadini ragusani su quello che accade in torno a loro, aRagusa, in Europa, nel Mondo. Democraticamente, cosi il nome del giornalino, è un progetto importante, di ampio respiro che qualifica l’attività dei giovani democratici di Ragusa impegnati da tempo nella strutturazione di luoghi di incontro e discussione per animare il territorio.
Un giornalino “diverso” che esce fuori dagli schemi classici della stampa, dall’informazione scolastica e studentesca. Un giornalino “dei” e “per” i giovani, delle problematiche della città e delle istanze dei cittadini. Un giornalino che scriveremo insieme e per i cittadini.Nel primo numero troverete articoli relativi ai seguenti temi:
- i TAGLI SULLA SCUOLA A RAGUSA;
- QUESTIONE DEI RIFIUTI A RAGUSA;
- QUESTIONE NUCLEARE;
- LA BIBLIOTECA FANTASMA DI RAGUSA;
- TUTTO SUI DIPENDENTI DELL'OPERA PIA IBLEA;
- UNIVERSITA' IN PROVINCIA DI RAGUSA;
- AGIBILITA' DELLA CITTA' DI RAGUSA;
- NO ALLE RONDE A RAGUSA;
INOLTRE CI SARANNO 3 AREE IMPORTANTI:
- L'EDITORIALE;
- LA CITTA' CHE VORREI (un area destinata alle richieste e alle esigenye dei cittadini)
-EVENTI: tutti gli eventi della città di Ragusa e tutte le proiezioni dei film del cineplex e del cinema "Giardino d'estate" di Casuzze".
Per maggiori informazioni o per eventuali richieste potete contattare la redazione del giornalino all’indirizzo email: giovanipdragusa00@yahoo.it oppure valentinaspatazahoo.itPer info chiamare il 3395271561
Redazione:- Valentina Spata- Irene Sittinieri- Mario D'Asta- Placido De Salvo- Andrea Caruso- Giuseppe Albora- Sofia Frasca- Lorenzo Corallo
Grafica e Art director Alessandro Ribaldo
LUNEDI' 8 LUGLIO I GIOVANI DEMOCRATICI APRONO LO SPORTELLO DONNA

giovedì 2 luglio 2009
CARTA DI CITTADINANZA DELL'ORGANIZZAZIONE GIOVANILE
2. Il Partito Democratico riconosce l’importanza, la ricchezza e l’originalità del contributo dei giovani , promuove attivamente la formazione politica delle nuove generazioni, favorisce la partecipazione giovanile e una rappresentanza equilibrata di tutte le generazioni nella vita istituzionale del Paese.3. Il Partito Democratico riconosce al proprio interno un’organizzazione giovanile, dotata di un proprio Statuto e di propri organismi dirigenti. Essa è il soggetto politico nel quale si organizzano i giovani del Partito Democratico. Ad essa è riconosciuta autonomia organizzativa, di proposta e di iniziativa politica ed è presente ad ogni livello di organizzazione del partito.4. I giovani democratici sviluppano la loro iniziativa politica attraverso la propria organizzazione e in collaborazione con l’organizzazione del Partito. Ogni livello territoriale del Partito si impegna a favorire ed agevolare l’organizzazione giovanile nello sviluppo di tutte le sue attività, garantendo le risorse necessarie, gli spazi fisici e gli strumenti adeguati a portare avanti la sua attività politica.Annualmente la tesoreria stabilisce il capitolo di spesa per le suddette attività dei Giovani Democratici. L’organizzazione giovanile può inoltre, portare avanti promuovere forme di autofinanziamento e dotarsi di un proprio autonomo bilancio. Possono aderire alla organizzazione giovanile tutti i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 29 anni di età.5. L’organizzazione giovanile rappresenta un valore aggiunto per tutto il Partito Democratico in termini di rinnovamento politico, organizzativo e generazionale; contribuisce al radicamento sul territorio del Partito Democratico attraverso l’iniziativa politica, la valorizzazione delle strutture del Partito e la loro e l’apertura ai bisogni delle giovani generazioni; promuove in collaborazione con il Partito percorsi di formazione rivolti ai singoli iscritti, ai gruppi dirigenti ed agli amministratori; sperimenta nuove forme per l’organizzazione e la comunicazione politica; promuove e sostiene il coordinamento dei giovani eletti del Partito Democratico; sostiene il radicamento dei circoli (tematici ) del Partito nei luoghi di studio e di lavoro.6. I giovani democratici scelgono di radicarsi nei territori, là dove i giovani vivono, studiano, lavorano. A tal fine promuovono campagne di iscrizione all’organizzazione giovanile. Ogni iscritta/iscritto acquisisce, nei confronti dell’organizzazione giovanile, i diritti e i doveri previsti nello statuto dei Giovani Democratici. L’iscrizione ai Giovani Democratici è al tempo stesso iscrizione al Partito Democratico, salvo diversa esplicita richiesta.
7. Gli organismi dirigenti territoriali dell’organizzazione giovanile hanno accesso all’ufficio adesioni corrispondete del Partito, per agevolare il coordinamento degli iscritti. All’atto della propria iscrizione, l’organizzazione giovanile comunica, a ogni iscritto ai Giovani Democratici in quale circolo territoriale del Partito eserciterà i propri diritti di iscritto. Tutti i mesi il responsabile tesseramento dei giovani democratici comunica all’ufficio corrispondente i dati degli iscritti all’organizzazione giovanile, che aderiscono al partito democratico, al fine di agevolare un corretto e continuo aggiornamento degli iscritti al partito stesso.
8. L’ufficio adesioni del Pd fornirà mensilmente al responsabile tesseramento dei Giovani Democratici l’elenco degli iscritti under 30 che non hanno ancora aderito all’organizzazione giovanile. I Giovani Democratici possono così contattare e inserire nell’elenco degli iscritti dei Gd tutti coloro che danno il consenso.
9. L’organizzazione giovanile può sperimentare a tutti i livelli forme di adesione con progetti unitari, patti federativi e protocolli d’intesa con gruppi, movimenti e associazioni tramite un proprio regolamento. I Giovani Democratici possono stabilire rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed altri istituti, nazionali ed internazionali, a carattere politico-culturale e senza fini di lucro, garantendone e rispettandone l’autonomia. A tal fine l’organizzazione giovanile può agevolare ed aiutare la collaborazione di tali fondazioni con il Partito (per agevolare l’analisi degli scenari politici). L’organizzazione giovanile riconosce l’importanza della formazione politica per un migliore sviluppo delle future classi dirigenti del partito. A tale fine realizza momenti autonomi di formazione e stabilisce rapporti di collaborazione con l’area formazione politica del Partito. In ogni caso, nei momenti di formazione politica organizzati dal partito per le giovani generazioni, il responsabile dell’organizzazione giovanile per la formazione politica è invitato di diritto alla realizzazione di tali eventi. 10. I Giovani Democratici sono l’unica organizzazione giovanile del Partito Democratico e sono l’unico luogo di elaborazione e di discussione su tema delle politiche giovanili del Partito Democratico. Essa ha il diritto ed il dovere di concorrere ai processi decisionali e di elaborazione politica del Partito. A tal fine, è presente con propri rappresentanti in tutte le assemblee e nei luoghi di direzione del Partito ad ogni livello. Il Segretario dell’organizzazione giovanile è inoltre membro di diritto dell’esecutivo, della direzione e dell’assemblea del Partito al livello corrispondente.
martedì 30 giugno 2009
MORTE DI UN SOGNO UNIVERSITARIO di Gianluca Boncoraglio
UNIVERSITARIO, parla un ragazzo ragusano di Gianluca Boncoraglio
Martedì 23 Giugno 2009 - 10:25
Ragusa, perla del mediterraneo, tra cielo e mare, paradiso a metà tra un eden collinare, di prati verdi e altipiani forvianti di prodotti, rinomati in tutto il mondo.Ragusa, premiata con la bandiera blu per il suo mare, le sue spiagge dorate, e la sua voglia di diventare località turistica con ancor più lustro.Ragusa, simbolo di tranquillità, di serenità, di evoluzione urbanistica con le sue rotatorie.Ragusa, che di tutto ciò si sente fiera, ma che è vittima di un sopruso violento, di un sacrificio, che sa più di assassinio.Già, un assassinio, verso la cultura, verso i giovani che credono in un futuro, verso una città che vuole sentirsi grande, vuole continuare a portare ricchezze, conoscenze, e vitalità.Perché Ragusa, non deve avere il suo Polo universitario?Forse è vero, c’e’ stata un po’ di disorganizzazione nella gestione dei corsi di laurea, carenza di infrastrutture, la logistica della vera città universitaria vacillava, ma si può giustificare con la tenera età della nostra università, andando avanti si può solo migliorare.Ci si lamenta della famosa fuga di cervelli, ma non si può evitare, se già manca la base per creare menti che aiutino la ricerca.Ad essere obbiettivi, a Ragusa non manca nulla, per essere una vera città universitaria.Ha la parte antica, che di notte diventa affascinante con tutti i locali che fa da cornice ai ragazzi, ha la sua parte nuova, dove tutto è a portata di mano, ha il mare a due passi, tra qualche tempo avrà anche un aeroporto, che permetterà collegamenti più fluidi e rapidi, evitando finalmente la terribile strada di Catania.In questi giorni si moltiplicano le manifestazioni, proteste, assemblee, dibattiti, a dimostrazione che i primi che tengono all’università sono propri i ragazzi e le giovani leve politiche, ovvero chi crede in un futuro migliore, per evitare uno scempio alla cultura, alla formazione, per motivi che solo un magnifico rettore, comprende, andando contro principi che solo chi vive l’Università, ovvero gli studenti, sanno amare e difendere, da ogni sopruso ingiustificato.
LA LEGGE DEL BAVAGLIO
L'agenda delle priorità di Silvio Berlusconi continua ad essere ad personam. Quindi, che la ricreazione continui, con buona pace di Emma Marcegaglia. Sostegno alle imprese e a chi perde il lavoro? Possono attendere. Per la bisogna sono sufficienti, al premier, un paio di bubbole nel tempio di cartapesta di Porta a porta (4 giugno): "Oggi non c'è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C'è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto".Il Cavaliere diventa meno fantasioso quando si muove nel suo interesse. Teme le intercettazioni (non si sa mai, con quel che combina al telefono) e paventa le cronache come il diavolo l'acqua santa. Si muove con molta concretezza, in questi casi. Prima notizia post-elettorale, dunque: il governo impone la fiducia alla Camera e oggi sarà legge il disegno che diminuisce l'efficacia delle investigazioni, cancella il dovere della cronaca, distrugge il diritto del cittadino di essere informato. Con buona pace (anche qui) della sicurezza dei cittadini di un Paese che forma il 10 per cento del prodotto interno lordo nelle pieghe del crimine, le investigazioni ne usciranno assottigliate, impoverite.L'ascolto telefonico, ambientale, telematico da mezzo di ricerca della prova si trasforma in strumento di completamento e rafforzamento di una prova già acquisita. Un optional, per capirci. Un rosario di adempimenti, motivazioni, decisioni collegiali e nuovi carichi di lavoro diventeranno sabbia in un motore già arrugginito avvicinando la machina iustitiae al limite di saturazione che decreta l'impossibilità di celebrare il processo, un processo (appare sempre di più questo il cinico obiettivo "riformatore" del governo). Ancora. Soffocare in sessanta giorni il limite temporale degli ascolti (un'ulteriore stretta: si era parlato di tre mesi) "vanifica gli sforzi investigativi delle forze dell'ordine e degli uffici di procura", come inutilmente ha avvertito il Consiglio superiore della magistratura.Sistemata in questo modo l'attività d'indagine, il lavoro non poteva dirsi finito se anche l'informazione, il diritto/dovere di cronaca, non avesse pagato il suo prezzo. Con un tratto di penna la nuova legge estende il regime che oggi regola gli atti giudiziari coperti dal segreto anche agli atti non più coperti dal segreto "fino alla conclusioni delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare". Prima di questo limite "sarà vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione e degli atti delle conversazioni telefoniche anche se non più coperti dal segreto".Si potrà dire che si indaga su una clinica privata abitata da medici ossessionati dal denaro che operano i pazienti anche se non è necessario. Non si potrà dire qual è quell'inferno dei vivi e quanti e quali pasticci hanno organizzato accordandosi al telefono. Lo si potrà fare soltanto a udienza preliminare conclusa (forse). Con i tempi attuali della giustizia italiana dopo quattro o sei anni. In alcuni patologici casi, dopo dieci.Addio al giornalismo come servizio al lettore e all'opinione pubblica. Addio alle cronache che consentono di osservare da vicino come funzionano i poteri, lo Stato, i controlli, le autorità, la società. È vero, in alcuni casi l'ostinazione a raccontare le opacità del potere ha convinto il giornalismo ad andare oltre i confini del codice penale violando il segreto. È il suo mestiere, in fondo, perché la libertà di stampa è nata nell'interesse dei governati e non dei governanti e quindi non c'è nessuna ragione decorosa per non pubblicare documenti che raccontano alla pubblica opinione - ricordate un governatore della Banca d'Italia? - come un'autorità di vigilanza protegge (o non protegge) il risparmio e il mercato.Naturalmente violare la legge, anche se in nome di un dovere professionale, significa accettarne le conseguenze. È proprio sulle conseguenze di violazioni (finora comunemente accettate) che la legge del governo lascia cadere un maglio sulla libertà di stampa. I cronisti che violeranno la consegna del silenzio saranno sospesi per tre mesi dall'Ordine dei giornalisti (sarà questa la vera punizione) e subiranno una condanna penale da sei mesi a tre anni di carcere (che potrà trasformarsi in sanzione pecuniaria, però). Ma non è questo che conta davvero, mi pare. Che volete che sia una multa, se si è fatto un lavoro decente?La trovata del governo che cambia radicalmente le regole del gioco è un'altra. È la punizione economica inflitta all'editore che, per ogni "omesso controllo", potrà subire una sanzione pecuniaria (incarognita nell'ultimo testo) da 64.500 a 465mila euro. Come dire che a chi non tiene la bocca cucita su quel che sa - e che i lettori dovrebbero sapere - costerà milioni di euro all'anno la violazione della "consegna del silenzio", cifre ragguardevoli e, in molti casi, insostenibili per un settore che non è in buona salute.L'innovazione legislativa - l'abbiamo già scritto - sposta in modo subdolo e decisivo la linea del conflitto. Era esterna e impegnava alla luce del sole la redazione, l'autorità giudiziaria, i lettori. Diventa interna e vede a confronto, in una stanza chiusa, le redazioni e le proprietà editoriali. La trovata trasferisce il conflitto nel giornale. L'editore ha ora un suo interesse autonomo a far sì che il giornale non pubblichi più quelle cronache. Si portano così le proprietà a intervenire direttamente nei contenuti del lavoro redazionale. Le si sollecita, volente o nolente, a occuparsi della materia informativa vera e propria, sindacando gli atti dei giornalisti. Il governo, nel progetto inviato al Parlamento, pretende addirittura che l'editore debba adottare "misure idonee a favorire lo svolgimento dell'attività giornalistica nel rispetto della legge e a scoprire ed a eliminare tempestivamente situazioni di rischio". È evidente che solo attraverso un controllo continuativo e molto interno dell'attività giornalistica è possibile "scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio". Di fatto, l'editore viene invitato a entrare nel lavoro giornalistico e a esprimere un sindacato a propria tutela.Ecco dunque i frutti intossicati della legge che oggi sarà approvata, senza alcuna discussione, a Montecitorio: la magistratura avrà meno strumenti per proteggere il Paese dal crimine e gli individui dall'insicurezza quotidiana; si castigano i giornalisti che non tengono il becco chiuso anche se sanno come vanno le cose; si punisce l'editore spingendolo a mettere le mani nella fattura del giornale. E quel che conta di più, voi - cari lettori - non conoscerete più (se non a babbo morto) le storie che spiegano il Paese, i comportamenti degli uomini che lo governano, i dispositivi che decidono delle vostre stesse vite. Sono le nuove regole di una "ricreazione" che non finisce mai.

Giornale dei Giovani Democratici della Sicilia
Cari amici democratici,i Giovani Democratici di Ragusa hanno da poco deciso di avviare l'iter di creazione di un Giornale informativo politico, culturale e sociale (quindicennale) che verrà distribuito in tutta la città di Ragusa. E' una iniziativa che riteniamo importante e che può contribuire a sottolineare la presenza dell'organizzazione giovanile dei GD ragusani all'opinione pubblica esprimendo le idee e le proposte dei giovani democratici in relazioni alle vicende politiche e non.Per tale motivo si ritiene necessario il vostro aiuto nel portare avanti questa operazione con i contributi e le idee che verranno tutte prese in considerazione nella stesura del giornale. Chi volesse subito esprimere la propria opinione e dare un propria idea in merito può mandare un messaggio di posta su facebook o mandare una mail all'indirizzo di posta giovanipdragusa00@yahoo.it. Oppure lasciate un commento nel nostro blog giovanipdragusa.blogspot.com
Cordiali Saluti
Il Segretario dei Giovani Democratici
Valentina Spata
domenica 31 maggio 2009
I GIOVANI DEMOCRATICI ORGANIZZANO IL 2 GIUGNO IL CONCERTO DEI BACIAMOLEMANI IN PIAZZA DUCA DEGLI ABRUZZI A MARINA DI RAGUSA.
VERITA' SUI FONDI FAS DESTINATI ALLA SICILIA: I GD DI RAGUSA CHIEDONO UNA MOBILITAZIONE DA PARTE DELLA CLASSE DIRIGENTE SICILIA

Il Segretario dei Giovani Democratici di Ragusa
Valentina Spata
LE RONDE A RAGUSA: NO GRAZIE

MINI DISCARICA IN VIA MATTARELLA A RAGUSA: L'INEFFICIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Il Segretario dei Giovani Democratici di Ragusa
Valentina Spata
mercoledì 20 maggio 2009
APPUNTAMENTI PARTITO DEMOCRATICO
ho il piacere di invitarvi, nell'ambito delle attività programmate come percorso formativo della nostra scuola di formazione politica, alle prossime iniziative che si svolgeranno:
- il 23 MAGGIO 2009 ALLE ORE 16.30 PRESSO IL SALONCINO DELL'HOTEL MONTREAL CORSO ITALIA, 70. ARGOMENTO: LA CRISI CHI LA PAGA? LAVORO E AMMORTIZZATORI SOCIALI. SARANNO PRESENTI ON. MARIANNA MADIA (Comm. Lavoro, Camera Deputati, Ricercatrice AREL e Università di Lucca); DOTT. GIAN PIERO SALADINO (Esperto di Tematiche economiche); DOTT. GIOVANNI LUCIFORA (Direttore Cassa edile di Mutualità Ragusa);
- il 30 MAGGIO 2009 ALLE ORE 16.30 PRESSO LA SEDE DEL PARTITO DEMOCRATICO DI RAGUSA IN VIALE DEL FANTE, 10. ARGOMENTO: IL NOSTRO FUTURO: LA SCUOLA SECONDO GELMINI. SARANNO PRESENTI IL PROF. GAETANO LO MONACO (Dirigente Scolastico).
ALTRI APPUNTAMENTI:
- IL 22 MAGGIO ORE 18.30 PRESSO MEDITERRANEO PALACE PRESENTAZIONE DEI CANDIDATI DEL PARTITO DEMOCRATICO: RITA BORSELLINO, ROSARIO CROCETTA, ITALO TRIPI, GIOVANNI BARBAGALLO E FLAVIA MARIA TIMBRO.
- IL 25 MAGGIO 2009 ORE 18.30 A MODICA SORDA EX ASILO ANTONIANO (Chiesa Sacro Cuore) Piazza Libertà. TEMA: LA PICCOLA E MEDIA E IMPRESA INCONTRA IL PARTITO DEMOCRATICO... ANTONELLO BUSCEMA (Sindaco di Modica)ON. ROBERTO AMMATUNA E ON. PIPPO DIGIACOMO; SENATORE GIANCARLO SANGALLI (Resp. attività Produttive).
- IL 27 MAGGIO 2009 ORE 18.30 PRESSO IL MEDITERRANEO PALACE SARA' PRESENTE ON. PIERLUIGI BERSANI.
Ringraziandovi per l'attenzione vi saluto Cordialmente
Il Segretario dei Giovani Democratici Ragusa
Valentina Spata
PRESENTAZIONE ASSOCIAZIONE ECODEM A RAGUSA

lunedì 4 maggio 2009

