martedì 2 dicembre 2008


Cari amici e care amiche,

l'Area tematica "La città che vorrei" è un'area importante in quanto attraverso idee e proposte cerchiamo di capire e valutare le esigenze dei cittadini per poi proporre delle iniziative volte a risolvere i problemi che si presentano.


CONTRBUITE ANCHE VOI ATTRAVERSO IDEE E PROPOSTE PER RENDERE MIGLIORE IL NOSTRO TERRITORIO E LA NOSTRA CITTA'.



IO VI PROPONGO QUESTO QUESTIONARIO DA SOTTOPORRE AI CITTADINI DURANTE LA FESTA DEL TESSERAMENTO.LA CITTA’ CHE VORREICIRCOSRCIZIONE DI



RESIDENZA_________________ TITOLO DI STUDIO___________________ETA’__________SESSO______________1. Quanto è soddisfatto della qualità della vita nella città di Ragusa: MOLTO ABBASTANZA POCO  PER NIENTE NON SA2. Secondo lei, negli ultimi 5 anni in termini di sviluppo e vivibilità, la città di Ragusa è migliorataMOLTO  ABBASTANZA  POCO  PER NIENTE  NON SA3. Quali sono, a suo avviso, tra i seguenti, gli ambiti su cui il Comune di Ragusa dovrebbe investire prioritariamente:• SERVIZI SOCIALI (anziani, disabili, ecc…)• STRUTTURE PER GIOVANI E BAMBINI• TRASPORTO PUBBLICO LOCALE• VERDE PUBBLICO E ARREDO URBANO• VIABILITA’, PARCHEGGI E SOLUZIONI PER IL TRAFFICO• PULIZIA DELLA CITTA’ E RACCOLTA DEI RIFIUTI• PROMOZIONE E SVILUPPO TURISTICO• INIZIATIVE E ATTIVITA’ CULTURALI• SICUREZZA URBANA• NON SA4. Facendo una valutazione generale che voto (da 1 a 10) darebbe al funzionamento dei servizi comunali nel loro complesso1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10- 5. Quanto è soddisfatto del servizio di raccolta dei rifiuti a Ragusa:MOLTO ABBASTANZA  POCO  PER NIENTE  NON SA6. Come deve essere la città che vorrebbe(scriva le 3 priorità per lei necessarie):RIEMPI DI IDEE UN PEZZO DI CITTA’…… CONTRIBUISCI A RENDERE MIGLIORE IL NOSTRO TERRITORIOValentina Spata

PISTA DI PATTINAGGIO IN VIA N.COLAJANNI IN STATO DI DEGRADO


La pista di pattinaggio sita in via Napoleone Colajanni a Ragusa, è da anni una struttura fatiscente e non ha nessuna funzialità.La pavimtazione è irregolare, quindi non facilita il pattinaggio, nelle fessure del cemento cresce l'erba e poi ci sono dei dislivelli pericolosi.A ragusa sono tanti i ragazzi che dsidererebbero andare a pattinare ma non abbiamo una struttura adeguata.Noi giovani del Pd di Ragusa, nella scorsa primavera avevamo scritto un comunicato stampa sottineando il problema e proponendo all'Amministrazione Comunale la ricostruzione totale della struttura in questione.Creare una nuova pista di pattinaggio, con spogliatoi e con le adeguate misure di sicurezza, inoltre abbiamo proposto di creare una struttura chiusa in modo da favorire questo tipo di sport anche d'inverno.


Valentina Spata

Andrea Caruso

INNOVARE LA SANITA' IN SICILIA

“Il Pd etneo esprime solidarietà e sostegno alle comunità colpite da tagli arbitrari di servizi sanitari essenziali non giustificati da un’equa e rigorosa programmazione sanitaria”. E’ quanto rende noto la direzione provinciale catanese del Partito democratico che ha approvato il documento della direzione regionale del partito sul tema dell’emergenza sanità in Sicilia. “Impegniamo i nostri rappresentanti istituzionali – si legge nel documento - ad opporsi con forza a provvedimenti di riduzione dei posti letto e rimodulazione della rete ospedaliera che compromettono il diritto alla salute dei siciliani senza garantire efficienza e risparmi”. “Si ponga inoltre – evidenziano- come pregiudiziale irrinunciabile, la preventiva discussione in aula di tempi e modalità di attuazione degli obiettivi fissati nel Piano di Rientro per incalzare e sfidare la maggioranza a sostenere le riforme proposte nel ddl presentato dal Gruppo PD all’ARS che, a differenza del Piano varato dal Governo regionale, coniuga la non più rinviabile riduzione della spesa con la tutela dei livelli essenziali di assistenza”. “Dopo anni di sperperi – fa sapere il pd catanese - inefficienze, colpevoli sostegni al sistema affaristico e clientelare, ed a volte mafioso, i nodi sono venuti al pettine”. “Desta preoccupazione e allarme la condizione in cui versa la sanità in Sicilia, soprattutto dal primo insediamento dell’ex governatore Cuffaro nel 2001, segnata com’è – ammoniscono- da un gravissimo dissesto finanziario e da una gestione arbitraria, clientelare, incompetente, che rende, ad oggi, il servizio sanitario costoso, arretrato, poco efficiente”. “In questo quadro urgono- continua il documento del pd- scelte coerenti e responsabili, bisogna innovare e cambiare in profondità il sistema: occorre cioè una vera riforma del servizio sanitario regionale, che coniughi la riduzione degli sprechi con una maggiore qualità delle cure e la certezza del diritto alla salute. La sanità siciliana – si evidenzia- va dunque cambiata e non semplicemente ‘tagliata’”. “Il Pd, infatti, ha sempre sostenuto che il Piano di rientro può costituire un’opportunità per premiare la qualità ed affermare un nuovo equilibrio tra prevenzione, territorio e ospedalità, ma alla condizione di offrire un complesso organico di criteri oggettivi e misure coerenti per il risanamento e la razionalizzazione del sistema sanitario e di non limitarsi a un’arbitraria e irrazionale sfilza di tagli”. “Il centrodestra, al contrario –si osserva nel documento- ha sempre cercato di coprire le proprie responsabilità nel disastro sanitario, sostenendo che i tagli li aveva voluti il governo nazionale di centrosinistra. Non è stato e non è così. I fatti ora lo dimostrano”.In merito alla riduzione della rete ospedaliera, il Pd ricorda che “mentre il Piano di Rientro che è stato concordato dal Governo Regionale con il Governo Prodi, prevede un taglio di 2.400 posti letto, il Piano che adesso il Presidente Lombardo ha concordato con Berlusconi, senza alcun confronto con il Parlamento regionale, ne prevede più del doppio:5.700!”. “Non esiste un ‘totem’ del posto letto- prosegue il documento- ma è evidente che calare la mannaia sugli ospedali senza aver prima creato le strutture di medicina del territorio, significa determinare improbabili risparmi, privando i cittadini dei livelli essenziali di assistenza”. “Ecco perché – fa sapere il Pd etneo - abbiamo il dovere di denunziare limiti e contraddizioni di un piano che fa pagare ai cittadini il conto dei disastri provocati da una gestione dissennata della sanità, chiamando tutti i siciliani a una forte mobilitazione”. “La nostra posizione è che – chiarisce il pd catanese - se non si realizzano preventivamente le strutture per lungodegenza e riabilitazione e si potenziano i servizi di prevenzione e della medicina territoriale, non si possono effettuare tagli di posti letto che smantellerebbero quello che c’è lasciando i cittadini in balia del nulla”. Sul riordino della rete aziendale, infine, il Pd etneo in linea con la direzione regionale, si ritiene “convinto che occorrono regole nuove per ancorare le scelte al merito ed alla competenza, sottraendole all’uso clientelare con cui il centrodestra ha devastato la sanità in Sicilia”. “Nell’individuare le forze del centrodestra siciliano quali responsabili del disastroso deficit sanitario dell’ultimo decennio – concludono- va seguita la linea di innovazione volta a contenere gli sprechi nella la spesa pubblica migliorando al contempo l’efficienza e la qualità del servizio, anche attraverso la riduzione delle troppe aziende e l’espulsione della politica dalla sanità”.CONDIVIDO LA POSIZIONE DEL PD ETNEO E PENSO CHE ANCHE IN PROVINCIA DI RAGUSA SI DEBBA APRIRE UN DIBATTITO SU QUESTO ARGOMENTO.BISOGNA NON SOLO METTERE DELLE REGOLE BEN PRECISE MA ATTUARE UNA POLITICA DI RIENTRO CERCANDO DI OFFRIRE SERVIZI SANITARI QUALITATIVI ED EFFICIENTI CONTENENDO GLI SPRECHI NELLA SPESA PUBBLICA FATTI DAL CENTRO DESTRA.ANCHE A RAGUSA I DEVONO PRENDERE POSIZIONI E ORGANIZZARE INIZIATIVE

La Responsabile Giovani PD Ragusa
Valentina Spata

HILLARY NOMINATA SEGRETARIO DI STATO. OBAMA AFFERMA: La migliore scelta possibile


Barack Obama non tradisce le aspettative. Dopo la squadra economica, il presidente eletto ha presentato anche i team destinati alla politica estera e alla sicurezza nazionale, sostanzialmente confermando i nomi che sono circolati nei giorni scorsi.Anche se annunciata da tempo, infatti, la nomina più attesa dai media e dall’opinione pubblica internazionale è quella di Hillary Clinton alla carica di Segretario di Stato. Una scelta importante: in primo luogo per la fiducia che gli elettori democratici e l’establishment dell’asinello (simbolo del partito) riservano alla senatrice di New York nel riplasmare le relazioni internazionali dell’era post-Bush, e in secondo luogo per il futuro del Partito Democratico che con la nomina della Clinton vede riunire le varie anime. "Io e la sentarice Clinton condividiamo la stessa visione sulla politica estera e diplomatica americana". Ha dichiarato Barack Obama scansando così ogni equivoco sulla conflittualità con la sua ex rivale durante le primarie del partito democratico. "Al di fuori delle dichiarazioni fatte nelle primarie io e Clinton condividiamo la stessa visione, abbiamo lavorato insieme in Senato e condividiamo i valori del popolo americano”. "Sarà un segretario di Stato straordinario, - ha ribadito il presidente eletto - la migliore scelta possibile".Confermata anche Janet Napolitano alla Sicurezza Interna (immigrazione e antiterrorismo). Come per la nomina di Hillary, anche nel caso di Napolitano l’annuncio era atteso. Si tratta di una grande esperta in questioni legate all’immigrazione clandestina, anche grazie al ruolo ricoperto fino ad ora quale governatore di uno stato di frontiera come l’Arizona. Nel segno della continuità è invece la conferma di Robert Gates alla Segreteria della Difesa: Obama ha sempre dichiarato di apprezzare la politica moderata di Gates alla guida del Pentagono, tanto più che il Segretario è un convinto assertore della necessità di lasciarsi alle spalle quanto prima il conflitto iracheno per concentrarsi sulla crisi afgana; esattamente quanto delineato da Obama durante la campagna elettorale. La Sicurezza Nazionale va all’ex comandante della Nato in Europa, generale James Jones, altro ex dell’amministrazione Clinton. Uomo molto apprezzato per le sua sensibilità politica esibita quando, durante l’amministrazione democratica, ricopriva il ruolo di assistente militare dell'allora Segretario alla Difesa, William Cohen.Nuovo "Attorney general", ovvero Ministro della Giustizia sarà invece Eric Holder, il primo afroamericano a ricoprire l'incarico e con alle spalle una lunga esperienza di procuratore federale: era già stato Vicesegretario di Janet Reno nell'Amministrazione Clinton.Infine, l'ultima nomina diplomatica: a sostituire Zalmay Khalilzad in qualità di ambasciatore presso le Nazioni Unite sarà Susan Rice, fra i principali consiglieri di politica estera di Obama nel corso della campagna elettorale. Una nomina dichiaratamente all'insegna di una politica assai più multilaterale che nell'era Bush. Una politica che si ritrova facilmente anche nelle parole che Hillary Clinton, fresca di nomina, ha utilizzato con riferimento alle molteplici crisi e sfide che gli Stati Uniti dovranno affrontare sullo scacchiere internazionale: "l'America non può risolvere queste crisi senza il mondo e il mondo non le può risolvere senza l'America".

SICILIA: ATTENTATO INCENDIARIO CONTRO ASSESSORE PD


Veltroni: "un`odiosa intimidazione mafiosa”
E’ un’intimidazione che per ora non ha ancora una reale motivazione, quella subita dall'ex presidente della Provincia regionale di Palermo, Pietro Puccio (Pd), che attualmente ricopre la carica di assessore ai lavori pubblici del comune di Capaci (Palermo). Ignoti hanno dato fuoco all'interno della casa estiva dell'esponente politico che si trova in località Case Troia, lungo la strada provinciale che da Capaci conduce a Torretta. I carabinieri, che hanno trovato sul posto dell'attentato tracce di liquido infiammabile, stanno proseguendo le indagini che dovrebbero portare all’individuazione dei responsabili.Intanto dal Partito Democratico arrivano messaggi di solidarietà all’assessore del PD. Walter Veltroni, nell’esprimere la vicinanza di tutto il partito a Pietro Puccio, ha definito il rogo della casa dell’assessore democratico “un`odiosa intimidazione di tipica matrice mafiosa”. "Ci auguriamo – ha aggiunto il segretario PD - che la magistratura possa presto fare luce sul vile episodio avvenuto a Capaci, l`ultimo di una serie di minacce concrete contro amministratori del Pd. Siamo certi che Puccio continuerà nella sua meritoria opera di moralizzazione, così come tutto il Pd continuerà a battersi per la legalità e per distruggere definitivamente - conclude Veltroni - la criminalità organizzata".Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, si dice "certa che Puccio non si lascerà intimorire e continuerà il suo prezioso lavoro nell'ente locale. Purtroppo il cambiamento per la legalità in Sicilia deve sfidare anche minacce come queste"."Come Puccio stesso ha sottolineato, è chiaro che l'attentato di questi giorni può essere collegato all'attività moralizzatrice dell'amministrazione comunale - sottolinea Anna Finocchiaro - Proprio per questo Puccio deve continuare la sua opera con rinnovato impegno, forte del supporto di tutte le istituzioni e delle forze democratiche". Perché, come afferma Giuseppe Fioroni del coordinamento nazionale del partito, "Queste minacce reiterate nei confronti di amministratori del Partito democratico sono il segno evidente dell`impegno a favore della legalità e contro di criminalità organizzata. Impegno che non verrà mai meno e che ci sentiamo, semmai, di riconfermare con più forza".

CRISI ECONOMICA: SOLO UNA MANCIA


Adesso Berlusconi certifica lo stato di crisi in una conferenza stampa. Tremonti parla per oltre due ore snocciolando i numeri del suo pacchetto con l'obiettivo di portare il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il 100%, difendendo l'operato del governo e soprattutto la finanziaria d'estate votata con la fiducia in soli 9 minuti. Ma alla richiesta di collaborazione Veltroni risponde con un no secco. Arrivato dopo che la destra ha ignorato le proposte avanzate dal PD, le critiche di sindacati e Confindustria: "Le proposte anti crisi presentate dal governo sono purtroppo del tutto insufficienti: non c’è nulla di strutturale, nulla che riguardi i redditi e le pensioni, nulla che riguardi il precariato, molto poco per le piccole e medie imprese. Il governo si mostra ancora una volta inadeguato rispetto alla gravità della situazione. Per quanto poi riguarda il rapporto con l’opposizione, se davvero lo si vuole se ne ascoltino le proposte e si concordino i provvedimenti". La dichiarazione di Walter Veltroni arriva sabato pomeriggio: "Non è immaginabile che l’opposizione venga semplicemente invitata a ratificare decisioni già prese senza alcun coinvolgimento. Come si sa, tengo particolarmente al rispetto dei ruoli, senza confusione e zone d’ombra, e sono convinto che, come sta succedendo in altri Paesi, questo si debba accompagnare alla costante valutazione da parte di tutti della priorità degli interessi generali del Paese. In questo senso, in Parlamento il Partito democratico si muoverà come sempre nell’interesse del Paese". Se la sede del confronto sarà il parlamento, con modifiche che accolgano gli emendamenti del PD,lo scenario potrà cambiare: "Confermiamo però che la maggioranza e il Presidente del Consiglio con dichiarazioni e comportamenti tendono a inasprire i rapporti sociali e politici, un atteggiamento che appare tanto più irresponsabile vista la pesantezza di una crisi che il governo ha prima negato e che ora non riesce a fronteggiare. Rilancio infine la proposta di un tavolo con le parti sociali in cui sia presente non solo Confindustria ma anche le piccole e medie imprese e invito il governo a non continuare sulla strada irresponsabile della divisione tra sindacati, un comportamento che non potrà che generare altro conflitto”. In effetti la manovra anti-crisi risulta un pacchetto provvisorio. Il premier chiede l'interruzione del “perenne” clima elettorale che sta vivendo la politica italiana e l'avallo da parte dell'opposizione. Un po' della serie “me la canto e me la suono” visto che chiede il sostegno a giochi fatti.A parte gli auto-elogi che Berlusconi fa a se stesso e al suo governo, il succo del discorso è in mano a Tremonti che punto per punto ha elencato un piano da 80 miliardi di euro. Il ministro dell'Economia conferma il bonus per i redditi più bassi, il calmiere per i mutui e una riduzione degli acconti Irpef e Irap pari al 3%.La maggiore novità è proprio il piano bonus per le famiglie, lavoratori e pensionati che rappresenta una sorta di detassazione parziale delle tredicesime che partirà dalla fine di gennaio 2009 e sarà una manovra da 2.4 miliardi di euro. Il bonus andrà a un minimo di 200 euro ad un massimo di 1000 euro, e verrà erogato a febbraio 2009 attraverso i sostituti d'imposta e gli enti pensionistici.Viene fissato il tetto massimo del 4% per i mutui a tasso variabile già esistenti e l'ancoraggio al tasso della Bce per quelli che saranno stipulati a partire dal 2009. Lo Stato si accollerà la quota degli interessi maggiore al 4%.Verranno stanziati finanziamenti per le infrastrutture (edifici scolastici, carceri, risanamento ambientale, innovazione tecnologica) e per le ferrovie. Verrà invece bloccata la detassazione degli straordinari che, per bocca di Tremonti, in periodo di crisi può “essere lasciata da parte. Poi vedremo, con la ripresa economica”.Un occhio di riguardo alle banche che fino a tutto il 2009 potranno godere di condizioni speciali nella sottoscrizione di obbligazioni bancarie con il ministero dell'Economia. Infine viene stoppata "l'efficacia delle norme statali che obbligano o autorizzano organi dello Stato ad emanare atti aventi ad oggetto l'adeguamento di diritti, contributi o tariffe a carico di persone fisiche o persone giuridiche in relazione al tasso di inflazione ovvero ad altri meccanismi automatici”.“Non ci siamo. Qua e là sbuca qualcosa delle nostre proposte ma siamo molto al di sotto delle esigenze. Dopo tre decreti e una finanziaria sui quali abbiamo inutilmente avanzato proposte, suona davvero curioso che a giochi fatti Berlusconi ci chieda collaborazione”. Questo è il primo commento di Pierluigi Bersani, ministro ombra dell'Economia, al provvedimento del governo conle misure anti crisi. “Per le famiglie e per il lavoro ci vogliono interventi strutturali e non bonus o social card. Tra l'altro l'insieme di queste risorse non arriva alla metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia. Per le imprese gli interventi sono ben lontani da quelli che qualche ministro aveva incautamente lasciato intravedere. E infine per gli investimenti non succede nulla di concreto e dovremmo nei prossimi mesi appassionarci di nuovo alle procedure”. “L'intero provvedimento è inefficace. E la parte relativa alle famiglie è una certificazione umiliante di povertà". Così, sul decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, i senatori del Pd Emanuela Baio, Benedetto Adragna, Maria Antezza, Teresa Armato, Fiorenza Bassoli, Dorina Bianchi, Franca Biondelli, Daniele Bosone, Carlo Chiurazzi, Mauro Del Vecchio, Claudio Gustavino, Nino Papania, Flavio Pertoldi, Raffaele Ranucci, Paolo Rossi. "Il bonus per le famiglie è una carità legalizzata, anche se dopo i continui rimaneggiamenti sono stati aumentati di poco i beneficiari, questo umilia le fasce sociali più deboli. Peccato. Sarebbe stato più serio – hanno spiegato i senatori del PD - , con le stesse risorse adottare scelte durature che avrebbero dimostrato l'inizio di una vera politica per le famiglie, anche per quelle più deboli economicamente. Certo è che non si può identificare una politica assistenziale, come quella del bonus, che tra l'altro verrà erogato entro febbraio 2009, come scelta a favore della famiglia". "Oggi serve incrementare i consumi per sostenere la nostra economia e lo possono fare le famiglie con un medio livello di reddito. C'è quindi bisogno di iniziative durature. Della detassazione della tredicesima, che lascia liquidità nelle tasche dei lavoratori. E' una boccata d'ossigeno per la famiglia. Di interventi concreti per le famiglie con un reddito medio. Passando dalle detrazioni alle deduzioni, per esempio, si ottiene una maggiore equità e si lasciano più soldi alle famiglie che hanno figli. Così facendo, nel breve si aumentano i consumi e nel medio si inizia anche a sostenere la natalità". "È una politica cieca quella del Governo, vede solo quello che vuole per garantire gli interessi di pochi, non certo quelli della famiglia". "Non ci siamo – hanno concluso i senatori del PD - . E' lontano l'obbiettivo di una politica familiare realmente 'sussidiaria', costruita 'con le famiglie e a partire da esse' e non destinatarie passive di interventi assistenziali". “E’ un provvedimento insufficiente per le fasce più deboli, con misure non strutturali e perciò assolutamente inadeguate per affrontare la grave situazione economica e sociale che stiamo attraversando. E’ del tutto assente qualunque proposta per rilanciare la competitività a partire dalle questioni energetiche e climatiche, terreno dove, come hanno capito da tempo i leader dei maggiori paesi, si giocherà principalmente il rilancio dell’economia. Come al solito, al di là dei proclami, la montagna ha partorito un topolino”, lo ha affermato Ermete Realacci, Ministro dell’Ambiente del Governo Ombra del PD, commentando il piano anti-crisi varato oggi dal Consiglio dei Ministri. “Il Partito Democratico”, ha aggiunto Realacci, “da tempo si dichiara disponibile ad un confronto e a dare un contributo con una serie di proposte per affrontare la crisi partendo proprio dalle tematiche ambientali: abbiamo capacità e competenze per puntare con decisione su innovazione, ricerca, nuove tecnologie, fonti rinnovabili e rilanciare su questi temi,in modo organico e duraturo, il sistema paese. Finora, però, dal Governo non c’è stata alcuna risposta”. "Non è per forza un bene essere arrivati primi rispetto agli altri paesi europei, né aver fatto tutto in 10 minuti. La grave ed eccezionale crisi economica si doveva affrontare con misure e con risorse eccezionali da ricavare anche dalla maggiore flessibilità sui conti concessa in sede UE". Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD, pur sottolineando che tra i provvedimenti decisi dal Cdm di oggi ce ne sono alcuni suggeriti dall'opposizione “come sempre pronta a discutere”, ritiene che l'esecutivo non abbia fatto il necessario per rilanciare i consumi e per aiutare chi, a causa della crisi, potrebbe perdere il lavoro."Sono state spostate risorse da una parte all'altra - ha sottolineato - perché non si sono voluti modificare i saldi della Finanziaria di luglio che non poteva tener conto di un’Italia in recessione. Ora servono più fondi per gli ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori, soprattutto quelli precari, che potrebbero essere i primi a pagare le conseguenze della crisi. Si deve intervenire sui salariati, su chi vive di stipendio, perché chi non spende, non lo fa per mancanza di volontà, ma per mancanza di soldi".“E' vero, abbiamo un debito elevato - ha concluso Sereni - ma se gli altri paesi europei, grazie a una politica di rilancio, riusciranno a crescere, presto l'Italia avrà due dati negativi insieme: più debito, meno Pil". "Da settimane insistiamo per farci ascoltare e abbiamo avanzato tante proposte nel merito. Dal Governo sono solo venute risposte negative, inni all'ottimismo e appelli a non cambiare stili di vita, il bonus (ben lontano dalle dimensioni che qualche disattento ministro aveva anticipato) e la social card". Lo ha dichiarato Anna Finocchiaro, Presidente del Gruppo del PD al Senato."E oggi, da ultimo, dopo il danno la beffa: il Governo ci chiede collaborazione. Perché non ha ascoltato le nostre richieste prima, perché non ci ha chiamato ad un confronto preventivo sulle misure da prendere? Chiedere adesso collaborazione sa di presa in giro"."Il Governo ha sbagliato a partire dalla Finanziaria di luglio, dalle scelte su Alitalia e sull'Ici. E oggi - ha sottolineato la Finocchiaro - affrontiamo la crisi con delle misure insufficienti quando invece sarebbe stato necessario intervenire con misure strutturali da concentrare su stipendi salari e pensioni dei lavoratori dipendenti". "La verità è che questo Governo è ora in difficoltà non solo perché la crisi morde l'economia reale ma soprattutto - ha concluso la senatrice del PD - perché ha compiuto scelte miopi e contrarie agli l'interessi veri del nostro paese".

APPELLO PER UNA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO

Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull'onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a votare una legge sul testamento biologico.
Ma inanzitutto cosa è il testamento biologico?Il testamento biologico (detto anche: testamento di vita, dichiarazione anticipata di trattamento) è l'espressione della volontà da parte di una persona (testatore), fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.a inanzitutto cosa è il testamento biologico?


Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino, ma proprio per questo chiediamo di essere ascoltati.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alla terapie.

Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.

Siamo molto preoccupati che si voglia votare una legge che sottrae al cittadino la liberta` di scelta nelle cure, come e` invece saggiamente scritto nella nostra Costituzione.

Per questo assieme ad un gruppo di persone il Prof. Ignazio Marino,parlamentare pd, ha preparato un appello accessibile sul sito www.appellotestamentobiolo
gico.it nel quale richiama l'articolo 32 della Costituzione ("diritto alla salute ma non obbligo alle terapie").
Si spera di raccogliere centinaia di migliaia di adesioni per dimostrare che esiste un paese ed una societa` civile che spesso e` piu` avanti del Parlamento nelle sue riflessioni. L'appello ha come primi firmatari una ventina di personalita` note nella nostra societa` per il loro impegno.

Considerato che nel nostro partito è in atto un confronto culturale su questioni di bioetica tra la componente laica e quella dei cattolici impegnati in politica, proprio su questa tema, si evince come sia possibile trovare una posizione di sintesi culturale nel rispetto del pluralismo etico e della componente culturale e religiosa maggioritaria nel nostro paese, la religione cattolica; crediamo che sia una battaglia di civiltà e di rispetto della libertà di scelta che deve essere lasciata alla persona.
Don Padre Sorge, sabato scorso al liceo scientifico di Ragusa"Enrico Fermi", sosteneva che possono essere diversi i percorsi e gli strumenti, le storie e le tradizioni, ma gli obiettivi comuni che accomunano le varie sensibilità culturali del nuovo partito sono comuni: la sussidiarietà, la solidarietà, la persona al centro del nostro pensiero politico

Saremmo felice se tutti voi, lo sottoscrivereste e aiutassimo a diffondere la causa e la notizia in modo da raccogliere il maggior numero di adesioni possibili. Se le adesioni saranno molte sarà possibile utilizzarle per chiedere che non venga votata una legge che privi della liberta' nella scelta delle cure i cittadini italiani, insomma che non venga scritta una legge contro i principi della Costituzione.

Per postare la vostra adesione vai su:
www.appellotestamentobiologico.it


PRIMARIE 21 NOVEMBRE 2008: RACITI VIENE ELETTO SEGRETARIO NAZIONALE DEI GIOVANI PD

Giovani Democratici, Raciti è il segretarioOltre 120.000 i ragazzi che hanno votato il 21 novembre
E' Fausto Raciti il primo segretario dei Giovani Democratici. Alle primarie come ha reso noto il Dipartimento Organizzazione del Pd hanno partecipato 121.623 ragazzi tra i 14 ed i 29 anni. Il dipartimento Organizzazione del Partito Democratico ha reso noti i dati definitivi dei voti: con il 77,03% (93.686 voti) Fausto Raciti è stato eletto alla guida dell’organizzazione giovanile del Pd, seguito da Giulia Innocenzi con il 9,97% (12.126 voti), Dario Marini con il 6,70% (8.149 voti) e Salvatore Bruno con il 6,30% (7.662 voti).I risultati definitivi degli eletti all’assemblea nazionale e a quelle regionali saranno diffusi nelle prossime ore. Nella serata di domenica sono arrivati a Raciti gli auguri del segretario del PD, Walter Veltroni.
Dichiarazione di Fausto Raciti"Ieri è stata una grande giornata di democrazia che sta consegnando un grande successo al progetto politico che ho messo in campo negli ultimi mesi", a dichiararlo è Fausto Raciti."Sono stati 2 mesi intensi in cui abbiamo, con gli altri 3 candidati, condotto una campagna elettorale intensa dove abbiamo confrontato idee diverse di organizzazione giovanile" continua Raciti."Da domani inizia una nuova storia. Sarò impegnato a dare forma a una grande e autonoma organizzazione giovanile, capace di stare nella quotidianità delle mia generazione. Ed è un'esigenza ancora più forte in una giornata come questa, dove un ragazzo muore su un banco di scuola""Vorrei ringraziare i candidati Marini, Innocenzi e Bruno che, con le loro idee di politica e di organizzazione giovanile, hanno contribuito a rendere viva questa competizione elettorale. Infine un ringraziamento va ai tanti che mi hanno sostenuto e che hanno deciso, con il loro voto, di dare forza al progetto politico che ho messo in campo".
I Giovani democratici di Ragusa, ringraziano il nostro neoeletto Segretario, nella speranza di averlo con noi a Ragusa al più presto.

COMUNICATO STAMPA: ESITO PRIMAR 21 NOVEMBRE

GIOVANI PARTITO DEMOCRATICO RAGUSA
Il dato delle Primarie è netto e schiacciante. I giovani del Partito Democratico raggiungono un ottimo risultato elettorale e vincono con forza le primarie.
Gli eletti sono 5 all’assemblea Nazionale e 10 all’Assemblea Regionale di cui, in quest’ultima, i primi 3 eletti sono Davide Criscione e due donne Irene Sittinieri e a seguire Giulia Messina.
Valentina Spata, la prima degli eletti con 1070 voti all’assemblea Nazionale, afferma: “Ha vinto chi si impegna, ha vinto chi sa stare tra la gente, ha vinto chi crede che la politica sia strumento di crescita per i giovani. Ha vinto il gruppo dei giovani, fatto di risorse importanti del territorio, con ragazzi e ragazze desiderosi di "fare". Un gruppo omogeneo ed unito che ha saputo capitalizzare e fare tesoro dell'organizzazione, sfruttando tutte le forze in campo. Un gruppo che ha saputo reggersi reciprocamente e fare quadrato,dando un'immagine di come la politica sia un'esperienza collettiva e mai personalistica. Un gruppo giovane che ha saputo amalgamare esperienza e freschezza e di questo ne siamo fieri ed orgogliosi!!! Un gruppo dove la forza femminile ha dimostrato quanto noi donne valiamo e quanto siamo importanti per la crescita del partito. Adesso lo abbiamo dimostrato con i fatti classificandoci quasi tutte ai primi posti”.
Il secondo degli eletti Giovanni la Terra Bellina aggiunge: “ Insieme abbiamo reso il nostro risultato più forte e più legittimato, abbiamo dato un segnale chiaro a tutti in provincia:i giovani democratici ci sono, e sono FORTI! Abbiamo dimostrato che la sintonia e l'armonia premiano sempre. Un risultato unico e decisivo, un risultato che ha dimostrato a tutti le nostre capacità.
E' iniziata una fase nuova, ciò è quanto afferma Valentina Spata, “la costituzione ufficiale dei giovani del partito Democratico, una fase in cui si delineano i programmi, le iniziative e tutte le attività del gruppo giovanile; una fase delicata ma entusiasmante per i giovani democratici, una fase dove noi giovani della provincia di ragusa saremo presenti, sia All’assemblea Regionale con i nostri 10 eletti e sia al Nazionale con i 5 delegati.
La strada è quella giusta, continuiamo a perseguirla, insieme”.
Ragusa 22 Novembre 2008
La Responsabile Giovani PD Ragusa
Valentina Spata

COMUNICATO STAMPA: CONTRO IL DECRETO GELMINI

GIOVANI DEL PARTITO DEMOCRATCO DI RAGUSA


I GIOVANI DEL PARTITO DEMOCRATICO DI RAGUSA SCENDONO IN CAMPO CONTRO IL DECRETO GELMINI E LA LEGGE 133.
E' la prima volta in cui protestano insieme studenti e professori perché è in gioco l'esistenza della scuola stessa. Si tratta di una protesta pacifica e non violenta, in tutta Italia, che viene salutata dagli applausi delle persone per strada e dalle finestre.
Valentina Spata, responsabile dei giovani del Pd di ragusa afferma: “Questa riforma richiama ad una logica economico-politica più che ad una pedagogia utile ad un progresso per i nostri figli e per noi ragazzi… a questo governo non gliene frega nulla, se così non fosse non impoverirebbe un servizio molteplice dove la crescita e la maturazione di ogni individuo passa dalle conoscenze didattiche basilari, ad una maturazione personale, sociale, civile; dove gli insegnanti EDUCATORI vengono a contatto giornalmente ai vari momenti, stadi e stagioni, di una maturazione che ha bisogno continuamente di attenzioni. Come farà mai il maestro unico, in classi numerosissime, dove ci sono bimbi da sostegno, bimbi con problemi familiari, bimbi iperattivi, ecc…? Ognuno di loro ha bisogno di attenzione continua, e non solo per imparare a leggere e a far di conto… il maestro è al pari della figura genitoriale; quindi in una classe ridotta a minimi termini come personale e ai massimi termini come utenza pensate che questa attenzione spesso individuale e particolare, per ogni mutamento o difficoltà possa essere piena e completa?Cambiare il modo in cui si esprimono i voti non mi sembra una cosa così necessaria, non è di questo che la scuola ha bisogno. Non abbiamo banchi, sedie, lavagne etc. Le scuole avrebbero bisogno di spazzi funzionali, un computer in ogni aula, lavagne luminose, banchi e sedie differenti. I nostri alunni siedono ancora nelle sedie progettate nel periodo fascista dove la disciplina veniva imposta sedendo su rigide sedie incastrati in scomodi banchetti che non facilitano la comunicazione con i compagni. Gli insegnati, poi, hanno bisogno del supporto di persone qualificate, che lavorano nel campo della ricerca, pedagogisti, Prof. Universitari. La scuola deve diventare un grande laboratorio. Tutti abbiamo tanto da imparare dai nostri alunni, la conoscenza va costruita con loro ideando lezioni che propongano saperi che siano in risonanza con le loro naturali capacità cognitive e culturali. La conoscenza nasce dal confronto, dallo scambio di idee e di opinioni ed il governo vuole tornare all’insegnate unico??? E che fine farà la collaborazione, la condivisione di idee come crescita, il confronto tra colleghi come momento di ricerca e conoscenza??? Ma siamo matti!!!! Tra le risorse dove risparmiare non ci hanno pensato ai loro superstipendi, alle loro indennità, autisti, ristoranti, parrucchieri, tutto gratis?I nostri bambini ed i nostri ragazzi faranno le spese di questo scellerato decreto che ha il solo scopo di mettersi in vista e compiacere un governo, che le ha concesso uno spazio, e che pensa solo ai propri tornaconti, sono sicura che queste persone che hanno così tanto pensato a riformare la scuola, in realtà è da tanto che non entrano dentro una scuola, e non sanno cosa significa collaborazione, lavoro d’equipe, attenzione individualizzata ad utenti che non sono numeri (25 - 28 - 30 - …tombola) ma sono persone con una grandezza dentro, che solo gli educatori con cui stanno a contatto possono tirare fuori avendo a disposizione mezzi tempo e risorse umane, insomma tutto l’opposto del suo decreto.
Per non parlare poi dell’Università, bisogna protestare contro la legge 133 in merito a tre ambiti:
TAGLIO AI FONDI, che mortifica il numero dei corsi di laurea e delle aule;
IL BLOCCO DEL TURNOVER, cioè ogni 5 professori che vanno in pensione viene assunto solamente 1 professore di ruolo: ciò comporta disoccupazione e più problemi per le materie di insegnamento; 80% DELLE ASSUNZIONI IN MENO…..
TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN PRIVATE CIOE’ IN FONDAZIONI: in poche parole Fondazioni=università privata; università privata=migliaia di euro di tasse all’anno; migliaia di euro di tasse all’anno=la maggior parte delle famiglie non potrà mandare i figli all’università”.
Il giovane Andrea Caruso, aggiunge: “La parola giusta per descrivere lo scempio che il nostro (nostro?) governo sta facendo è semplicemente VERGOGNA.Volevo solo aggiungere che stando al decreto legge che mira a trasformare le università in fondazioni, non tutti coloro che vorranno studiare, potranno farlo. Non avranno più un futuro, semplicemente. Tutto ciò significa negare il diritto allo studio.Noi abbiamo bisogno, invece, di un’Università di eccellenza equiparata all’Unione europea e non ad una università che assomiglia più a quella di un’età arcaica.
Penso alle scuole e alle università della Sicilia, ai tanti disagi, alle misure di sicurezza inesistenti, al bisogno di tutto, dal gesso agli spazi, scuole spesso alloggiate in appartamenti privati adibiti ad aule e…. sento parlare di voti in cifre invece di giudizi, di insegnanti ridotti il cui destino non è stato chiarito … se queste sono le soluzioni ai nostri problemi, siamo messi veramente bene!!!! “
Noi Giovani del Pd di Ragusa, non restiamo fermi di fronte a tutto ciò, abbiamo partecipato alla manifestazione nazionale del Pd a Roma il 25 ottobre a cui io personalmente sono stata, afferma Irene Sittinieri, parteciperemo, inoltre, a questa protesta, con una serie di iniziative per poi partecipare alla manifestazione Nazionale di giovedì 30 Ottobre, promossa dai Sindacati Confederali.
NOI SIAMO CONVINTI CHE IN UNO STATO LIBERO E DEMOCRATICO, IL DIRITTO ALLO STUDIO DEVE ESSERE GARANTITO A TUTTI!!!!!
Responsabile dei Giovani del PD di Ragusa
Valentina Spata

I GIOVANI DEMOCRATICI DI RAGUSA PRESENTANO:

CONVEGNO – 1 DICEMBRE 2008 – “PRESERVARE IL FUTURO”

Cari amici e care amiche,

Vi ringrazio per essere presenti, oggi, a questo incontro delicato ma importante.
Da alcuni anni, il 1° dicembre si celebra la Giornata Mondiale dell'AIDS.
Per tale occasione, quest'anno, desidero indirizzare un Messaggio di vicinanza e incoraggiamento da parte dei Giovani del Pd di Ragusa a coloro che lottano contro questa devastante pandemia, a coloro che assistono e curano i malati di HIV/AIDS e a quest'ultimi che vivono in prima persona il mistero della sofferenza umana.
Quest'anno l'Organizzazione delle Nazioni Unite per il programma sull'AIDS (UNAIDS) ha dedicato questa giornata alle donne, alle ragazze e l'HIV/AIDS, a motivo della loro maggiore vulnerabilità, rispetto agli uomini, nel contrarre il virus dell'HIV/AIDS; uno studio ha rilevato che esse si contagiano 2,5 volte di più degli uomini.
Condivido la preoccupazione della comunità internazionale per il quadro drammatico delle conseguenze dell'epidemia sulla salute, le condizioni di vita, le prospettive, lo statuto e la dignità delle donne e delle ragazze in molte regioni del mondo. In effetti l'impatto dell'HIV/AIDS sulle donne aggrava l'ineguaglianza ed impedisce il progresso verso l'universalità dei diritti. Inoltre più l'infezione progredisce fra le donne, che sono il pilastro delle famiglie e delle comunità, più aumenta il rischio di crollo sociale. Va, quindi, a mio parere, difesa con particolare vigore la donna e la sua grandissima dignità e lotta per combattere le discriminazioni che, ancora oggi, permangono in gran parte della nostra società chiedendo maggiori sforzi per eliminare le disparità contro le donne nei settori quali l'educazione, la tutela della salute e il lavoro.
L'HIV/AIDS è una delle più devastanti epidemie dei nostri tempi; è un dramma umano che, per la sua gravità e vastità, è una delle sfide maggiori di sanità a livello mondiale. I dati riportati nel Rapporto delle Nazioni Unite "The impact of Aids" parlano chiari: dalla comparsa di questa epidemia (verso gli anni '80), più di 22 milioni di persone sono morte nel mondo a causa dell'AIDS e attualmente 42 milioni di persone vivono con l'HIV/AIDS. Nel 2003, 2,9 milioni di persone sono morte a causa dell'AIDS e 4,8 milioni sono rimaste infettate dall'HIV. L'AIDS è la causa principale di morte nelle persone in età compresa tra i 15 e i 49 anni. In molti paesi, specialmente in Africa e nei paesi più colpiti come Botswana, Swaziland e Zimbabwe, l'epidemia dell'AIDS si è propagata velocemente portando malattia, morte, povertà e dolore. Recentemente questa pandemia sta colpendo fortemente i paesi con un alto numero di abitanti come la Cina e l'India. Si prevede che al 2025 l'AIDS causerà la morte di 31 milioni di persone in India e di 18 milioni in Cina.
Drammatica è la situazione per i bambini infatti, secondo i dati del Rapporto dell'UNICEF, UNAIDS e USAID "Children on the brink", tra il 2001 e il 2008, il numero complessivo di bambini rimasti orfani a causa dell'AIDS è cresciuto da 11, 5 milioni a 16 milioni, in gran parte in Africa. Si stima che entro il 2010, nell'Africa sub-Sahariana ci saranno 18,4 milioni di orfani a causa dell'HIV/AIDS. Soltanto nel 2008 sono diventati orfani a causa di questa epidemia 5,2 milioni di bambini. Inoltre, il loro crescente numero sta cambiando il sistema tradizionale, soprattutto in Africa, di accoglienza degli orfani nelle famiglie poiché queste, già povere, hanno difficoltà a farsi carico di questi bambini.
Sottolineo che per ciò che riguarda la immunodeficienza dei valori morali e spirituali, e ciò che si riferisce all'accompagnamento del malato di AIDS, al quale si devono prestare tutta l'attenzione ed i servizi, poiché sono i più bisognosi. In particolare sottolineo che il dramma dell'AIDS si presenta come una "patologia grave" e che per combatterla in modo responsabile, occorre accrescere la prevenzione mediante l'educazione al rispetto del valore sacro della vita e la formazione alla pratica corretta della sessualità.
Per dissipare i pregiudizi di coloro che temono di approssimarsi ai malati di AIDS, per evitare il contagio, vogliamo ricordare che l'AIDS si trasmette soltanto per la triplice via del sangue, della trasmissione materno-infantile e per contatto sessuale. Tutte queste vie di trasmissione devono essere combattute efficacemente affinché vengano eliminate.
Progetti e programmi di formazione
Attualmente sono tanti i centri per la cura dell'HIV/AIDS nel mondo. Tanti sono i progetti e i programmi di formazione, prevenzione sull'AIDS e di assistenza, cura e accompagnamento del malato di HIV/AIDS, che le Chiese locali, gli istituti religiosi e le associazioni portano avanti con amore, senso di responsabilità e spirito di carità. Accanto a questo inestimabile e lodevole impegno, chiediamo che si uniscano anche le Istituzioni, i cittadini, i medici per far fronte efficacemente all'emergenza dell'AIDS.
Per una maggiore efficacia nella lotta contro l'HIV/AIDS desidero riproporre alcune linee di azione indicate dal gruppo dei Giovani del Pd:
-appoggiare i piani globali mondiali per combattere l'HIV/AIDS; - incrementare l'educazione scolare e pubblica ai valori della vita e del sesso; - eliminare tutte le forme di discriminazione nei confronti dei malati di HIV/AIDS; - informare adeguatamente su questa pandemia; - invitare i Governi a creare delle condizioni adeguate per combattere questo flagello; - favorire una maggiore partecipazione della società civile nella lotta all'AIDS; - chiedere ai paesi industrializzati che, evitando ogni forma di colonialismo, aiutino, in questa campagna contro l'AIDS, i paesi che ne hanno bisogno; - diminuire al massimo il prezzo dei medicinali antiretrovirali necessari per curare i malati di HIV/AIDS; - intensificare le campagne di informazione per evitare la trasmissione materno-infantile del virus; - offrire una maggiore attenzione alla cura dei bambini sieropositivi e alla protezione degli orfani a causa dell'AIDS; - rivolgere una maggiore attenzione ai gruppi sociali più vulnerabili.
Questa lotta contro questo flagello deve essere la lotta di tutti e non solo di chi la vive tutti i giorni.
Per tale motivo, penso che possiamo iniziare a dare il nostro contributo, cercando di non isolare e discriminare le vittime dell’HIV, inoltre, noi Giovani del PD, cercheremo di continuare questa battaglia, non solo in questa giornata di memoria, stilando programmi ben precisi e studiando il caso in modo adeguato per far poi una vera e utile campagna di sensibilizzazione a livello territoriale.
La Responsabile dei Giovani del PD
Valentina Spata

PROGETTO DISABILITA': "LO SO CHE CI SEI"



“Non più e non solo dichiarare i diritti delle persone con disabilità ma esigerli; non più e non solo superamento delle barriere architettoniche ma innanzitutto di quelle culturali”: questa è la sintesi della mia posizione.“L’impegno dei governi, a qualsiasi livello è di rendere esigibili tali diritti, creando le condizioni culturali e sociali per costruire pari opportunità. Vale a dire che le politiche per le persone con disabilità devono essere pensate e realizzate all’interno delle politiche generali, rivolte a tutti i cittadini, creando le condizioni di parità e di risposta alle esigenze specifiche delle persone con disabilità. Ad esempio nella costruzione degli edifici non si deve più parlare di eliminazione delle barriere architettoniche; ma è necessario progettare e realizzare edifici accessibili a tutti, anche alle persone che temporaneamente o stabilmente si trovano nella condizione di disabilità.
Le prime barriere che portano all’esclusione sociale e alla discriminazione sono innanzitutto le barriere culturali. Ne consegue allora che l’integrazione sociale si realizza attraverso interventi finalizzati a eliminare la discriminazione sociale, a incentivare le azioni positive, favorendo in tutti i modi la partecipazione attiva delle persone ai processi e ai percorsi di cui loro stessi sono i primi destinatari”.
Il tema sulla disabilità e sul disagio sociale è vasto e complesso, per non dire delicato, ma noi insieme dobbiamo creare un progetto volto a garantire i diritti dei disabili e volto sopratuttoalla sensibilizzazione del tema in questione. Quindi dobbiamo occuparci di sviluppare alcuni punti fondamentali ed essenziali creando un progetto specifico. Un progetto che potremmo chiamare "Lo so chi ci sei"....:
1. Disabilità adulta e nascosta: gli obiettivi del progettoIl percorso del progetto "Lo so che ci sei" deve proporre un metodo e un percorsodi buona prassi per rilevare il disagio sommerso. Il suo principale obiettivo èquello di condurre e produrre un cambiamento, nel significato di “educare”,ovvero stimolare una riflessione, incidere concretamente sul disagio esistente eattivare pratiche di intervento innovative.
2. Rafforzare il volontariato, le sue “competenze” e il suo ruolo.Un primo obiettivo del progetto va nella direzione di rafforzare ilvolontariato, partendo dall'assunto che soltanto un volontariato competente,formato e consapevole del proprio ruolo, delle proprie possibilità e dei proprilimiti, sia davvero capace di interventi efficaci e proficui.Il volontariato maturo é infatti collaborativo e capace di interagire inmodo costruttivo con i Servizi, evitando di cadere nell'erroredell'autoreferenzialità, interagendo con gli operatori degli enti titolari dei servizisociali e sanitari, nei confronti dei quali assumere un ruolo il più possibilecomplementare e il meno possibile di sostituzione.Affinché la collaborazione sia positiva ed efficace dev'esserci unaconoscenza stretta e propositiva, al di là di ogni possibile divergenza, anche tra ivolontari delle diverse realtà di un medesimo territorio, capaci di unirsi peraffrontare un problema comune.
3. Ragionare sui bisogni della disabilità e delle loro famiglieUn secondo obiettivo specifico del progetto é quello di esaminare lasituazione del disagio vissuto da persone e famiglie con figli disabili. Questosignifica ragionare su vissuti, sentimenti di vergogna e di colpa, depressione,frustrazione e rabbia che possono accompagnare, nei diversi momenti delproprio percorso di vita, le persone disabili e i loro famigliari.Occorre concentrare l'attenzione anche sugli aspetti specificidell'interazione con la società, a partire dall'infanzia fino alla scuola eall'inserimento possibile nel mondo del lavoro, conoscendo i vari bisogni cheemergono nei diversi momenti.Si ha la necessità di soddisfare bisogni di diverso tipo e che si possonodisporre in scala gerarchica, in ordine di importanza “crescente”: bisogni- fisiologici (alimentazione, vestiario) bisogni di sicurezza (integrità,- salute) bisogni sociali (relazione, affetti)- bisogni di stima- (competenza, approvazione, riconoscimento) bisogni cognitivi (studio,- comprensione della realtà, pensiero) bisogni estetici (ordine,- bellezza) bisogni di autorealizzazione (soddisfazione, sviluppo di- sé)La conoscenza e la progettazione su un soggetto sociale deve partire daun'iniziale fotografia dei suoi bisogni, e tale “scala” può essere uno strumentoadeguato quale base di partenza.Il volontario deve comprendere la difficoltà nell’esternare i bisogni e ledifferenze che possono esistere nelle persone disabili, per capire i quali ènecessario un atteggiamento particolare, come riporta questa esperienza daparte di altri volontari :“…non si chiede ad un disabile, soprattutto mentale, cosa desidera, quali sonole sue aspettative, dove vuole andare, cosa vuole fare, chi vuole incontrare:spesso si pensa implicitamente che un handicappato non possa sapere cosavuole, occorre che altri glielo spieghino. Non stupisce che ne derivino processidi infantilizzazione, che fanno regredire a stadi di capriccio o diaccondiscendenza passiva.”Comprendere i vissuti e essere capaci di interagire in modo proficuo non é uncompito facile, ma allo stesso tempo é un obiettivo al quale ci si può avvicinare.
4. Favorire una relazione tra territorio e persone con disabilitàUn terzo obiettivo é quello di facilitare e rendere possibile la nascita direlazioni tra i volontari di associazioni diverse di uno stesso territorio, iservizi sociali e i destinatari dei servizi, affrontando un problema comune che li riguarda tutti, in quanto cittadini che abitano e condividono gli stessi spazi e gli stessi luoghi.La relazione deve nascere inoltre tra i volontari e i disabili e i lorofamigliari. Appare una sfida oggi particolarmente difficile e quindi tanto piùurgente, considerando la tendenza delle persone a occupare il tempo liberoall'interno delle proprie abitazioni e a prestare una notevole attenzione alla“difesa” della propria privacy. Le relazioni sul territorio sono peraltro in rapidatrasformazione, come testimonia la scarsa importanza assunta dai legami diprossimità, per cui oggi é “normale” instaurare relazioni che non tengono contodello spazio e delle distanze.Le relazioni di vicinato, nondimeno, rivestono una notevole importanzaper le stesse pratiche di cura e la loro assenza si ripercuote soprattutto sullefasce più deboli della popolazione: “le modalità della convivenza sono cambiate,le persone instaurano legami sociali a distanza, basati sulla condivisione di idealied esperienze piuttosto che sulla contiguità spaziale e sui contatti di quartiere equesto pone i soggetti più deboli ulteriormente ai margini della società e dellavita di relazione nella comunità........ Il territorio rappresenta sia il luogo diintervento per un'ipotetica azione risocializzante, sia un contenitore di risorsenaturali che possono essere attivate al fine di mantenere l'utente nella propriarete di appartenenza e fare in modo che da questa venga positivamentesostenuto” .Pensare alle comunità locali come promotrici di benessere significaperaltro affrontare il concetto stesso di comunità, per molti ormai desueto einapplicabile:“Assistiamo oggi ad un generale depotenziamento delle reti fondate sullacondivisione e sulla prossimità territoriale e lavorativa, mentre sopravanzano lereti caratterizzate dalla complementarietà. Il più delle volte ci troviamo a fare i conti con un contesto in cui è prevalente la cultura del frammento e della separazione: il territorio non esprime una cultura di comunità, non é vissuto e non si manifesta come soggetto collettivo.Inoltre, il territorio non esprime un'unica comunità indistinta, ma esistono lesotto comunità o delle comunità di settore che vanno dalla famiglia,all'associazione di volontariato, al condominio, alla parrocchia, all'impresaartigiana, all'azienda, al servizio del territorio, ecc. L'obiettivo da perseguire appare essere quindi quello di favorire, laddove possibile, la nascita di una “rete” fatta da persone che vivono sul territorio, capace di interagire tra loro, vedere e conoscere il proprio contesto, per dare risposte tempestive alle diverse forme di disagio, immediatamente visibili onascoste.Favorire la nascita della relazione significa essere sicuri che i volontariabbiano una “preparazione”, una forma mentis - intesa soprattutto comecapacità di ascoltare - tale da permettere di accogliere e comprendere appieno idisagi e i vissuti delle famiglie, ed instaurare una valida relazione di vicinato o diprossimità.
5. Quantificare i numeri della disabilitàL'obiettivo di conoscere i numeri del disagio nascosto é certamentesecondario nel progetto; nondimeno, i dati raccolti possono fornirecertamente utili indicazioni da un punto di vista quantitativo.Si propone di scrivere “nero su bianco” le situazioni di disagioconosciute in ciascun territorio, quale modalità, in primo luogo, capace diattivare un percorso di riflessione e di crescita (empowerment) del volontariatostesso. Allo stesso tempo, tuttavia, le informazioni raccolte sul disagio possonoessere aggregate e diventare un modo per ottenere indicazioni di più ampioraggio.Sintetizzando i dati, anonimi e in forma aggregata, si ottengono prezioseinformazioni circa la qualità della vita e sulle situazioni familiari più a rischio,capaci di instaurare una relazione di aiuto. I dati più rappresentativi ed esaustividi alcuni Comuni possono anche permetterci di proporre stime indicative ad unlivello più ampio.Le disabilità e le situazioni di disagio che restano nascoste oggi scontano ilproblema di non essere facilmente quantificabili e di essere quindi soggette avalutazioni prevalentemente qualitative. Si tratta, comprensibilmente, di unarilevante carenza nell'ottica di predisporre i servizi sul territorio, poiché non siconosce il numero complessivo di disabili né tantomeno un'opportunasuddivisione per fasce di età, per Comune di residenza o per tipologia di disagio.Risultano inoltre assenti i numeri per ragionare sui vissuti quotidiani e su altreproblematiche, che i disabili e loro famiglie devono affrontare.L'assenza di dati certi nel settore delle disabilità é tuttavia un problemanoto da molti anni e riguarda l'intero territorio nazionale. Recentemente l'ISTATha cercato di affrontare l'argomento con un'indagine specifica. I risultati su scalanazionale sono tuttavia poco interessanti, poiché attualmente le informazionidesumibili dalle certificazioni non sono utilizzabili per vari motivi, quali lacomplessità della materia di cui si tratta, l'assenza di coordinamento nelterritorio, la non uniformità delle definizioni utilizzate, l'assenza diinformatizzazione di dati e, più in generale, di un progetto di analisi e di utilizzodegli stessi. La grande maggioranza delle certificazioni, infatti, é solo susupporto cartaceo, ed é perciò impossibile fare analisi e approfondimenti suidati.
6. Far emergere e denunciare il disagio nascostoUn altro obiettivo del progetto potrebbe essere quello di lavorare per l'emersione deldisagio “nascosto”, ovvero sulle situazioni di persone, disabili e famiglie, chevivono in solitudine la disabilità.Il numero di situazioni poco conosciute, sia da parte dei Servizi masoprattutto da parte dei cittadini, a partire talvolta dagli stessi vicini di casa,appare essere relativamente elevato. In molti casi le famiglie che convivono conil disagio si sono “chiuse”, per effetto di un graduale processo che le ha portatead isolarsi e a concentrare l'attenzione nella convivenza con la persona che viveil disagio, come può essere il figlio disabile. La compresenza di sentimenti divergogna, di sensi di colpa, frustrazione e rabbia, unitamente all'assenza diopportunità concrete per un’integrazione sociale soddisfacente, sono all'originedi un atteggiamento che rende difficile costruire relazioni significative da partedelle famiglie.Nel caso delle persone disabili, esse vivono per la maggior parte della lorovita seguite dai servizi sociali e sanitari competenti, anche se una parte nontrascurabile vive il proprio disagio in solitudine, seguita in modo insufficiente ein qualche modo, per dirla con le parole stesse di alcuni famigliari, “dimenticatidalla società”, ovvero dai servizi e dalla società civile, dai concittadini, daicompaesani.Tali considerazioni sono confermate da altre esperienze: “Il temafondamentale che caratterizza le biografie di soggetti in condizione di gravemarginalità è il contesto di abbandono. Questa caratterizzazione trova duedirezioni, la prima è rivolta alle dinamiche relazionali, mentre la seconda fariferimento alla percezione che il soggetto ha di se stesso” . Il percorso di progressivo isolamento può essere lento e comincia “quandoi ragazzi disabili terminano la loro presenza nel sistema dell’obbligo scolastico,dopodiché si pongono significativi problemi legati alla qualità della loro vitarelazionale e sociale, dalla gestione della quotidianità alla ricerca di fruizione dispazi di vita più sociali (come l’andare al mercato, in un locale pubblico, in unnegozio, ecc.). Tutto tende a ricadere sui genitori, e in particolare sulla madre,limitando potenzialità, sovraccaricando persone, rischiando di portare allarichiusura e all’isolamento microsistemi familiari.Questo riguarda sia le disabilità dalla nascita sia le forme di disagioacquisite nel corso della vita, quali possono essere le disabilità dovute ad unevento traumatico, come conseguenza, ad esempio, del verificarsi di unincidente automobilistico o sul lavoro:“Chi è stato sano e poi diventa 'meno abile' si percepisce finito. Il veniremeno dell’efficienza del corpo in una società come la nostra è drammatico.Queste disabilità sono tra quelle forse meno visibili sul territorio, menomanifeste, proprio perché subentrano in età giovanile, adulta o anziana, e chine è toccato è anche al di fuori dai circuiti che favoriscono o forzano unarelazionalità, quali ad esempio quelli scolastici.Chi ha un handicap che sopraggiunge in età giovanile o adulta pervieneai servizi specialistici della riabilitazione seguendo strade più individuali, eanche la sua fruizione di questi servizi è di tipo individuale, spesso isolata dacircuiti relazionali. Il rapporto con i servizi sociali è spesso di tipo funzionale,per il fatto che chi ha malattie o traumi invalidanti in genere vi si rivolge perottenere sussidi o per motivi normativi e la relazione rischia di fermarsi suquesto.Così, alla riposta tecnica o tecnico riabilitativa, in molti casi anchemolto avanzata, corrispondono spesso molti percorsi affrontati in solitudine diricostruzione di una nuova prospettiva di vita affettiva, sociale, lavorativa.Anche la disabilità legata alla malattia mentale fa fatica a manifestarsisul territorio. Resta chiusa dentro i circuiti della famiglia o dei servizispecialistici. Dimensioni quali la vergogna, lo stigma, la paura di noncontrollabilitàdelle situazioni giocano ancora un ruolo forte nel renderedifficile il vivere queste disabilità entro circuiti più relazionali.”.Rilevare le disabilità “nascoste” di tipo fisico e mentale sul proprioterritorio può allora essere il primo passo da compiere per far uscire allo“scoperto” situazioni di solitudine e di isolamento, proprie di quelle persone chevivono un disagio e delle loro famiglie.
7. Preparare al “dopo di noi”Un ultimo obiettivo specifico é quello di sensibilizzare sul tema dell'inevitabile separazione del figlio disabile dai propri genitori. Questo evento dev'essere vissuto con serenità, ed affinché sia il meno possibile traumatico, occorre una preparazione che deve avvenirenecessariamente quando i genitori sono ancora vivi, “durante il noi”.Il tema é sempre più attuale in quanto, oggi più che un tempo, un numerosempre maggiore di disabili raggiunge l’età adulta e anche la vecchiaia. Questosignifica “l’individuazione di un problema: il 'dopo di noi', che riguarda la vita diun soggetto sopravvissuto ai genitori. Un problema, o un tema, che nondovrebbe essere affrontato improvvisamente, al momento della perditaparentale. Questa prospettiva ha bisogno di essere confortata lungo tutto unpercorso che veda la possibilità di avere e valorizzare una rete sociale attiva,non solo spontanea o spontaneista ma anche professionale, tale da permetteredi prospettare un percorso per tutta la vita, attivando delle attenzioni in questaprospettiva”.Ragionare sul 'dopo di noi' significa allora porsi l'obiettivo di effettuare unintervento di 'prevenzione secondaria', agendo sulle reti di vicinato: “I membridelle reti vivono in effetti una permanenza nel tempo e una prossimità fisica eaffettiva che permette loro di percepire i sintomi ben prima degli operatori e dicollaborare con essi. l'operatore dovrà identificare le situazioni a rischio elavorare con le reti su tre registri:-sensibilizzare le reti in merito ai rischi e ai pericoli presenti;-far maturare il loro senso di responsabilità nei confronti di tali rischi epericoli;-far emergere una vigilanza collettiva.Anche in questo caso, quindi, le reti di vicinato e di prossimità hanno un'importanza particolare, poiché si chiama in causa la loro competenza cheproviene dalla loro stabilità e permanenza nello stesso ambiente delle personein difficoltà” .
Non dimentichiaoci, inoltre, che è importante fare l'analisi per l’integrazione dei servizi volti alla prevenzione o alla riduzione del disagio sociale dei giovani utenti del sistema dell’istruzione e della formazione. IBisogna coinvolgere istituti scolastici e centri di formazione differenti, avendo come primo obiettivo l’analisi della situazione esistente sul territorio, caratterizzato dalla presenza di numerose iniziative relative a questi temi, condotte però in maniera non integrata e quindi con un elevato rischio di spreco di risorse e di mancata patrimonializzazione dei risultati,ma devono essere realizzate con metodologie affini, in maniera da garantire la condivisione dei risultati, anche attraverso tavoli di confronto periodici coordinati, tra i servizi sociali e le istituzioni coinvolte. Le aree tematiche potrebbero essere in riferimento ai seguenti campi d’azione:- orientamento-riorientamento-dispersione;- stranieri (accoglienza e processi inclusivi);- il disagio giovanile;- la scuola aperta.


Valentina Spata

25 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


I loro nomi, le loro storie restano come memorie, la prova di una verità odiosa, crudele: Hina accoltellata a Brescia dal padre, Vjosa uccisa dal marito a Reggio Emilia, Paola violentata a Torre del Lago, Sara colpita a morte da un amico a Torino... e tante altre ancora!!!In Italia, negli ultimi anni, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Leggevamo che le donne subiscono violenza nei luoghi di guerra, nei paesi dove c'è odio razziale, dove c'è povertà, ignoranza, non da noi. Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente. Le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi"È un femminicidio", accusano i movimenti femminili, "violenza maschile contro le donne": così sarà anche scritto nello striscione d'apertura del corteo a Roma per il 25 Novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne istituita dall'Onu, una manifestazione nazionale che ha trovato l'adesione di centinaia di associazioni impegnate da anni a denunciare una realtà spietata che getta un'ombra inquietante sul tessuto delle relazioni uomo-donna.
Sì, perché il pericolo per le donne è la strada, la notte, ma lo è molto di più, la normalità. Se nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, borghese o povera, "si confonde con gli affetti, si annida là dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale", saggista e femminista. L'indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. "Da anni ripetiamo che è la famiglia il luogo più pericoloso per le donne. È lì che subiscono violenza di ogni tipo fino a perdere la vita., E purtroppo c'è un aumento", dice Valentina Spata, "All'interno delle mura domestiche la violenza ha spesso le forme di autentici annientamenti, si comincia isolando la donna dal contesto amicale, poi proibendo l'uso del telefono, poi si passa alle minacce e così via in una escalation che non ha fine". In Italia, l'indagine Istat ha contato 2 milioni e 77mila casi di questi comportamenti persecutori, stalking come viene chiamato dal termine inglese, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. Sanzionare penalmente lo stalking, significa, tanto per cominciare, riconoscerlo. Un altro dato angoscioso è che il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura, forse perché non si denuncia chi si ha amato, forse perché non si hanno le parole per dirlo. La manifestazione del 25 Novembre a Roma vuole spezzare proprio questo silenzio. "Una occasione per prendere parola nello spazio pubblico". "Manifestiamo per dire che la violenza non è un problema di pubblica sicurezza, né un crimine di altre culture da reprimere con rimpatri forzati, e che per vincerla va fatta un'azione a largo raggio". Va fatta una legge, concordano tutti. "Speriamo di arrivarci in tempi brevi - "Serve una legge che non cerchi scorciatoie securitarie ma punti a snidare la cultura che produce la violenza - Una legge come quella spagnola, la prima che il governo Zapatero ha voluto perché riguarda la più brutale delle diseguaglianze causata dal fatto che gli aggressori non riconoscono alle donne autonomia, responsabilità e capacità di scelta. Ecco il salto culturale. Chiediamo che anche da noi il tema della violenza sia assunto al primo punto nell'agenda politica dei governi. Chiediamo un provvedimento che dia risorse ai centri antiviolenza e sistemi di controllo della pubblicità e dei media, cattivi maestri nel perpetuare stereotipi che impongono sulle donne il modello "fedele e sexy". E chiediamo agli uomini di starci accanto, di fare battaglia con noi".


Valentina Spata

IL BULLISMO CI RIGUARDA

Con triste regolarità la cronaca testimonia le drammatiche conseguenze che possono derivare dal bullismo e la necessità di valutare i comportamenti di prevaricazione non solamente in base alla percezione o all'intenzionalità di chi li agisce, ma soprattutto considerando le conseguenze per chi li subisce.
La scuola conferma la sua importante funzione educativa e di socializzazione, in particolare nella costruzione dell'autostima e nello sperimentare ed acquisire abilità sociali. Non tutti gli episodi di bullismo avvengono all'interno della scuola, ma essa è l'ambiente dove più facilmente si possono contrastare e prevenire.
E' fondamentale non considerare il bullismo come un fatto attinente soltanto alla sfera privata dei soggetti coinvolti, ma riportarlo con forza e decisione in una logica in cui prevalga la responsabilità condivisa.
Anche se i singoli episodi di prepotenza coinvolgono pochi bambini o ragazzi, il bullismo è sostanzialmente un fenomeno sociale che coinvolge il gruppo dei pari e la comunità di appartenenza, pertanto la sua riduzione deve passare anche attraverso il rafforzamento della cultura della legalità e della responsabilità, individuale e collettiva.
Tutti gli adulti di riferimento di bambini e ragazzi hanno la responsabilità di attivarsi, ognuno nel proprio ruolo e compito educativo.

COSA E’ IL BULLISMO?
Il termine BULLISMO è la traduzione italiana dell'inglese "bullying" ed è utilizzato per designare un insieme di comportamenti in cui qualcuno ripetutamente fa o dice cose per avere potere su un'altra persona o dominarla. Il termine originario "bullying" include sia i comportamenti del "persecutore" che quelli della "vittima" ponendo al centro dell'attenzione la relazione nel suo insieme.
Spesso non gli si dà molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti fra coetanei, mentre il bullismo è caratterizzato da alcuni fattori:
Intenzione di fare del male e mancanza di compassione :
il "persecutore" trova piacere nell'insultare, nel picchiare o nel cercare di dominare la "vittima" e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male ed è angosciata.
Intensità e durata:
il bullismo continua per un lungo periodo di tempo ed la quantità di prepotenze fa diminuire la stima di sé da parte della vittima.
Potere del "bullo":
il bullo ha maggior potere della vittima a causa dell'età, della forza, della grandezza, del genere (ad es. maschio più forte della femmina), o per la sua popolarità nel gruppo di coetanei.
Vulnerabilità della vittima:
la vittima è più sensibile degli altri coetanei alle prese in giro, non sa o non può difendersi adeguatamente ed ha delle caratteristiche fisiche o psicologiche che la rendono più incline alla vittimizzazione.
Mancanza di sostegno:
la vittima si sente isolata ed esposta, spesso ha molta paura di riferire gli episodi di bullismo perché teme rappresaglie e vendette.
Conseguenze:
il danno per l'autostima della vittima si mantiene nel tempo e induce la persona ad un considerevole disinvestimento dalla scuola oppure alcune vittime diventano a loro volta aggressori.
Cosa si può fare:
Dirigenti scolastici
stimolare e sostenere una politica scolastica che favorisca il riconoscimento e la riduzione del bullismo
valorizzare le iniziative di singoli docenti o di gruppi di alunni interessati ad affrontare il fenomeno
attivare opportunità di ascolto rivolte ad alunni e genitori in cui sia possibile riferire di situazioni di disagio legate al bullismo in un clima di comprensione e sicurezza
attivare momenti di mediazione dei conflitti che spesso insorgono tra famiglia e scuola
Insegnanti
favorire un clima di classe in cui si possa parlare delle prepotenze senza timore di ripercussioni
approcciare il fenomeno e gli episodi di cui si viene a conoscenza privilegiando il più possibile la comprensione, limitando il giudizio accusatorio, mantenendo comunque decisione e fermezza nel fermare le prepotenze in atto
aumentare il controllo nei momenti ricreativi o di attività poco strutturate
collaborare con alunni e genitori per rendere visibili le situazioni di prepotenza e per ricercare soluzioni ai conflitti sociali sottostanti
Personale non docente
considerare i propri compiti di sorveglianza come educativamente importanti
informare i docenti ed il dirigente di eventuali momenti o luoghi in cui sono assenti figure adulte che sorvegliano
far conoscere con tempestività gli episodi di bullismo che osservano o di cui vengono a conoscenza
avvicinare con sensibilità bambini o ragazzi che si isolano, sono particolarmente tristi o si aggirano preoccupati nei cortili e nei corridoi
Genitori
ascoltare i figli dando loro fiducia quando raccontano episodi sgradevoli, senza minimizzare o enfatizzare
prestare attenzione ai loro rapidi cambiamenti di umore o di comportamento (che spesso sono segnali di disagio)
parlare apertamente con gli insegnanti, con i dirigenti scolastici, con gli altri genitori senza farsi bloccare dalla paura di ripercussioni o "vendette"
insegnare ai figli a difendersi dalle aggressioni ed a chiedere aiuto
aiutarli favorendo la loro socializzazione con i coetanei
se vengono riferiti comportamenti di bullismo compiuti dal proprio figlio/a, non negare, ma cercare di capire cosa è successo ed affrontare il problema
Alunni
chi subisce prepotenze - cercare aiuto sia nel momento in cui si verifica l'episodio, sia successivamente, raccontando ciò che è successo a qualche compagno o a qualche adulto (l'aiuto degli adulti permette di ottenere maggiori risultati)
chi mette in atto comportamenti di prepotenza - provare ad immaginare di essere al posto della "vittima" dei propri comportamenti e pensare che le persone veramente amate dai compagni e realmente popolari non sono mai le persone prepotenti, ma quelle disponibili, anche se spesso i compagni sembrano divertirsi di fronte alle prepotenze
chi sta a guardare - aiutare chi subisce a trovare la forza di chiedere aiuto a qualche persona adulta di fiducia, oppure parlarne direttamente con gli adulti; fingere di non vedere o comportarsi come se si stesse assistendo ad uno spettacolo divertente sono atteggiamenti che indirettamente alimentano il bullismo.

Giovani democratici: UNITI CONTRO IL LAVORO NERO.

Un lavoratore su quattro nel meridione d'Italia ha una situazione di irregolarità contro una percentuale di uno su dieci del nord Italia. Il lavoro nero nel Mezzogiorno ed in Sicilia costituisce una condizione determinante del sottosviluppo e deve essere fortemente osteggiato non solo dai lavoratori- che vivono in condizioni di fortissimo disagio previdenziale, sociale e psicologico- ma anche dalle imprese che subiscono la concorrenza sleale di quelle aziende che non mettono in regola i propri dipendenti.
Inoltre, il lavoro nero determina un danno all'erario quantificato dal censi in circa 103 miliardi di euro.
Il lavoro nero, dunque, è una autentica piaga e va combattuto da una molteplicità di soggetti: istituzioni, imprese, lavoratori . "Per il Censis (2006), escludendo i lavoratori in "grigio" che ricevono senza dichiararlo retribuzioni fuoribusta, che svolgono straordinari, che sono soggetti a doppia busta paga o alla sottodichiarazione delle giornate lavorate, un lavoratore su sette percepisce una retribuzione in nero. Il lavoro irregolare alimenta redditi invisibili che contribuiscono per il 50,6% alla produzione dell'economia sommersa. Questo fenomeno causerebbe, inoltre, circa 103 miliardi di euro sottratti all'Erario, prodotto da oltre 3 milioni di lavoratori sommersi per il 14,2% della forza lavoro del Paese. Un ulteriore dato del Censis (2006) fa riferimento alla distribuzione geografica di tale fenomeno. Infatti, il documento indica che un lavoratore su 10 al Nord, uno su 7 al centro ed uno su 4 al Sud svolgono un lavoro sommerso. Per quanto concerne i settori professionali risultano lavoratori in nero un occupato su 3 in agricoltura e nei trasporti, uno su 4 in alberghi e pubblici esercizi, uno su 6 nel commercio, nelle attività immobiliari, di servizio all'impresa e di ricerca, uno su 7 in edilizia, nei servizi sociali e nella pubblica amministrazione."
Inoltre, per i lavoratori costretti ad accettare una occupazione in nero sono fortissimi i condizionamenti psicologici che determinano spesso condizioni di stress e di grave disagio. Le ricerche effettuate prevedono che attraverso un'indagine qualitativa vengano delineate esperienze di vita lavorativa e non, che mettono in luce la quotidiana problematica della progettualità, nonché la frustrazione dovuta alla ricorrente disattesa delle proprie aspettative e aspirazioni professionali."
Noi giovani democratici intendiamo indagare sul fenomeno e sensibilizzare la popolazione locale per poi identificare gli strumenti legislativi necessari per combattere il lavoro nero e per far rispettare i diritti dei lavoratori imposti dal nostro ordinamento.

LA GESTIONE DEI RIFUTI, OGGI, DIVENTA UN PROBLEMA DA RISOLVERE!!!

La gestione dei rifiuti è diventato un problema di stampo ambientale tangibile ovunque, sia nei paesi industrializzati e tanto più in quelli in via di sviluppo, che sono spesso oggetto di importazioni illegali di rifiuti e di tecnologie produttive ad alto impatto sanitario ed ambientale. Negli ultimi trent'anni abbiamo assistito ad una crescente e smisurata produzione di rifiuti indice di una società sempre più orientata verso i consumi e verso la modalità "usa e getta" degli articoli di uso quotidiano. Tutto ciò nonostante le indicazioni della unione europea, che già nella Comunicazione della Commissione europea del 1996 prevedeva che la prevenzione dei rifiuti e la minimizzazione delle sostanze pericolose dovevano essere i target per una strategia sulla gestione dei rifiuti nella unione europea. Il V Programma di Azione Ambientale indicava l'obiettivo di minimizzare i rifiuti sia in termini di volume che di pericolosità/danno ambientale, entro il 2000. Si proponeva, infatti, di ridurre la produzione di rifiuti urbani ai livelli del 1980, ovvero ad una produzione procapite di 300 Kg l'anno per due principali ragioni: primo perchè i rifiuti rappresentano una potenziale fonte di inquinamento; in secondo luogo perché i rifiuti contengono alti liveli di materiali riciclabili e riutilizzabili. Di nuovo, il VI programma d'azione ambientale dell'unione europea conferma che la prevenzione e la riduzione dei rifiuti siano da considerarsi fra gli aspetti prioritari per tutela dell'ambiente. In Italia, invece, la produzione dei rifiuti urbani continua ancora ad essere in aumento. Secondo dati ufficiali (Rapporto Rifiuti 2004, APAT-ONR), la produzione di rifiuti urbani nel 2003 si attesta a circa 30 milioni di tonnellate, equivalenti ad un valore pro capite di circa 524 kg/abitante per anno. Si registra, quindi, un incremento intorno allo 0,6% rispetto all'anno precedente, anche se certamente il tasso di crescita più elevato è stato registrato nel periodo dal 1995 al 2000, in cui la quantità di rifiuti urbani prodotti è aumentata del 12,2%, con un tasso medio annuo pari al 2,4%. Non bisogna, però, dimenticare come lo stravolgimento della normativa di settore possa, in qualche modo, aver contribuito ad apportare una variazione dei dati. Nell'agosto 2002, infatti, è stato emanato una Legge (n. 178), in cui all'art.14 si introduce una "interpretazione autentica della definizione di rifiuto", in aperto contrasto con quella stabilita dalla legislazione europea. In base a questa disposizione di legge vengono sottratti gran parte dei rifiuti recuperabili dalla normativa di settore, pregiudicando fra l'altro la trasposizione delle direttive europee in Italia e quindi l'efficacia della normativa quadro sui rifiuti (il decreto legislativo 22/97, conosciuto come decreto Ronchi). Sempre a tal riguardo, non possiamo non citare la Legge Delega per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione ambientale, che è stata approvata dal Senato lo scorso novembre. Col pretesto della semplificazione, si stravolge l'intero sistema di normativa ambientale, ed in particolare quella relativa al settore rifiuti. I rottami ferrosi e non ferrosi, anche provenienti dall'estero, destinati ad attività siderurgiche e metallurgiche sarebbero definibili come materie prime secondarie e quindi non sarebbero più sottoposti al regime dei rifiuti. Nonostante gli appelli delle associazioni ambientaliste, il testo predisposto dal Ministero dell'Ambiente non è stato modificato sostanzialmente ma, anzi, è stato fortemente aggravato da norme immediatamente attuabili e, prime fra queste, proprio quelle relative allo smaltimento dei rottami ferrosi e quelle relative alla sanatoria paesaggistica. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, nel 2003 ammonta a oltre 6,4 milioni di tonnellate pari al 21,5% della produzione totale di rifiuti urbani in Italia, con una crescita della quota percentuale del 3% rispetto al 2002. La differenza fra le tre macroaree geografiche è ancora molto evidente: la percentuale di raccolta differenziata si colloca al Nord al 33,5%, vicino quindi all'obiettivo minimo indicato dal decreto Ronchi per il 2003, al Centro si attesta al 17,1% che così raggiunge con quattro anni di ritardo il target del 15% individuato dalla normativa per il 1999 ed, infine, al sud Italia si colloca ancora a livelli molto bassi e pari circa al 7,7%. Per quanto riguarda la gestione rifiuti urbani nel complesso, nell'arco del quinquennio 1999-2003 si osserva una riduzione dello smaltimento in discarica, che passa così dal 74,4% al 53,5%. Allo stesso tempo, però, si osserva parallelamente un aumento dell'incenerimento dei rifiuti. Nel 2003, in Italia sono stati avviati ad incenerimento oltre 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, fra cui rifiuti indifferenziati e combustibile derivato da rifiuti (CDR), che sono stati trattati in 50 impianti operativi per la maggior parte situati al nord Italia (31 inceneritori). Nel centro della nostra penisola sono presenti 13 unità, mentre nel sud si contano 6 impianti. Il quadro impiantistico tende comunque ad aumentare in accordo alla politica del governo italiano, volta a promuovere la combustione dei rifiuti come unica soluzione al problema. Nel 2007 dovrebbero essere presenti a livello nazionale almeno 58 impianti, di cui 32 dislocati nel nord, 12 al centro e 14 nel sud Italia, che deterrrebbe così una capacità di incenerimento complessiva paragonabile a quella del nord Italia. Secondo noi giovani democratici è necessario perseguire obiettivi progressivi di:
PREVENZIONE
RACCOLTA DIFFERENZIATA
COMPOSTAGGIO
RIUTILIZZO
RICICLO.

La prevenzione dei rifiuti rimedia allo spreco di risorse naturali e di energia, liberando risorse economiche utilizzabili per scopi sociali. Separare, compostare e riciclare i rifiuti è un approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento, in quanto riduce gli impatti ambientali e sanitari, diminuisce i costi di gestione e può creare posti di lavoro. I rifiuti che residuano a valle della raccolta differenziata possono poi essere trattati in un impianto MBT (Trattamento Meccanico Biologico), che riduce ulteriormente la quantità e la pericolosità dei rifiuti da conferire infine in una discarica controllata. I programmi di riciclaggio andati a buon fine, seguiti dal trattamento meccanico biologico del rifiuto residuale, in città del Canada e dell'Australia hanno portato a ridurre fino al 70% i rifiuti urbani da conferire in discarica. L'incenerimento non è la soluzione alla crisi dei rifiuti. I rifiuti possono essere riutilizzati, compostati e riciclati in condizioni di sicurezza garantendo, in tal modo, una soluzione sostenibile ad un problema globale.

I GIOVANI E LA POLITICA.... LA QUESTIONE GENERAZIONALE

Negli ultimi anni abbiamo assistito al progressivo riavvicinarsi dei giovani all'impegno pubblico e alla partecipazione politica. La nuova partecipazione giovanile - che va dalla partecipazione a una singola manifestazione alla militanza in organizzazioni politiche, passando per l'impegno nelle associazioni di volontariato - fa emergere una generazione sospinta da una forte tensione etica sui temi nazionali ed internazionali e da nuovi bisogni che non trovano soluzione nel nostro stato sociale. Una generazione che tiene insieme impegno locale e cittadinanza globale. Una generazione insicura che chiede alla politica, al governo, alle istituzioni di essere accompagnata nel futuro, lavorando per un mondo di pace più sicuro e più giusto, e per uno stato sociale che rinnovi le sue reti di protezione e sia in grado di rispondere ai bisogni emergenti.La questione generazionale che si pone non viene vissuta dei giovani in termini di "scontro", ma siamo di fronte a trasformazioni sociali che hanno determinato il fatto che l'unico welfare a disposizione delle ragazze e dei ragazzi italiani sia quello familiare. La politica deve farsi carico di questa questione. I giovani democratici sono consapevoli del fatto che vincere la sfida per il futuro delle nuove generazioni significa costruire il futuro della nostra società e affrontare la sfida per la modernizzazione del nostro Paese.Parlare di giovani in passato ha spesso significato ragionare di disagio sociale, limitandosi ad affrontare i nuovi problemi solo in termini di emergenza, agendo solo sugli effetti senza indagarne le cause più profonde. Se è vero come è vero che esistono due tipi di disagio, l'uno causato da patologie reali e l'altro - risolvibile - determinato dal passaggio all'età adulta, sinora la politica e i governi a tutti i livelli si sono dedicati in maniera preponderante al primo, dimenticando di attivare politiche di promozione necessarie a garantire quell'eguaglianza nelle opportunità che noi vogliamo mettere al centro della nostra azione di governo per il futuro.Riscontriamo la necessità di ragionare di un nuovo patto tra le generazioni, che nulla tolga a quelle più anziane, ma garantisca un futuro più sicuro a noi ragazzi. Un patto che garantisca un diritto di cittadinanza attiva alle nuove generazioni, che ne liberi le tante energie inespresse a causa dei tanti lacci ancora imposti alle nostre capacità,intelligenze e creatività. Nel sociale, nella sanità,nell'ambiente, noi dobbiamo cogliere le nuove esigenze, farci pionieri nella costruzione di reti di protezione per le famiglie e gli individui. Noi giovani democratici vogliamo contribuire a sanare un deficit di garanzie e tutele che è prima di tutto nazionale, così da iniziare a costruire dal basso uno stato sociale rinnovato.Siamo consapevoli dell'esistenza di una questione legata alla rappresentanza delle giovani generazioni, non vogliamo negare questo problema e intendiamo farcene carico pienamente. Ma il problema della rappresentanza non troverà compiutamente una risoluzione sino a quando non ci sarà un completo riconoscimento del ruolo dei giovani nella società attraverso la promozione di un diritto di cittadinanza attiva e sovrana senza cui non vi può essere consapevolezza e partecipazione e la frattura tra giovani e politica tenderà inevitabilmente ad allargarsi.Nella nostra realtà sono presenti e operano attivamente molte associazioni giovanili o che a vario titolo si occupano di giovani generazioni. L'associazionismo, la cooperazione, il privato sociale hanno contribuito in maniera straordinaria alla coesione sociale della nostra comunità, per questo noi crediamo sia necessario continuare ad investire sui giovani scoprendo nuove aree di collaborazione e cercando di dare una risposta a
a un problema reale della società italiana: la bassa mobilità sociale e un bassissimo accesso delle giovani generazioni al fare impresa. Una nuova classe imprenditoriale, nuove e giovani imprese che nascono sono la prima e più efficace soluzione alla crisi di competitività e di innovazione della nostra industria e al trasferimento e alla delocalizzazione dei vecchi comparti industriali. Per questo il nuovo welfare delle opportunità che immaginiamo deve anche comporsi di strumenti di investimento sulle idee e le capacità delle giovani generazioni. Una vera autonomia delle giovani generazioni non si può ottenere però senza una forte politica di diritto alla casa e all'abitazione. Crediamo che per costruire quel sistema articolato e strutturato di opportunità, diritti e garanzie che abbiamo chiamato welfare delle giovani generazioni siano necessarie più che in passato forme di coordinamento delle azioni che le nostre amministrazioni metteranno in campo. Per questo le nostre amministrazioni dovranno dotarsi di assessorati alla politiche giovanili opportunamente finanziati che possano trovare un momento di sintesi provinciale in una consulta provinciale per le politiche giovanili dove darsi indirizzi e strategie d'azione comuni.La creazione, al contempo, di un Forum dei giovani composto da tutte quelle associazioni giovanili o da altri soggetti che in qualche modo si occupano di loro, può costituire un altro straordinario strumento capace di rappresentare un luogo d'incontro, dialogo e confronto di un'intera generazione.

DIGNITA' AL LAVORO

DIGNITA' AL LAVORO

I Giovani Democratici vogliono attivare un percorso lungo sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, volto a mettere al centro dell’attenzione delle istituzioni regionali e provinciali il fenomeno scandaloso delle “morti bianche”.
Vogliamo inoltre creare momenti di formazione ed educazione alla sicurezza all’interno della nostra città costruendo saldi rapporti con il sindacato e le amministrazioni provinciali. Educare alla prevenzione e alla sicurezza vuol dire soprattutto educare alla cittadinanza dei lavoratori all’interno della società.

Perché.
· A fronte di una tendenza al calo del numero nazionale di infortuni sul lavoro registrati dall’INAIL, si registrano sempre più incidenti tra i giovani lavoratori e gli immigrati, per non parlare degli incidenti non denunciati alle autorità. In un contesto di innovazione e trasformazione degli apparati produttivi si registrano nuovi rischi sui luoghi di lavoro, in particolar modo in contesti di illegalità quali il lavoro nero; la situazione di crisi e l’avvento della competizione internazionale hanno determinato spesso trascuratezza sul rispetto delle norme e un abbassamento dei costi destinati alla prevenzione; i giovani lavoratori che si affacciano sul mercato con contratti di lavoro atipici e precari sono più soggetti agli infortuni per mancanza di formazione, esperienza, e di conoscenza del luogo di lavoro in cui si rimane per pochi mesi.
In maniera sempre più ampia, infatti, gli infortuni sul lavoro colpiscono i giovani lavoratori, spesso in condizioni di illegalità inaccettabile caratterizzata dalla piaga sociale del lavoro nero.
Intendiamo occuparci di sicurezza nei luoghi di lavoro proprio perchè pensiamo che proprio in questo campo si gioca il modo in cui costruiamo oggi un lavoro migliore; troppo spesso infatti la precarietà del lavoro coincide con l’insicurezza nei luoghi di lavoro.
Insicurezza del lavoro, e insicurezza nel lavoro, sono quindi due aspetti complementari della visione di chi crede nella competizione globale come una gara al ribasso dei diritti dei lavoratori; noi invece crediamo che in una economia sempre più fondata sul sapere, sull’intelligenza e la creatività, si debba concepire il welfare e i diritti non come un limite ma semmai come un vero fattore di progresso economico e di crescita sociale. Gli infortuni sul lavoro sono un peso sociale ed economico insostenibile; il rispetto della sicurezza sul lavoro e sviluppo economico non sono contrapposti, ma al contrario complementari.

Il nostro impegno su questo tema ampio e complesso vuole rappresentare un ulteriore segnale in cui noi giovani democratici vogliamo affrontare i problemi concreti del mondo del lavoro, con l’obbiettivo di radicarci e di confrontarci con fasce della società per certi versi da noi inesplorate.

Il nostro obbiettivo sarà quello di portare tra le giovani generazioni consapevolezza e formazione sul tema della salute e sicurezza, anche nella sfera dell’educazione , come negli istituti tecnici. Sappiamo che il tema della sicurezza non è unicamente generazionale, ma è trasversale alle generazioni; ma proprio per questo crediamo che noi giovani democratici dobbiamo cogliere questa importante occasione di impegnarsi su tematiche sempre più ampie, per elaborare e comunicare una nostra visione di società complessiva, e non limitata quindi ai nostri tradizionali settori di riferimento.
Saremo un soggetto politico forte ed autorevole se saremo anche in grado di
andare oltre noi stessi.

Il percorso.
Il percorso che vogliamo portare avanti prevederà:
La produzione di un materiale informativo, semplice e chiaro, sulle statistiche degli infortuni nei luoghi di lavoro, sulle norme vigenti in materia, e sulle nostre proposte per aumentare la consapevolezza e l’educazione
La diffusione nel territorio del nostro materiale ad ogni livello, e la costituzione del più alto numero possibile di iniziative sul tema.