lunedì 26 gennaio 2009

27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA:L'OLOCAUSTO





GIOVANI DEL PARTITO DEMOCRATICO
di Ragusa

GIORNO DELLA MEMORIA: PER NON DIMENTICARE!!!!

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »
Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di circa dei 7,5 milioni di ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi (scritta e fotografica) e dalle testimonianze dirette (di vittime, carnefici e spettatori) e dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate.Ma il termine olocausto viene usato, anche, per descrivere l'omicidio sistematico di altri gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai Nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni slave. Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra.
Oggi, giornata della Memoria, noi giovani del Partito Democratico, ricordiamo con la giusta e doverosa solennità e gravità, l'olocausto degli Ebrei e - insieme a questo fatto - lo sterminio di tanti "diversi" .
“A coloro che ancora oggi sostengono che l’Olocausto non sia mai esistito, o che ne sia stata amplificata la portata”, si deve rispondere ribadendo la determinazione ad “onorare la memoria di uomini, donne e bambini, innocenti, uccisi per mano dei nazisti e dei loro complici”. Questa ricorrenza cade nell’ambito delle commemorazioni del 60.mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, il primo documento globale a sancire la dignità e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Orrori non vissuti in prima persona, drammi apparentemente lontani non devono indebolirsi, smarrirsi nella quotidianità e riproporsi in disumane tesi antisemite. Ci sono testimonianze, quelle dei sopravvissuti dell’Olocausto, che devono riflettersi in ogni tempo per divenire un monito indelebile per l’umanità. Sulla tragedia vissuta dagli ebrei negli anni della Seconda guerra mondiale, ecco la testimonianza rilasciata da un rabbino sopravvissuto :“Io per molti anni mi sono svegliato tremando, perché rivivevo quello che era successo. Quindi, ero veramente angosciato perché non avevo nessuna voglia di ricordare, ma tutte le notti, per dieci anni, me le sono riviste davanti agli occhi, quelle scene tremende cui avevo assistito”.Riapriamo la drammatica pagina dell’arrivo ad Auschwitz con il ricordo dell’ebreo italiano, “Siamo scesi giù come tanti sacchi di cemento, incolonnati. La mamma ha capito che andavamo lì a morire e ha detto: Nedo, Nedo, Nedo! Abbracciami, Non ci vedremo mai più! E così è andata”.Ma non basta ricordare, onorare e piangere le vittime dell’odio nazista: si deve infondere il rispetto per la diversità prima che si radichi l’intolleranza. Alla memoria, che lo scorrere del tempo potrebbe affievolire ma non cancellare, si deve associare la conoscenza storica per evitare che l’umanità del Terzo millennio possa conoscere ancora orrori simili a quelli avvenuti nei campi di sterminio nazisti. Allora noi giovani dobbiamo riflettere su ciò che è successo in passato perché si capisce benissimo che cosa sia successo, ma non il perché. Anche oggi in certi frangenti, in certi ambienti, l’irrazionalità ancora trionfa. Se andiamo a leggere i libri di storia di certi Paesi, dove ancora ci
sono regimi antidemocratici, possiamo notare, purtroppo, che la storia è sempre quella. Bisogna cominciare dall’infanzia a divulgare idee di amicizia, di solidarietà verso l’altro”. Ci sono state persone che hanno detto ‘no’ alla violenza, all’intolleranza e al terrore di quegli anni salvando la vita di molti che erano perseguitati. Tra queste c’è anche mons. BENIAMINO SCHIVO, che porta il titolo di “Giusto tra le genti”, che l'anno scorso ha ricevuto al Quirinale la medaglia d’oro al merito civile durante la cerimonia di celebrazione del “Giorno della Memoria”, ma c’è ne sono tanti altri “Giusti”, come GIORGIO PERLASCA e tanti altri ancora che hanno messo a rischio la propria vita per salvare tantissime vite umane innocenti.
Prendiamo esempio da queste persone “Giuste” per evitare che nella storia possa ripetersi un errore simile anche in forma più lieve, perché c'è un altro olocausto che rischia sempre ogni giorno di essere perpetuato. Un olocausto che diventa "cultura", anche questo olocausto "silenzioso" chiede di essere smascherato.
Come il 27 gennaio di molti anni fa, ad Auschwitz, l'esercito Russo ha "scoperto" l'abominio dell'orrore nazista, oggi occorre scoprire e smascherare i tanti orrori, alcuni già manifesti, altri "sotterranei" alla nostra società contemporanea. C'è un problema di memoria: verissimo. Un problema però che non coinvolge solo il lontano ricordo di quegli eventi storici, ma anche la nostra memoria "attuale", quella memoria realizzata nel nostro presente che può diventare, ancora oggi, fonte di male e di morte. Il bullismo nelle scuole, le ronde di cittadini che si fanno giustizia da soli, i discorsi e gli atteggiamenti razzisti, l'opinione in base alla quale non vi può essere altra idea con cui confrontarci, oltre la nostra....sono tutti momenti di questa "cultura", tanto comune da rischiare di essere una specie di "fiume carsico", sotterraneo e pronto a uscire dalla terra, portando con sè tutto il suo strascico di male. In questo Giorno della Memoria, allora, noi giovani democratici, non possiamo non ricordare il passato con la massima fedeltà ad esso possibile: e la fedeltà alla memoria è l'imperativo di imparare da essa a non ripetere gli errori del passato; che poi si trasforma, quotidianamente, nell'attenzione a non crearci e cullarci in una cultura oggi sotterranea, e domani capace - un domani che spero non debba mai venire - di portarci ad un nuovo olocausto.
Ragusa, lì, 27 Gennaio 2009'

LaResponsabile dei Giovani Pd
Valentina Spata

venerdì 23 gennaio 2009

RIUNIONE GIOVANI PD RAGUSA

DOMANI SABATO 24 GENNAIO ORE 15 RIUNIONE DEI GIOVANI DEL PD DI RAGUSA IN VIALE DEL FANTE, 10 A RAGUSA.

ORDINE DEL GIORNO:

  • PROPOSTE INIZIATIVE VARIE
  • TESSERAMENTO PD
  • CONGRESSO REGIONALE GIOVANI PD

La Responsabile dei Giovani Pd

Valentina Spata

Il Responsabile delle politiche Giovanili

Mario D'Asta

lunedì 19 gennaio 2009

LA RIFORMA ELETTRICA: IL GOVERNO BERLUSCONI PENALIZZA LA SICILIA COME SEMPRE

La Camera ha votato la fiducia al governo sul dl anticrisi con 327 sì e 252 voti contrari. Le astensioni sono state due. Giovedì il voto finale che licenzia il provvedimento per il Senato.Un sopruso inaccettabile. E' passato alla Camera la proposta della Lega nel decreto anti-crisi di ridefinire i costi dell'eletticità in Italia secondo tre macroaree, a tutto discapito della Sicilia, che per motivi geografici produce energia tramite impianti al metano, più costosi dell'energia idroelettrica o nuclerae, di cui è possibile usufruire a nord. Tale decreto mette in ginocchio l'economia siciliana, facendo pagare ai suoi abitanti l'energia elettrica il 25% in più che nelle altre regioni italiane. "E' assurdo che un governo che deve buona parte del suo successo ai voti raccolti in Sicilia approvi adesso un decreto che ne distrugge l'economia totalmente, in un periodo di crisi così forte come quello degli ultimi anni".I Giovani Democratici di Ragusa esprimono con queste parole la massima indignazione per la subdola manovra e pensano che è vergognoso come i senatori siciliani, che ci rappresentano al parlamento, hanno dimostrato la loro incapacità di ascoltare i problemi del Paese dando la fiducia al decreto. Per non parlare dei senatori dell’MPA che vigliaccamente hanno dato fiducia al governo ma si sono alzati e sono usciti dall’aula poiché non erano d’accordo alle misure previste per la questione energetica, invece di rimanere e contrastarlo con tutte le loro forze. Sono questi i personaggi che ci rappresentano? Sono questi i parlamentari che abbiamo votato per far si che le cause siciliane vengano risolte? E lombardo, il nostro caro presidente della Regione cosa sta facendo? Bè stanno scrivendo una lettera a Berlusconi,,,capite…. Invece di andare a Roma a prendere posizioni dure ed invece di votare la fiducia al decreto..noi in Sicilia scriviamo lettere!!!! Assurdo…Noi Giovani del PD daremo dura battaglia a questa politica incauta e irrispettosa dei principi di uguaglianza che in una democrazia dovrebbero essere alla base di tutto. Il Nord ed il Centro continuano ad essere agevolati e noi, si proprio noi i Siciliani che hanno dato la maggioranza a Berlusconi, veniamo per l’ennesima volta penalizzati. Ma poi Berlusconi dice che nel decreto anticrisi ha agevolato le famiglie, gli anziani, i giovani e addirittura ha abbassato le tariffe energetiche, bravo!!!!! Ma Berlusconi ha detto che con questo decreto in campo energetico massacrerà l’economia siciliana? No Berlusconi dice solo le cose che gli conviene dire!!! Berlusconi pur di non far cadere il governo accontenta sempre la lega..che primo o poi ci escluderà veramente dal resto dell'Italia!!!!!!! Ma adesso basta, tutti dobbiamo essere a conoscenza di ciò che accade nel nostro paese. Ormai anche i giornali scrivono ciò che vogliono scrivere, sapete di questa notizia nessuno ne parla. Siamo ancora più indignati . I siciliani non possono tollerare quest'ulteriore attentato alla loro economia. E' una vergogna".

Giovani del Pd Ragusa

La pedofilia invade anche i social network

La pedopornografia sbarca sui social network con gruppi ad hoc in tutto il mondo. A evidenziare il nuovo fenomeno è l'associazione Meter di Siracusa che ha presentato giovedì il Report 2008. Dei 42 social network monitorati a livello mondiale dagli esperti della onlus siciliana, cinque sono risultati positivi ovvero è stata riscontrata la presenza pedofili mentre sono stati individuati in rete 15 gruppi a cui partecipano anche navigatori italiani. Impossibile fare i nomi di queste reti visto che sono in corso delle indagini scaturite proprio dalle denunce di Meter. «Approfittando di questi sistemi di rete i pedofili si legano tra loro con divulgazione di video, foto, link e notizie di riferimento, scambiandosi collezioni private prodotte da loro stessi – afferma don Fortunato Di Noto, presidente di Meter - la rete sociale pedofila viene pubblicizzata nelle maggiori bbs dedicate alla pedopornografia, che sono costantemente monitorate». Una diffusione nei social network in continuo aumento, basti pensare che «in questi primi 15 giorni del 2009 abbiamo abbondamente superato le segnalazioni raccolte lo scorso anno» prosegue il parroco siracusano che da oltre 20 anni dà la caccia, insieme all'associazione Meter da lui fondata, agli orchi su Internet. «Ma non per questo bisogna demonizzare la rete o i social network» avverte Di Noto, il primo a scoprire nel lontano 1989 la pedofilia on line. In generale, le segnalazioni dell'associazione siracusana alla Polizia postale nel 2008 sono state 2.850, mentre negli ultimi cinque anni sono stati oltre 44mila i siti e i riferimenti pedofili segnalati a tutte la Polizie del mondo.Oggi, le basi virtuali dei pedofili si trovano principalmente in Usa (29%) e Russia (27%), ma anche in Iraq e Iran così come riportato nello studio di Meter, che evidenzia anche come gli orchi italiani preferiscano spostarsi su server stranieri. Proprio per questo motivo i server italiani dedicati alla pedofilia sono scesi nell'ultimo anno: si tratta però solo di una migrazione e non di una diminuzione del fenomeno. Continua invece l'utilizzo del file sharing per la diffusione e lo scambio di file pedopornografici visto che il 60% delle indagini della Polizia postale italiana interessano proprio questo settore. Lo scorso anno le segnalazione di Meter hanno riguardato 27 riferimenti italiani tra siti, email, dialoghi in chat e bbs. Inoltre, il 20% delle segnalazioni dell'associazione riguarda siti poi bloccati dal Centro nazionale per il contrasto alla pedofilia, ovvero 75 siti su 375. Importati anche le segnalazioni degli utenti a Meter che nell'ultimo anno sono state 440. Il report 2008, infine, segnala anche come si diffonda sempre più la pedofilia culturale, ovvero siti dedicati a una sorta di giustificazione storico-sociale della violenza sessuale sui bambini. Lo scorso anno, per esempio, è stato scoperto e bloccato un portale spagnolo di donne pedofile mentre altri dieci portali sono stati bloccati nella cosiddetta giornata dell'orgoglio pedofilo. Questi gruppi, infatti, si organizzano anche attraverso la produzione e la vendita di gioielli, bigiotteria e numismatica imprimendo sulle monete i loro loghi e i simboli.
La pedofilia è uno dei mali oscuri della nostra società e tra questi il più grave e sentito da tutta la collettività, perché i protagonisti delle tante storie tristi e agghiaccianti sono i bambini, piccole esistenze che si spezzano per il brutale impatto di adulti deviati, generando terribili effetti. Da specifici studi è risultato che, rispetto alla media della popolazione, i bambini coinvolti nella pedofilia hanno una probabilità più alta del 500% di ammalarsi in età adulta di depressione e del 400 % di ricorrere al suicidio. Il pedofilo è una persona subdola, che sa rapportarsi molto bene con i bambini, comportandosi da amico e facendo sentire loro che possono fidarsi di lui. Spesso le violenze avvengono tra le mura domestiche, proprio lì dove i bambini dovrebbero essere più al sicuro, compiute dagli stessi familiari o da persone amiche e purtroppo, non sono circoscritte solo alle famiglie degradate, ma si estendono a tutte le classi sociali e a tutte le categorie di professionisti.
Negli ultimi anni, a causa dei clamorosi casi di pedofilia sadica in Italia, sono state invocate da più fonti degli interventi terapeutici per i pedofili e tra questi, anche la castrazione chirurgica, che ha avuto in altri paesi un grande impiego nel trattamento dei crimini sessuali, ma, nel caso specifico dell’argomento trattato, non serve perché l’atto sessuale pedofilico non richiede necessariamente l’erezione né tanto meno la penetrazione, ma anche solo compiacimento a guardare, a toccare, a far compiere gli atti ad altri, a fotografare, ad annusare semplicemente la vittima, oppure ad usare violenza con corpi estranei e oggetti. In Italia la pedofilia come reato è disciplinata dalla Legge n. 66 del 15 Febbraio 1996, “Norme contro la violenza sessuale”, e dalla Legge 269/1998, che hanno introdotto degli specifici articoli nel Codice Penale e recentemente è stata aggiornata dalla legge 38/2006, “Disposizioni in materia lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedo-pornografia anche a mezzo Internet”.
Noi giovani Democratici di Ragusa pensiamo sia opportuno rendere più drastiche le pene previste dal nostro Codice Penale in materia di pedofilia e di violenza sessuale, reati considerati fortemente aberranti dal nostro ordinamento. La proposta in questione prevede il raddoppio dei termini di prescrizione per detti reati, oltre ad elevare sensibilmente le pene previste in materia di violenza sessuale, di prostituzione e pornografia minorile, stabilendo che i soggetti resisi colpevoli, saranno interdetti permanentemente dai pubblici uffici e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

Giovani PD Ragusa

sabato 17 gennaio 2009

LA CONSULTA PROVICNIALE VUOLE INCONTRARE LE CONSULTE GIOVANILI PER RACCOGLIERE PROPOSTE SULLA CONDIZIONE GIOVANILE IN PROVINCIA...

Il presidente della prima Commissione consiliare, Ignazio Nicosia, di concerto con gli altri componenti Ettore Di Paola, Pietro Barrera, Angela Barone, Giuseppe Colandonio, Giovanni Iacono e Giovanni Mallia, nell’ottica di conoscere le problematiche dei giovani in provincia ha promosso una serie di incontri con i rappresentanti delle consulte giovanili dei comuni. L’obiettivo è quello di avviare anche da parte dell’amministrazione provinciale una forte progettualità nel campo delle politiche giovanili che possa dar vita ad un confronto utile con le nuove generazioni e a raccogliere proposte su tutto ciò che possa riguardare la condizione giovanile nei comuni della provincia di Ragusa.
E' sicuramente un incontro importante ma voglio ricordare alla Commissione consiliare che oltre ad incontrare le consulte giovanili dovrebbero coinvolgere tutti i gruppi giovanili di ogni partito che si occupano, non solo di politica in generale ma soprattutto di politica Giovanile.
Inoltre, ci tengo a precisare che per quanto riguarda la Consulta Giovanile di Ragusa e in linea generale anche le altre dei restanti 11 comuni della provincia, non si riuniscono da tanto tempo e non hanno fatto delle iniziative volte ai giovani. Quindi non ritengo opportuno incontrare solamente tali consulte che ad oggi non potrebbero dare delle risposte concrete ed efficaci al fine da ottenere.
Noi giovani del partito Democratico siamo vicini ai giovani nelle scuole, nelle università, nelle associazione e pertanto crediamo di conoscere quali sono le esigenze dei giovani in provincia di Ragusa e riteniamo opportuno un incontro allargato anche a chi si spende per ricercare e capire quali sono le priorità ed i problemi dei Giovani e, direi pure dei nostri coetani.
Quindi, invito la suddetta Consulta a rivedere la loro iniziativa affinchè anche noi giovani appartenenti ad un partito politico possiamo partecipare ad un incontro di tale importanza ed utilità. Sottolineo anche che, essendo loro esponenti di partito, dovrebbero includere in queste iniziative i giovani del loro stesso partito, ove esistono naturalmente, in modo tale da promuovere la politica giovanile.
Invito, inoltre, i vari componenti delle consulte ad impegnarsi maggiormente per attuare in provincia di Ragusa una politica forte volta alle esigenze dei giovani e alle loro aspettative.

La Responsabile dei Giovani Pd Ragusa
Valentina Spata

FABIO NICOSIA CAPOGRUPPO CONSIGLIERI PROVINCIALI PD DICHIARA: LA CRISI POLITICA DEL CENTRODESTRA PARALIZZA L’ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA DELLA PROVINCIA

L'ennesimo rinvio del tavolo politico del centrodestra ragusano sembra allora non doversi risolvere a breve la crisi politica in provincia, iniziata con l’”autosospensione“ degli assessori di Forza Italia. "Se da nessuna dichiarazione - dice Fabio Nicosia capogruppo del Pd alla Provincia - emerge un problema politico o la necessità di analisi sull’attuazione del programma del Presidente Antoci , sono sicuramente strumentali le posizioni denunciate ai giornali riguardo le motivazioni , ma dietro alle scaramucce si celano problemi seri di tenuta della coalizione del centro-destra riguardanti lotte intestine e di successione. La destra rischia di ingessare l’azione amministrativa e, soprattutto, politica di una provincia che, dopo due anni di lenti passi, deve cominciare a dare risposte efficaci per l’attuazione del programma elettorale e per le necessarie rivendicazioni dei cittadini iblei. Sono tanti i temi che necessitano di un confronto serio e di possibili soluzioni : l’aeroporto di Comiso ( ultimazione , società , acquisto quote, rete viaria di collegamento, start up…tutto può essere delegato unicamente al Comune di Comiso ?) - Il Centro di Ricerca Applicata in Agricoltura di Ctr.da Perciata , dopo gli ingenti investimenti e il completamento di gran parte della struttura è vittima di giochi ed equilibri politici regionali o può sperare di iniziare un’attività utilissima al territorio ?- L’Università di Ragusa , o quello che resta dopo la chiusura di diversi corsi, non merita riflessioni più approfondite e non demandate al Consiglio di Onorevoli ed ex onorevoli che la gestisce?- L’iter dei fondi ex Isicem ?-Il porto di Pozzallo da integrare al porto turistico di Marina di Ragusa e al porto peschereccio e turistico di Scoglitti per un sistema portuale provinciale di rilievo, con strutture adeguate alla ricezione dei turisti ( non fanno fare bella figura alla Provincia i miseri gazebi di Pvc impiantati dalla Provincia ad uso di “Virtus Ferries” e dove si aspetta la partenza e l’arrivo del catamarano per Malta) - Le grandi opere incompiute come il Velodromo di Vittoria ( 15 anni circa , roba da Striscia la Notizia) e gli impianti sportivi di Ispica mai consegnati -La rivendicazione di fondi per la viabilità secondaria . Questi alcuni degli impegni, a nostro avviso urgenti, dell’agenda del Consiglio e dell’Amministrazione provinciale . Però si ritarda, perché la crisi deve essere gestita dai “baroni” del centrodestra” che, nella loro ottica di lottizzazione e spartizione di qualsiasi spazio politico-amministrativo, non hanno l’urgenza di trovare l’accordo, la provincia è solo un terreno di scontro dove misurare le forze in vista della successione alla leadership, dove dare segnali su quale forza dovrà esprimere il prossimo presidente dell’Ente. In base alla logica del centrodestra i consiglieri provinciali eletti non possono creare loro un tavolo di trattative, perché alla fine dovranno essere sempre gli stessi 4/5 attori a trovare l’accordo su poltrone, elezioni e quant’altro e impartire le condizioni e gli ordini di scuderia ai vassalli. Questo è un sistema feudale della politica che deve essere denunciato e rotto, in primis dagli stessi appartenenti al Pdl che ne hanno il ruolo; chi è stato votato ed eletto al Consiglio Provinciale, chi ha avuto il mandato per amministrare la Provincia di Ragusa, faccia capire ai “big” che dobbiamo lavorare , dobbiamo andare avanti e non dietro le loro bizze! Piuttosto gli onorevoli si impegnino nelle loro istituzioni dove hanno ricevuto il mandato elettorale di trarre benefici per il nostro martoriato territorio . Noi , consiglieri di minoranza , dobbiamo denunciare questo stato di cose che è ben più grave dell’individuazione “intuito personae” di un dirigente al posto di un altro . La nostra voce di opposizione è di sollecito sui tempi della risoluzione di questo stato di cose ed è differente , anzi opposta, a quella dell’ MPA , che alimenta il fuoco del disagio per entrare in Giunta ed avere un ruolo nella spartizione degli incarichi. Il Movimento per l’Autonomia è pronto ad entrare in Giunta, per recuperare i posti persi dopo la transumanza , con gli stessi uomini : Barrera, già assessore di Forza Italia e presidente AAPIT e, dietro di lui, Riccardo Minardo, che uscito dalla porta vuole rientrare dalla finestra. Intanto hanno mantenuto utili e “disamministrati” sottogoverni come l’Ente Autonomo Case Popolari , un vero e proprio fallimento . Sarebbero queste le novità di una nuova giunta Antoci ? Appare quindi utile la convocazione del Consiglio Provinciale , fissata dal Pres del Consiglio e dalla Conferenza dei Capigruppo , per giorno 2 febbraio per sentire il Presidente Antoci e per dare chiarezza alle posizioni dei vari gruppi consiliari".

RAGUSA: ANCORA INCIDENTI STRADALI E ANCORA VITTIME!!!!!!!


Un cittadino extracomunitario è morto nel pomeriggio in un incidente stradale avvenuto sulla strada provinciale numero 13 che collega Ragusa con Santa Croce Camerina, nei pressi della località Centopozzi. Awet Tesfamichael, di 31 anni, viaggiava su uno scooter che per cause da accertare si è scontrato frontalmente con una autovettura Volvo condotta da una donna di 39 anni. Il giovane è morto sul colpo mentre la donna è rimasta illesa. Il cittadino eritreo è risultato titolare di un permesso di soggiorno scaduto il 31 dicembre scorso e si stava recando in una azienda agricola del luogo per definire un rapporto di lavoro dal quale sperava di ottenere il rinnovo del permesso.

Come vedete, anche le strade della provincia di Ragusa, che percorriamo giornalmente sono pericolose. La strada dei 100 pozzi è una strada piena di buche e priva di illuminazione.

Non possiamo ancora rimanere indifferenti ad un problema così grande che costa la vita di chiunque sfortunatamente si trova protagonista di queste spiacevoli tragedie.

Siamo dispiaciuti per quanto accaduto a questo ragazzo e rimaniamo vicini alla sua famiglia.


I Giovani PD Ragusa

L'UNICO PAESE AL MONDO...Ad approvare le misure anticrisi senza discuterle. Per poi accorgersi che un terzo delle social card sono senza soldi

Una maggioranza tra le più larghe della storia italiana approva il decreto-legge con le misure anticrisi (dl 185/08 – Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale) con la fiducia, nonostante il PD avesse presentato appena dieci emendamenti per un maggiore investimento di 2,5 miliardi. Siamo i primi e gli unici al mondo che hanno impedito al Parlamento di svolgere una discussione efficace sulle misure anticrisi, è questo l'unico nostro primato in questo momento. E intanto scoppia anche il caso Social Card: una su tre non mai stata caricata!Una cifra che sarebbe stata coperta utilizzando la metà dei risparmi che nel 2009 il governo incasserà dalla diminuzione sugli interessi sul debito. Ma la destra ha scelto di non discuterne.Non hanno voluto incrementare del 20% gli assegni familiari, aumentare le risorse per gli ammortizzatori sociali e ampliare la platea dei lavoratori che ne beneficiano, né velocizzare i pagamenti da parte della pubblica amministrazione, evitare la stretta al credito per le piccole e medie imprese o intervenire sui meccanismi del credito d'imposta per la ricerca e il sud.Accanto alla presunzione e la prepotenza del governo va segnalata anche l'ennesima bufala. la tanto sbandierata social card, la carta dei meno abbienti, la carta che dona meno di un euro al giorno e ti dichiara povero, è vuota!Per stessa ammissione dell'Inps, al 30 dicembre erano state caricate 330 mila carte sulle 520 mila distribuite. Una su tre è vuota. Vergogna!"Vorrei tanto che il ministro Tremonti si calasse nei panni di un pensionato che ha bisogno anche di 40 euro al mese in più e che si è sottoposto entro il 31 dicembre al complicato percorso ad ostacoli escogitato dal governo", è la replica del ministro della Semplificazione del governo ombra, Beatrice Magnolfi, che parla di «via crucis infinita» descrivendo l'iter da affrontare per beneficiare della social card.E lo chiamano decreto anticrisi...Pubblichiamo la dichiarazione di voto sulla questione di fiducia del ministro ombra per l’Economia, Pierluigi Bersani.Signor Presidente, colleghi, mi sembra che i fatti siano chiari. Dopo aver duramente lavorato, con esito nullo, in Commissione, le opposizioni hanno ridotto ad una trentina i propri emendamenti, per rendere più agevole ed essenziale il dibattito in Aula. Il Governo ha posto la questione di fiducia per coprire i problemi della maggioranza e il Presidente Fini si è espresso con parole istituzionalmente ineccepibili e, per ciò stesso, del tutto incomprensibili alle orecchie padronali del Presidente Berlusconi. Abbiamo anche assistito ad un Governo che nel chiedere la fiducia ha dichiarato che l'Italia è il primo Paese ad affrontare provvedimenti sulla crisi. Come abbiamo detto ieri, siamo al surrealismo: ribadisco che siamo i primi e gli unici al mondo che hanno impedito al Parlamento di svolgere una discussione efficace sulle misure anticrisi, è questo l'unico nostro primato in questo momento.Ieri l'opposizione ha deciso di fare un Aventino alla rovescia: abbiamo parlato per tre ore da soli, e lo abbiamo fatto come atto di omaggio alla dignità di quest'Aula. Oggi, a beneficio di chi di voi non era presente e del Ministro Tremonti in particolare, per un atto che - credo - la cortesia pretenda, illustro in un breve riassunto gli argomenti che abbiamo esposto. Innanzitutto, signor Ministro ed esponenti della maggioranza, avevamo posto una domanda: quando a luglio noi abbiamo proposto, invece della seconda parte della manovra ICI, detrazioni fiscali per redditi medio-bassi; quando abbiamo proposto di parlare, invece che di straordinari, di cassa integrazione; quando abbiamo chiesto se ci convenisse spendere miliardi per Alitalia per disporre di servizi inferiori, minore concorrenza, minori collegamenti internazionali e meno occupazione, ci eravamo sbagliati? Credo sia legittimo porre questa domanda, a cui segue una lunga coda, non è mica finita!Mi rivolgo agli amici della Lega, sono del nord anch'io: questa Lega che è per la libertà di mercato deve spiegarmi perché in Commissione ha partecipato a dichiararci inammissibile un emendamento che ripristinasse i poteri dell'Antitrust, che voi avete tolto; inammissibile per estraneità di materia, in un decreto-legge che parla anche di porno tax (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Dovete anche spiegarci perché mai avete votato contro un nostro emendamento per la liberalizzazione dei voli Milano-Roma. Se voi pensate di poter raccontare quello che volete al nord vi sbagliate (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).Se fin qui non abbiamo sbagliato del tutto, può anche darsi che non ci sbagliamo nemmeno oggi. Vi abbiamo chiesto una manovra di un punto di PIL e abbiamo cercato di dimostrarne la sostenibilità, sulla base di un risanamento che esiste ed è solido (voi ve ne vantate e non riconoscete con una sola parola i meriti di lo ha procurato), ma non avete accettato questa proposta, così come non avete accettato alcun fondamentale emendamento dell'opposizione (nostro, dell'Unione di Centro o dell'Italia dei Valori): eccoci ora qui ad affrontare questo 2009 senza alcuna riduzione fiscale per i redditi medio-bassi, anzi con un aumento della pressione fiscale per quei redditi, perché - ci siamo capiti - non è che non alzate le tasse, qui l'IRPEF sta crescendo per l'andamento del fiscal drag e voi state sottraendo potere d'acquisto a chi in questo momento ne avrebbe più bisogno, anche ai fini dell'economia.Sul lavoro autonomo e professionale lanciate un messaggio: non abbassiamo le aliquote, ma allentiamo i controlli. In tal modo proponete uno scambio distruttivo, cioè invece di intervenire con misure positive e chiedere fedeltà fiscale - che è l'unico modo col quale si possono ridurre le aliquote - realizzate uno scambio distruttivo per il civismo in questo Paese.Ci avete anche proposto delle analisi attraverso dei comunicati del Governo e del Ministero dell'economia che, francamente, ci hanno messo in allarme. Ieri ho anticipato che assumeremo iniziative che diano priorità alla trasparenza dei dati, in termini di finanza pubblica e in termini di entrate fiscali. Ci avete detto in via ufficiale che il fabbisogno è cresciuto in virtù di misure di cui avevate garantito la copertura al Parlamento, e non ci avete detto niente di analitico e dettagliato sull'andamento delle entrate fiscali: non pensate che sia possibile discutere senza avere una base di dati condivisi!Sulle misure sociali, si è già detto del bonus famiglie - ne ha parlato Avvenire, al quale mi rimetto - e della social card. Vorrei che si sapessero le cifre: un milione 300 mila le utenze potenziali, 350 mila le carte attivate, 150 mila le carte respinte, disagi e umiliazioni di ogni genere agli sportelli, ai patronati e nei supermercati (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Volete darglieli sulle pensioni, questi benedetti 40 euro, così risparmierete dei soldi anche voi?Sugli ammortizzatori, non siamo a posto. Il Ministro dice: ho voluto mettere il registratore. Non ce n'è bisogno, ci siamo detti chiaramente che per noi si tratta di una priorità assoluta. Potete usare questi fondi o altri, purché funzioni. Quanto al Fondo sociale europeo, le regioni faranno quel che dovranno fare, ma ciò non sarà risolutivo. La norma sulla bilateralità, oltre a discriminare e a dividere piuttosto che ad allargare la platea, non reggerebbe ad un esame costituzionale, perché discriminatoria (Applausi dei deputati del gruppo Partito nel Democratico).Attenzione, le chiacchiere valgono fino a domani mattina, i numeri sono i seguenti: un milione di giovani precari a rischio rinnovo, 500 mila lavoratori già in cassa integrazione straordinaria, ordinaria, in deroga e cassa edile. E siamo soltanto all'inizio. Volete attrezzarvi sul piano dei soldi e delle norme o continuiamo ad andare avanti a chiacchiere? Abbiamo passato il Natale con la storia della settimana corta, non possiamo andare avanti a spot! Abbiamo cominciato con Robin Hood, che doveva prendere e invece deve dare; c'erano poi gli 80 miliardi; prima si dice che bisogna lavorare di più e poi che bisogna lavorare meno. Si passa la giornata con degli spot, ma il giorno dopo non c'è niente di queste cose.Lo stesso vale per la piccola impresa. Ho detto ieri e lo ripeto qui, per informazione, perché è difficile leggere sui giornali le cose che sto per dire, che vorrei fosse chiaro che di tutte le cose di cui abbiamo chiacchierato in relazione all'accesso al credito per la piccola impresa, oggi non sta funzionando niente. Non so se mi spiego: tra decreti e regolamenti, da ottobre ad oggi, non c'è nulla di nulla.Vogliamo dire qualcosa alla nostra industria? La Iris ceramiche, sto parlando del meglio, liquida, perché non c'è prospettiva. Vogliamo dirgli che non è così? Guardate che se a catena viene fuori una cosa di questo genere, a cominciare dalle banche, noi abbiamo dei guai seri. Non sarà ora di sentire una parola forte sulle politiche industriali? Dite qualcosa a questa gente!Voi dite: acceleriamo, non c'è bisogno di manovra. Acceleriamo? Benissimo. Il FAS? Benissimo. Ma stiamo parlando o no di misure che devono diventare vere in 12-24 mesi? Si tratta di questo? Se è questo, fuori da un paniere di progetti locali e fuori da un'attivazione controllata di crediti di imposte, non può esserci una risposta. Inutile dire: acceleriamo il ponte sullo Stretto: lo accelereremo per vent'anni, sarà un'accelerata di vent'anni! Cerchiamo di capire che la crisi c'è, perché io ho l'impressione che ciò non sia stato ancora compreso!Fra l'ottimismo po' poco vacuo, lasciatemelo dire, del Presidente del Consiglio, e, Ministro Tremonti, una sorta di pessimismo immaginifico che viene fuori dalle sue iniziative, noi siamo fermi, con l'idea che qualcun altro provvederà. Ma, attenzione, non possiamo permetterci una cosa di questo genere, dobbiamo fronteggiare la crisi, non risolverla, ma fronteggiarla. L'ho detto ieri, non siamo mica pagati per fare dei commenti o dire delle frasi celebri, noi siamo pagati per fare dei fatti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!Il Presidente Napolitano - voglio concludere con le sue parole - ha detto: può venir fuori dalla crisi una società più giusta. Lo ricordava D'Antoni ieri nel suo intervento: ciò è verissimo, ma l'ombra di questa frase bellissima è che dalla crisi può anche venir fuori una società più divisa e più ingiusta. Se non facciamo niente, dal momento che l'acqua va in basso, la crisi verrà pagata, magari in silenzio, da milioni di persone, i più deboli. Attenzione, voi vi candidate a mettervi dalla parte delle retrovie, di quelli che vogliono stare al riparo, acquattarsi e aspettare che la crisi passi.Noi ci mettiamo dall'altra parte, discutiamo confrontiamoci: possiamo far venir fuori un Paese più solidale o un Paese più diviso. Fin qui mi pare che siamo sulla cattiva strada e per questo noi vi neghiamo, ancora una volta, e con maggior convinzione la fiducia

venerdì 9 gennaio 2009

DOCUMENTO PRODOTTO DALL'AREA TEMATICA PROVINCIALE "POLITICHE GIOVANILI"

Dopo la riunione di domenica alle ore 18 persso i locali del PD, i componenti presenti abbiamo deciso di redigere un documento in merito ai temi trattati:

La riunione di domenica è stata significativa perchè è emerso quello spirito fondativo delle giovani generazioni democratiche di riportare il nostro movimento giovanile, ma ancor di più il PD, del quale ci riteniamo componente fondamentale, tra la gente con la gente; emerge dalla riunione l'esigenza della nostra generazione di non disperare se la politica a volte, anzi spesso nn da delle risposte che ci aspettiamo, ma anzi con rinnovato entusiasmo, di assumerci noi la responsabilità a piano titolo di dare queste risposte con tutti gli strumenti che abbiamo in mano. Orgogliosi di essere parte integrante di questo partito nuovo, la fine del 2008 ci lascia un tema caldo che merita di essere discusso( e il nostro partito l'ha fatto) perchè è inaccettabile per noi giovani continuare a subire ciò che succede nella Ragusa -Catania.
Troppe le giovani vite stroncate, troppe le famiglie lasciate nel loro dolore, un futuro precario, quindi nn solo dal punto di vista economico e sociale, ma anche infrastrutturale che incide e ha inciso nel dramma di decine e decine di famiglie da quando esiste la Repubblica Italiana, da quando si è detto e stradetto che questa strada sarebbe stata rifatta, allargata, messa in sicurezza! Niente di tutto ciò...Ora noi giovani democratici iblei, noi componenti del Partito Democratico Ibleo chiediamo a gran voce, con forza e determinazione, di cambiare rotta e lanciare un segnale diverso, simbolico ma anche pieno di sostanza; chiediamo di ascoltare la gente e di scendere in piazza, o meglio, in questo caso di "scendere in strada" insieme al popolo e col popolo per far credere loro che noi stiamo dalla parte di chi paga le tasse ma a queste nn seguono dei servizi idonei, sufficienti, sicuri,efficianti ed efficaci.
OPERATIVAMENTE PARLANDO: chiediamo di bloccare, previa richiesta alla prefettura ed enti preposti, la Ragusa-Catania, consentendo cmq la fruizione di strade alternative, domenica 18 più tempo possibile...ma questo è da concertare col prefetto.
Questo partito ha bisogno, per crescere di gesti forti, ha bisogno di riconquistare la credibilità di decine di migliaia di persone che ci guardano perplessi, scettici( se vogliamo praticare la vocazione maggioritaria di questo partito), ma anche la fiducia di chi ci guarda con simpatia e curiosita, rafforzando ancora di più l'opinione di chi già ci guarda con convinzione.
Abbiamo bisogno di dare risposte a tutta la nostra comunità, ma abbiamo bisogno di recuperare quel rapporto con le giovani generazioni che guardano la politica con la logica del sospetto nei confronti della classe dirigente in generale; e questo lo possiamo fare con i fatti, intestandoci iniziative e battaglie importanti, perseguendo con dedizione le stesse, nn abbassando mai la testa.
Ma questa deve essere nn solo l'iniziativa dei giovani democratici iblei, ma piuttosto deve essere il risultato di un'azione corale che si chiama PARTITO DEMOCRATICO DELLA PROVINCIA DI RAGUSA perchè abbiamo bisogno della forza organizzativa e strutturale di un'organizzazione chiamata partito, ma perchè vogliamo mettere questa idea a disposizione del partito tutto.
Ma mi spingerei oltre i confini della provincia di Ragusa dato che questo tratto di strada riguarda anche Catania, ma arriverei pure ad interessare l'organizzazione regionale data l'importanza del tema; è necessario che scenda in campo il partito regionale.Quindi chiediamo ai componenti iblei della direzione regionale che si riunirà lunedì prossimo, nonchè ai componenti dell'assemblea costituente regionale che si riunirà in data 17 genn a Messina, di mettere all'odg della prossima direzione e della prossima assemblea questa iniziativa e di coinvolgere il partito regionale
Stiamo inoltre preparando una petizione in merito alla questione (vedi allegato) e soprattutto riteniamo essenziale accompagnare queste iniziative con 2 interrogazioni parlamentari, una regionale e l'altra nazionale.
Qualora il partito ritanga questa iniziativa utile per il partito stesso ma soprattutto per affrontare definitivamente e risolvere la questione,rimaniamo pronti a concertare la data per l'organizzazione della manifestazione però chiediamo subito una direzione provinciale o un esecutivo per organizzarci per affrontare la discussione ed eventualmente organizzarci in merito.

RESP. PROV. AREA TEMATICA "POLITICHE GIOVANILI"

MARIO D'ASTA

domenica 4 gennaio 2009

ABBIAMO RACCOLTO 1500 FIRME. AIUTACI ANCHE TU...FIRMA LA PETIONE PER LA MESSA IN SICUREZZA DELLA STRADA RAGUSA CATANIA

GIOVANI PD RAGUSA

NON DIMENTICARE LE VITTIME DELLA STRADA RAGUSA – CATANIA

OGGETTO: PETIZIONE POPOLARE “La SS 154 è una strada pericolosa. Si metta in sicurezza da subito”
Per non dimenticare Leandro, Peppe, Fabio e Gabriele. Per non dimenticare tutte quelle persone che hanno lasciato la loro vita nella strada della morte "Catania Ragusa".Per non dimenticare tutte quelle persone che come Filippo Paternò stanno ancora oggi lottando tra la vita e la morte a causa di brutti incidenti dovuti allo stato pietoso di una strada che oggi viene chiamata la strada della morte.
Il Governo Nazionale, ha ridotto i fondi per le infrastrutture del Sud e quindi non ci sono abbastanza contributi per il rifacimento della strada in questione, nonostante si assiste ad un aumento continuo di incidenti mortali.
La strada 154 (Ragusa – Catania) che collega la Provincia di Ragusa al resto d’Italia è diventata troppo pericolosa ed è in stato disastroso. Ricordiamo a tutti che stiamo parlando di una strada percorsa da migliaia di persone al giorno. Questa è l’unica strada che permette alla Provincia di Ragusa di avere collegamenti con la Sicilia Occidentale. E’ una strada che volente o dolente dobbiamo percorrere e per questo è doveroso che debba essere messa in sicurezza immediatamente.
Nella carreggiata sono presenti pericolosi dislivelli e dorsi che non rendono abbastanza visibile la strada. La strada, inoltre è totalmente al buio poiché il sistema di illuminazione è inesistente, anzi ancora non è neanche previsto. E’ inesistente anche una efficace rete segnaletica. Le linee continue o tratteggiate sono invisibili; le buche sono veramente tante!! Ma di fronte a tutto ciò sorge spontaneo un interrogativo: Quante altre vittime devono esserci per trovare una soluzione e per far si che questa maledetta strada venga rifatta?
Non è possibile che ogni volta dopo un incidente mortale si piangono le vittime e dopo un po’ tutto viene dimenticato e nulla si fa. Adesso diciamo basta!!!!!!!!
Reputiamo vergognoso che a distanza di mesi nascono rifornimenti di benzina e autogrill quando non c’è neanche un palo della luce che possa rendere visibile la strada di notte.
Riteniamo scandaloso che i comuni limitrofi, giocano con gli autovelox per avere introiti locali. Non si può fare un autovelox a 70 Km/h in una strada che collega una provincia così grande come la nostra al resto dell’Italia; forse una provincia dimenticata ma che non riesce a dimenticare quante vittime ha pianto a causa dell’irresponsabilità di tutti coloro che si sono disinteressati di una questione così importante.
La grande preoccupazione di tutti coloro che quotidianamente, sia di giorno che di notte, sono costretti a percorrere questa terribile, strada, ci spinge a CHIEDERE con urgenza al Governo Nazionale, al Governo Regionale e ai Comuni interessati: L'immediato rifinanziamento dei lavori per la realizzazione della scorrimento veloce:
affinchè almeno i nostri figli percorreranno in sicurezza la distanza che separa Ragusa dal resto del mondo.nelle more:
La realizzazione di interventi di straordinaria manutenzione del tratto esistente:
una nuova carreggiata più larga e con la presenza di uno spartitraffico; eliminazione delle curve dove è possibile.L'immediata esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria:
rifacimento del manto stradale, ripristino della segnaletica verticale ed orizzontale, una adeguata ed efficiente Illuminazione nei tratti di intersezione e in quelli più pericolosi:
L'illuminazione non è prevista ma quanto costano quattro lampioni? Valgono forse più di una vita umana?Limiti di velocità ed attraversamento pedonale inesistente. Dopo che viene fatta una strada a scorrimento veloce con una efficace carreggiata si può pensare a moderare la velocità e ai passaggi pedonali ben illuminati che collegano gli incroci con gli altri paesi. Si sottolinea il fatto che se si supera il limite di velocità i soldi delle multe devono andare per la manutenzione della strada in questione e non hai comuni limitrofi.


CHIEDIAMO, inoltre, a tutti i cittadini una mobilitazione affinchè il sangue versato non venga dimenticato.
La percezione di quieto vivere, al di là dei dati statistici, si confronta comunque con la quotidianità vissuta sul territorio. Quotidianità fatta di piccoli e grandi disagi, cui le istituzioni sono chiamate a rispondere soprattutto con la presenza sul campo, aumentando il senso di sicurezza nei cittadini.

Giovani PD Ragusa

sabato 3 gennaio 2009

GAZA, 430 MORTI IN UNA SETTIMANA. PALESTINESI ALLA FAME. BASTA CON I RAZZI APPELLO ALLA TREGUA........


Nessuna tregua, nessuna possibilità di arrivare ad un accordo per porre fine alle ostilità. Nella Striscia di Gaza è ancora l'inferno. I raid israeliani non si placano, i razzi palestinesi, trecento quelli lanciati la notte tra il primo e il due gennaio, nemmeno. Mentre le vittime dell'operazione 'Piombo fuso' continuano ad aumentare: 420 i morti, 2.180 i feriti. Cifre in continuo aggiornamento e a cui si sono aggiunti tre fratellini palestinesi, tra sette e dieci anni, uccisi mentre giocavano in strada durante un raid vicino a Khan Yunis.Dopo il fallimento della proposta francese di raggiungere ad una tregua, la situazione è ulteriormente peggiorata dopo l'uccisione di uno dei leader di Hamas, Nizar Rayan, da parte dell'ennesimo raid israiliano sulla Striscia. Il 51enne Rayan era considerato nei primi cinque posti della "gerarchia decisionale" di Hamas. Professore di diritto islamico, era conosciuto per i suoi stretti legami con l'ala militare dell'organizzazione ed era molto rispettato a Gaza per la sua costante partecipazione attiva negli scontri con le forze israeliane. Ora, Hamas, ha promesso di vendicarlo con tutti i mezzi. "Non riposeremo finché non distruggeremo l'entità sionista", ha dichiarato un leader di Hamas, Fathi Hammad, citato dalla Bbc. In attesa che domenica inizi la missione Ue in Medio Oriente per cercare una soluzione che fermi la carneficina, il Consiglio d'Europa, per bocca del Segretario Generale Terry Davis, ha severamente criticato la risposta, definita “eccessiva”, di Israele agli attacchi palestinesi. "Nessuno – ha detto Davis - si preoccupa della popolazione civile ancora una volta vittima della violenza in Medio Oriente. Sono scioccato per questa mancanza di sensibilità e umanità". "Certo - ha aggiunto - condanno la decisione di Hamas di infrangere la tregua, perchè è stato questo atteggiamento inconsulto a scatenare tanta violenza. Israele ha il diritto di proteggersi dai missili dei militanti palestinesi, ma dovrebbe farlo in conformità con le norme di diritto internazionale, sia per quanto riguarda gli aiuti umanitari sia per la tutela dei diritti umani. Ecco perchè condanno pure l'uso eccessivo della forza da parte di Israele e l'avere interferito nell'arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione palestinese bombardata". Mentre la diplomazia internazionale è impegnata a trovare una nuova proposta per raggiungere l'accordo sulla tregua, in prima linea Europa e Stati Uniti, l'Egitto ha chiesto a Israele di rinunciare ad una operazione di terra a Gaza. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri egiziano in un comunicato spiegando che il capo della diplomazia, Ahmed Abul Gheit, ha fatto pervenire una lettera in tal senso al suo omologo israeliano, Tzipi Livni, attraverso l'ambasciatore egiziano a Tel Aviv. L'Egitto ha chiesto che "Israele si astenga da operazioni terrestri nella Striscia di Gaza" e che ponga fine immediatamente a tutte le sue operazioni militari a Gaza, afferma il comunicato. Il portavoce del ministero, Hossam Zaki, precisa nello stesso comunicato che l'Egitto ha preso contatti con Hamas per esporre le sue idee in vista di una soluzione alla crisi anche se la possibilità che a questo giro arrivi una risposta positivà rimane ancora flebile e lontana.


"Stiamo vivendo nell'orrore, noi e i nostri figli. La situazione non è solo brutta, è tragica", ha detto Abu Fares, di Gaza, davanti alla sua abitazione, vicino ai resti di un edificio bombardato e distrutto nella notte.


La comunità internazionale risponde all'attacco israeliano a Gaza, dove sono morte oltre 400 persone. L'alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana, ha invocato un "cessate il fuoco immediato" nella Striscia. "Siamo preoccupati per la situazione a Gaza", ha detto uno dei suoi portavoce. "Chiediamo un cessate il fuoco immediato e chiediamo a tutti di mostrare la più grande moderazione. Bisogna fare il possibile per rinnovare la tregua". Un appello in tal senso anche dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, che ha chiesto la "cessazione immediata" delle violenze in Israele e a Gaza, "dei lanci di missili su Israele, così come dei bombardamenti israeliani su Gaza". Sarkozy ha espresso la sua "più viva preoccupazione per l'escalation della violenza" nell'area. Il presidente francese - è detto nel comunicato dell'Eliseo - "condanna le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione così come l' uso sproporzionato della forza". Sarkozy "deplora le importanti perdite civili ed esprime le sue condoglianze alle vittime innocenti e alle loro famiglie" e "ricorda che non esiste una soluzione militare a Gaza e chiede l'instaurazione di una tregua durevole". Dal Regno Unito arriva "profonda inquietudine" per i raid. Londra chiede al governo dello Stato ebraico "il massimo della moderazione" e l'interruzione "immediata" dei lanci di razzi su Israele da Gaza. Anche la Russia, attraverso una nota del ministero degli Esteri, ha chiesto a Israele di fermare "la massiccia offensiva" contro Gaza, e ad Hamas di fermare i lanci di razzi contro le comunità israeliane nel Negev.
Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha duramente condannato il lancio di razzi contro Israele e ha chiesto un immediato cessate-il-fuoco tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza. Secondo Rice, la responsabilità della sospensione della tregua è tutta da imputarsi ad Hamas. In precedenza, un comunicato della Casa Bianca aveva chiesto a Israele di evitare vittime tra i civili, senza chiedere l'interruzione dei bombardamenti aerei, invitando Hamas a interrompere il lancio di Qassam. "I ripetuti lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele devono cessare perché la violenza finisca. Hamas deve porre fine alle sue attività terroristiche se vuole giocare un ruolo nel futuro del popolo palestinese", aveva detto il portavoce Gordon Johndroe. "Gli Stati Uniti inoltre chiedono ad Israele di evitare vittime tra i civili mentre colpisce Hamas a Gaza". Per l'Italia, l'invito di Silvio Berlusconi ad ambo le parti affinché cessino le ostilità. Come chiede dalla mattina di sabato Piero Fassino, ministro degli esteri del Governo Ombra bisogna far tacere subito le armi: “La comunità internazionale agisca immediatamente per ottenere la sospensione dei bombardamenti israeliani su Gaza e la cessazione dei lanci di razzi di Hamas sui villaggi israeliani. Tutto deve essere fatto in queste ore per far tacere le armi, evitando che un nuovo incendio bruci il Medio Oriente. Non sono le armi - ha aggiunto Fassino - che daranno la pace al Medio Oriente, al contrario ogni razzo palestinese sparato sui villaggi israeliani, ogni raid israeliano contro la popolazione palestinese non fa che scavare un solco sempre più profondo di odio, di incomunicabilità e di negazione reciproca”.Fassino ribadisce il suo appello in un'intervista a Il Messaggero. "la soluzione non può essere militare. - afferma l'esponente PD - Anche gli israeliani che subiscono attacchi gravi e intollerabili nei villaggi del Sud sbaglierebbero a sottovalutare oggi la simpatia verso Hamas che la loro reazione sta provocando nei Territori, gli spazi di propaganda lasciati ad Hezbollah e al governo iraniano, i fermenti in tutto il mondo arabo"."Al Fatha - è l'analisi del ministro degli esteri del governo ombra del Pd - ha fatto grandi passi nel dialogo con Israele.Hamas invece non è disposto a riconoscere il diritto all'esistenza dello stato di Israele. Ma senza questo riconoscimento chiaro ed esplicito non è possibile la pace. Oggi Hamas - chiarisce Fassino - è un ostacolo alla pace. Se vuole essere interlocutore e parte di un accordo è necessario che riconosca il diritto di Israele ad esistere e l'autorità di Abu Mazen come presidente rappresentativo di tutti i palestinesi" E se "l'obiettivo delle diplomazie oggi non può essere che quello di costruire nel più breve tempo possibile le condizioni della tregua" l'auspicio di Fassino è che " quando si insedierà Obama riesca ad esprimere una spinta forte verso la soluzione politica del conflitto mediorentale. La precedente amministrazione - conclude - ha fatto meno di quanto ci si poteva aspettare".Fassino, insomma, ritorna sulle parole già pronunciate sabato, al momento dell'inizio della nuova crisi in Israele, quando, consapevole che le buone intenzioni non bastano, aveva chiamato in causa “una responsabilità della comunità internazionale che non può limitarsi a evocare la pace, ma deve promuovere subito iniziative concrete per far intraprendere alle parti l’unica strada che può portare alla pace: un negoziato che riconosca due diritti e li salvaguardi entrambi.”Veltroni: la soluzione 2 popoli in 2 stati. "In questi momenti drammatici in cui tutte le prospettive di pace sembrano ogni ora più lontane è assolutamente indispensabile che, oggi più che mai, la comunità internazionale prenda sulle proprie spalle la responsabilità di non limitarsi ad appelli generici ma di attivarsi immediatamente con iniziative decise e tangibili che possano far sospendere la violenza e rimettere in cammino la strada del dialogo". Lo afferma il segretario del Pd Walter Veltroni. "Al tempo stesso sarebbe bene che la parti in causa facessero da subito uno sforzo per ristabilire una tregua nel più breve tempo possibile ed evitare così ulteriori, inaccettabili stragi di innocenti. L'uso della forza non potrà mai dare la pace al Medio Oriente. Tutti coloro che in buona fede aspirano alla pace hanno il dovere di tenere sempre a mente che la sola e unica soluzione perseguibile è quella di due popoli e due Stati in condizioni di sicurezza e riconoscimento reciproci. Un negoziato che riconosca i diritti di israeliani e palestinesi e li salvaguardi entrambi è la sola alternativa ad altre morti, altro dolore ed altro odio", conclude.Anche Franco Frattini, ministro degli esteri, chiede come primo passo il cessate il fuoco mentre stamani il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha lanciato un appello alla fine di tutte le attività militari nella striscia di Gaza. Si tratta, secondo la prassi del massimo organo dell'Onu spesso seguita in simili casi, di una dichiarazione del presidente del Consiglio stesso, il rappresentante croato Neven Jurica. Ma la richiesta non ha valore vincolante.Intanto gli integralisti che impediscono anche il trasporto dei feriti come denuncia l’Egitto: “Abbiamo aperto il valico di Rafah e aspettiamo che i feriti di Gaza lo attraversino, ma questo non è permesso loro”. Lo ha affermato il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, nella conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese, Abu Mazen. Alla domanda di un giornalista di chi impedisca il trasferimento dei feriti in Egitto, Abul Gheit ha risposto: “Chiedetelo a chi ha il controllo del territorio a Gaza”, con evidente riferimento al movimento integralista di Hamas, che ha assunto il potere nella Striscia dal luglio 2007.La guerra aperta sembra sempre più vicina tanto che il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak ammette l’ipotesi di un’operazione militare terrestre contro Hamas nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato un portavoce del suo dicastero. “Siamo pronti a tutte le eventualità. Se necessario impiegheremo le truppe per difendere i nostri cittadini”. E’ vero, carri armati israeliani sono schierati al confine meridionale del paese con la Striscia di Gaza. Lo testimoniano le immagini mandate in onda alle 11 ora italiana dalla televisione israeliana.atteso", l'attacco israeliano, "impressiona per le sue proporzioni e per il numero delle vittime", ha affermato Lombardi ai microfoni di Radio Vaticana, di cui è direttore generale. Arriva anche l'appello del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. "Gravemente allarmato per le violenze e il sangue sparso a Gaza e per il proseguimento delle violenze nel sud di Israele", Ban ha chiesto la fine "immediata" di tutte le violenze. "Pur riconoscendo le preoccupazioni di Israele per il proseguire degli attacchi con missili da Gaza", il capo dell'Onu ha ribadito "l'obbligo di Israele al rispetto della legge umanitaria internazionale e dei diritti umani" e ha condannato "l'eccessivo uso della forza che ha portato all'uccisione e al ferimento di civili". Ban ha d'altra parte condannato "gli attacchi da parte dei militanti palestinesi" e si è detto "profondamente turbato che i ripetuti appelli a Hamas per farli cessare siano andati inascoltati". Ban ha ribadito i precedenti appelli perché le scorte umanitarie siano fatte entrare a Gaza e ha preso immediato contatto con i leader internazionali e della regione inclusi i leader del Quartetto in uno sforzo di por fine rapidamente alla violenza.

L'appelo arriva anche dal Papa: "Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi alla logica perversa dello scontro e della violenza". E' l'appello di Benedetto XVI dopo l'Angelus, di fronte alla nuova escalation di violenza in Terra Santa.
Ma questa assurda guerra colpisce ancora una volta i bambini che forse non sanno neanche cosa sia. DIVENTARE falegname, aiuto farmacista, tecnico dell'elettricità. Avevano sogni forse piccoli ma reali, gli otto ragazzi che sono morti sabato durante uno dei primi raid israeliani su Gaza. Come migliaia di coetanei erano a scuola, un istituto professionale gestito dalle Nazioni Unite, quando sono cadute le prime bombe. Terrorizzati, sono fuggiti dall'edificio, solo per essere colpiti nel cortile, che dista 200 metri dall'edificio dove ha sede il governo di Hamas, obiettivo dell'attacco. Altri venti loro compagni sono stati feriti: alcuni sono in gravi condizioni. La storia dei ragazzi del Gaza Training Center è diventata uno dei simboli della tragedia che si vive nella Striscia. "Avevano tutti 17 o 18 anni - racconta Sami Mshasha, funzionario dell'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei palestinesi e che gestisce l'istituto - erano lì per imparare un mestiere, per non restare in strada. La fine che hanno fatto è orribile". Quando la bomba ha colpito la scuola molti studenti sono riusciti a ripararsi: per quelli più vicini al palazzo del governo però non c'è stato scampo: "Le nostre guardie hanno cercato di tirarli fuori, ma era impossibile - prosegue il funzionario - è stato difficile anche far arrivare le ambulanze in quel caos. C'erano genitori che urlavano, altri che arrivavano di corsa a cercare i loro ragazzi, bambini che piangevano e urlavano...
E' QUESTO CIO' CHE ANCORA OGGI VOGLIAMO VEDERE? NO NOI NON CI STIAMO!!!!!! NOI GIOVANI DEL PD FACCIAMO UN'APPELLO ALLE DIPLOMAZIE INTERNAZIONALI E ALLE AUTORITA' COMPETENTI AFFINCHE' SI TROVI UNA SOLUZIONE CONCRETA CHE METTA FINE AD UN ORRORE COSI' OSCENO E TERRIFICANTE CHE PURTROPPO HA COINVOLTO GENTE INNOCENTE COME BAMBINI CHE AL MATTINO SI VEGLIANO CON LA VOGLIA DI ANDARE A SCUOLA PER IMPARARE E PER AVERE UN FUTURO MIGLIORE... NON PER MORIRE PRIMA ANCORA DI AVER PROVATO AD ESAUDIRE I LORO SOGNI!!!!!!
RIFLETTIAMO!!!! Ma di fronte a una strage così, o di fronte alla morte dei compagni di banco con che spirito potranno tornare questi bambini a scuola?".
L'Unrwa gestisce il principale sistema educativo di Gaza: 200mila studenti, 9000 insegnanti e 240 edifici scolastici su cui si basa di fatto l'accesso all'istruzione di un'intera generazione di bambini e ragazzi palestinesi. "Tutto questo era stato creato per dare una possibilità a questi bambini anche perché non hanno altro" e adesso tutto viene distrutto... Noi non dobbiamo permettere che ciò che viene costruito per migliorare la vita di queste popolazioni venga distrutto dalla follia dell'uomo. Dobbiamo fermarli!!!!!!!

ANNO ZERO: IL GOVERNO BERLUSCONI BOCCIATO!!!!!!!


Otto mesi di governo e una sequenza di errori da matita blu e rossa da far paura. È il bilancio dei ministri del governo ombra sul 2008 del governo Berlusconi. Dalla social card, dal Lodo Alfano fino alla riforma scolastica, ai tagli alle forze di polizia e alla difesa dei beni culturali la lista è lunga e nelle ultime settimane si è arrivati all’aumento del prelievo dalle tasche dei cittadini che passa per l’abolizione degli sgravi del 55% sulle ristrutturazioni.

Quali sono le proposte alternative del governo ombra del PD? Le elenchiamo di seguito:

Ministro Matteo Colaninno (Sviluppo economico)

Il decreto salva crisi è sbagliato. Non è la social card che rimette in moto l’economia. Berlusconi è come il venditore di almanacchi di Leopardi che diceva ‘il prossimo anno sarà migliore’. Vanno aiutate le famiglie, i precari, i giovani in cerca di lavoro estendendo a loro gli ammortizzatori sociali per coniugare flessibilità e sicurezza.

Ermete Realacci (Ambiente)

La Prestigiacomo si è dedicata ad essere scettica verso la scommessa sul futuro: i mutamenti climatici e la questione energetica sono un punto dimenticato nell’agenda del governo, invece che una delle scommesse più importanti per l’Europa. Lasciamo stare le fesserie, il PD segna un punto sugli sgravi fiscali del 55% degli ecoincentivi con il ritiro della loro retroattività ma nel 2009 dovranno ripristinarli per noi è una priorità. Il nord Europa ha case che consumano la metà delle nostre, questo è un governo di alieni rispetto alle esigenze degli italiani!

Barbara Magnolfi (PA e innovazione):

il governo attacca i dipendenti pubblici ma non fa nulla per migliorare i difetti della pubblica amministrazione. Il PD vuole più semplificazione invece Calderoli ha tagliato solo decreti ormai inutili: sulla pietra pomice ad esempio! Ma non fa ciò che serve.Dicono di tagliare gli enti inutili poi fanno un decreto per evitare la soppressione degli enti chiusi dal governo Prodi. Hanno attaccato i fannulloni? Definendo così tutti i dipendenti pubblici! Ma non hanno fatto niente sull’innovazione. Invece vanno messi online i bandi di gara e di concorso, vanno resi noti i criteri così da poter controllare.

Lanfranco Tenaglia (Giustizia):

il governo ha proseguito la distruzione della giustizia portata avanti tra il 2001 e il 2006. Il lodo Alfano viola le norme di uguaglianza tra i cittadini ma su di esso si pronuncerà la Corte Costituzionale. Invece non hanno fatto quello che serviva, non si sono occupati della giustizia dei cittadini. Servono processi più rapidi, certezza della pena, equilibrio tra accusa e difesa. Una giustizia che non funziona è una palla al piede dei cittadini e nel 2009 continuerà ad esserlo.

Enrico Letta (Welfare)

Il governo si è mosso sulla difensiva rispetto alla crisi economica, ma come dimostrano Brown e Sarkozy bisogna attaccare. Non basta la difesa del decreto salva-banche che noi infatti abbiamo agevolato. Bisogna passare all´offensiva, a partire dagli ammortizzatori sociali. La proposta che mi sento di fare al governo è la seguente: convochi a gennaio una sessione parlamentare che serva ad incardinare la riforma degli ammortizzatori sociali e noi saremo i primi a fare la nostra parte. Ci vuole grande impegno e celerità per dare vita ad una seria riforma nell´arco di un mese. Vincenzo Cerami (Cultura):i

l mondo della cultura, dello spettacolo e dell'arte sta affrontando una vera e propria emergenza che il Governo sceglie di ignorare nonostante Bondi chieda risorse! Intanto chiudono 450 tra teatri decine di migliaia di persone sono a rischio disoccupazione in un settore già precario. Ci sono problemi con enti lirici e conservatori. E per i beni culturali?si è trovato un manager (Mario Resca ex Mc Donald, ndr) ma non si vede come potrà gestire se non privatizzando le nostre bellezze! Basta guardare Verona dove il sindaco ha messo in vendita 2 palazzi del ‘700, uno dei quali è un museo. È un precedente pericoloso. Così nel ministero si sta ristrutturando la struttura, mettendo in sottordine tutta la questione ambientale, smantellando gli uffici che se ne occupano. Sappiamo l’importanza che ha la conservazione del paesaggio che è la nostra memoria. La cultura è la nostra identità e la stanno soffocando, considerandola uno spreco. Ma non si vive solo di pasta e ceci!

Marco Minniti (Interno):

Sicurezza: da parte del Governo Berlusconi tanti annunci e pochi fatti se si escludono grandi tagli agli investimenti: 3,5 miliardi di euro in meno a Interno e Difesa, alle forze di polizia. Sull’immigrazione hanno scelto di non governare il fenomeno: duri a parole senza dare più sicurezza al paese, basta pensare al raddoppio degli sbarchi a Lampedusa in un solo anno! Bisogna distinguere tra chi entra in Italia con una casa e un lavoro e va legalizzato e chi entra illegalmente. Ma il governo fa di tutta l’erba un fascio anche con misure odiose e sbagliate. Noi abbiamo presentato un pacchetto sicurezza per risolvere tutti i problemi e all’inizio del 2009 affronteremo in maniera organica il tema dell’’immigrazione riproponendo con forza i temi della sicurezza e il diritto di voto per gli immigrati presenti legalmente in Italia e che hanno diritto di partecipare alla comunità perché non c’è sicurezza senza solidarietà.

Alfonso Andria (Politiche agricole e forestali)

Il decreto sulla competitività nel settore agro-alimentare e la finanziaria sono state le due grandi occasioni perse da parte del governo Berlusconi nel 2008. Due circostanze in cui si poteva dare un sostegno al comparto agricolo e ai settori collegati, alla pesca. Invece abbiamo assistito allo spettacolo della maggioranza che votava i nostri emendamenti in Commissione in Senato mentre noi votavamo alcuni dei loro, o per poi bocciarli tutti in Aula, votando anche contro sé stessa per ordine di scuderia! Votando contro i nostri prodotti di eccellenza, i marchi di qualità del made in Italy. È molto grave e ci impegna a fare di più e meglio nel 2009 provando a fare breccia in una sensibilità che ad oggi non abbiamo potuto rilevare.

Pina Picierno (Politiche Giovanili).

È facile criticare il governo perché è stato il più ostile alla gioventù italiana. Ho l’imbarazzo della scelta: dalla norma antiprecari alla riforma scolastica e universitaria si è fatto di tutto x ostacolare i giovani. Per la Meloni non so come criticarla. Non ha fatto nulla per i giovani. Cosa avrei fatto io? Avrei provato a sbloccare il nostro paese che vive in una sorta di ingessatura, di gabbia mentre ha bisogno di liberare le energie. via subito alle quote verdi. L’Italia ha bisogno delle energie giovani, poi voto a 16 anni per le amministrative, più opportunità di accesso al credito, alla casa, al lavoro e cambiamento della legge sull’immigrazione: dando cittadinanza ai ragazzi nati qui.

Giovanna Melandri (comunicazione):

questo governo ha avuto una politica non brillante: abbiamo visto prima la norma salva Rete 4, poi la decisione di aumentare l'IVA a SKY, un concorrente di Mediaset, poi la sceneggiata della commissione di vigilanza. Su tutto questo stendiamo un velo pietoso... intanto il vero reale problema è rimasto la riforma del servizio pubblico, ancora inattuata nonostante ci si trovi di fronte all'imbarazzante posizione del premier e nonostante il servizio pubblico necessiti di una reale distanza e indipendenza dalla politica. Per noi si deve ripartire dalla riforma della Rai e da più risorse sulle infrastrutture della comunicazione, come la banda larga per le connessioni internet in tutta Italia.


Riflettiamo bene su questo governo e valutiamo ciò che ha detto e ciò che poi a fatto.... Noi lo BOCCIAMO!!!!!!!!!!!

domenica 28 dicembre 2008

PDL e l'MPA di Lombardo salvano le provincie! e meno male che dovevano ridurre i costi della politica.....!

Il caso Fallisce il blitz per cancellare gli enti: le funzioni sarebbero passate ai Comuni
Sicilia, muro di Lombardo e PdlProvince «salvate» dall'abolizione
Costano 890 milioni, basterebbe un tratto di penna. Ma vota sì solo il Pd
Il governatore della Sicilia Lombardo (ap)«Articolo 15: Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione siciliana». «Oooh, finalmente un bel regalo di Natale!», direte voi. Macché: quelle parole erano nello Statuto di autonomia del 1946. Mai applicato. Anzi: l'abolizione (vera, stavolta) delle province siciliane è stata appena, e di nuovo, bocciata. Non si toccano. Che i consiglieri provinciali nell'isola si prendano sul serio è notorio. Qualche anno fa il presidente catanese Nello Musumeci, che militava allora in An e aveva stipulato una polizza con la Reale Mutua Assicurazioni per coprire se stesso e i colleghi di giunta da eventuali condanne della Corte dei Conti, arrivò a presentare una delibera stupefacente. Delibera che, sulla base di certi studi storici secondo i quali «tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, i rappresentanti della Provincia costituivano l'Onorevole consiglio», riconosceva ai membri dell'assemblea il titolo di «onorevoli». Al punto che, votata a stragrande maggioranza la decisione con soli sei voti contrari della sinistra, il presidente del consiglio, Santo Pulvirenti, chiuse la seduta salutando tutti come «onorevoli colleghi». Eppure, come dicevamo, le province siciliane più ancora delle altre non dovrebbero neppure esistere. Nello Statuto che il 15 maggio 1946 riconosceva l'autonomia della Regione, il già citato articolo 15 non lasciava dubbi: abolizione. E ribadiva, se mai qualcuno fosse duro d'orecchio, che «l'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali». Tutto chiaro? Macché: restarono provvisoriamente in vita come amministrazioni straordinarie per un anno, due anni, tre anni, quattro anni... E poi ancora cinque e sei e sette... E poi ancora otto e nove e dieci... Finché nel 1986, dopo quarant'anni di proroghe, l'assemblea regionale decise infine di smetterla con quella ipocrisia. E le province provvisorie furono ribattezzate: d'ora in avanti si sarebbero chiamate Province Regionali. Cosa fanno? Boh... Distribuiscono incarichi e prebende, dirà qualcuno. Ultimo esempio, quello denunciato da «Il Dito», un settimanale online di Catania vicino a Enzo Bianco, che ha scoperto come Raffaele Lombardo, allora potentissimo presidente della provincia etnea, abbia passato il Natale dell'anno scorso firmando decine e decine di «nomine o proroghe di dirigenti, collaboratori esterni, consulenze varie»: 57 in due giorni. Uno sforzo pesante per il polso, ma utile elettoralmente, visto che il fondatore dell'Mpa stava per candidarsi alla presidenza regionale al posto di Cuffaro. Una chicca tra le tante: l'assegnazione nel 2006 a uno studio legale di un incarico per «l'assistenza tecnico-legale al programma di cooperazione Bulgaria-Romania, uno studio finalizzato alla promozione delle imprese catanesi in quelle nazioni e all'avvio di uno stand informativo presso la Provincia». ù
Quanto costino nella sola Sicilia questi enti, che già il sindaco di Milano Emilio Caldara considerava un secolo fa «buoni solo per i manicomi e per le strade» ma che incassano un mucchio di denaro grazie soprattutto alle addizionali sull'energia elettrica e la Rc auto, lo dice un rapporto Istat sui bilanci 2006: 890 milioni di euro. Dei quali 237 spesi per stipendiare tutto il personale. E addirittura 228 (nel solo 2006!) per comperare beni immobili. Tema: che senso ha che un ente da decenni additato come inutile e da sopprimere faccia shopping immobiliare comprando sempre nuovi palazzi, nuovi uffici, nuove sedi distaccate? Quanto agli amministratori, il Sole 24 ore ha fatto i conti: di sole indennità (cioè la voce-base, alla quale vanno sommati i rimborsi, le diarie e altre voci che nel caso dei parlamentari nazionali o regionali fanno schizzare all'insù le entrate reali nette) i 315 consiglieri provinciali costano otto milioni e 300 mila euro. Una esagerazione. Che qua e là, scrive Nino Amadore, si fa ancora più eclatante: 98.089 di spesa di indennità ogni centomila abitanti a Palermo, 389.705 a Enna. E meno male che alle 9 province già esistenti (una ogni mezzo milione di abitanti, con un massimo di un milione e 235 mila nel caso di Palermo e un minimo di 177mila di Enna) non sono state (ancora) aggiunte le altre tre di cui si parla da anni: Caltagirone, Gela e Monti Nebrodi. Altrimenti le spese sarebbero ancora più vistose.
Fatto sta che qualche giorno fa il presidente della commissione antimafia in Regione, il democratico Lillo Speziale, ha pensato che forse era arrivato il momento per tentare uno strappo. Prima l'insofferenza dei cittadini per i costi esorbitanti della politica nata dalle denunce del Corriere della Sera, poi la campagna di Libero benedetta da un diluvio di firme di lettori e dal consenso di autorevoli esponenti di diverse appartenenze politiche... Come dubitare del successo di un blitz siciliano se l'unico partito che si è ufficialmente schierato contro l'abolizione delle province è la Lega che nell'isola ha uno spicchio di successo piuttosto eccentrico nella sola Lampedusa? Non bastasse, come ricorda il leader storico dei Difensori Civici Lino Buscemi (che minaccia di raccogliere le firme per un referendum abrogativo) l'abolizione delle province in Sicilia potrebbe essere fatta in un giorno. A differenza che a Roma infatti, a Palermo non servirebbe una modifica istituzionale: «Basterebbe un tratto di penna». E questo diceva infatti la proposta portata giorni fa in commissione Affari Istituzionali da Lillo Speziale. Articolo 1: «Le province regionali sono soppresse». Articolo 2: le loro funzioni sono «trasferite ai liberi consorzi di comuni istituiti a norma dell'art. 15, comma 2, dello Statuto della Regione. Nelle more di tale istituzione, esse sono trasferite ai comuni, ricompresi nella soppressa provincia, che le eserciteranno in forma singola o associata». Articolo 3: i dipendenti passano «nei ruoli dell'amministrazione dei comuni, in una qualifica corrispondente a quella di provenienza». Articolo 4: «I beni, mobili ed immobili, di proprietà delle province sono trasferiti nella proprietà dei comuni». E così via. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. I quattro democratici hanno votato per l'abolizione e chi rappresentava l'Udc di Pier Ferdinando Casini (favorevole alla soppressione) non era presente. Gli altri, a partire dal presidente, il lombardiano Riccardo Minardo (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante) hanno votato contro. Compresi i rappresentanti del Pdl. A dispetto delle promesse di Silvio Berlusconi e di quelle di Gianfranco Fini. Parole, parole, parole...
Gian Antonio Stella 24 dicembre 2008 corriere della sera(ultima modifica: 25 dicembre 2008)

sabato 27 dicembre 2008

SENZA INDULGENZE di Ezio Mauro, direttore de LA REPUBBLICA

La richiesta d'arresto di un deputato in Basilicata, per presunte tangenti legate al petrolio, l'arresto del sindaco di Pescara per il sospetto di tangenti sugli appalti. Dopo i casi di Napoli e Firenze, sul Pd l'onda giudiziaria cresce e anche se bisogna ripetere come sempre che dobbiamo attendere i risultati dell'inchiesta prima di formulare giudizi, questo è il momento di afferrare quel partito per i capelli, prima che affondi. Nessuno può pensare, onestamente, che il Pd sia un rifugio di faccendieri. Ma non c'è alcun dubbio che se nel Paese il problema della corruzione è riesploso, nel confine critico tra la politica e gli affari, i Democratici si mostrano oggi vulnerabili e permeabili al malcostume nella loro periferia assessorile, mentre le speranze e le attese che accompagnarono la nascita del Pd erano ben diverse. Scricchiolano entrambi gli elementi della coppia con cui il Pd presentò la sua novità: la moralità pubblica, l'innovazione politica. È difficile infatti non legare le notizie che arrivano dalle Procure con la débacle elettorale in Abruzzo, e soprattutto con l'astensionismo di sinistra che l'ha preparata, dando spazio solo a Di Pietro, ambiguo alleato-concorrente.
L'unico rimedio è uno strappo di innovazione che faccia piazza pulita di vecchi apparati e di metodi ancora più vecchi, renda il partito trasparente, contendibile e aperto a forze davvero nuove nella società, col rischio necessario del ricambio. Per fare questo, serve una classe dirigente coraggiosa e consapevole del pericolo mortale che corre, perché indulgenze e ritardi oggi - quando il Paese in crisi avrebbe bisogno di un pensiero e di una politica davvero alternativi alla destra - sono peggio che errori: sono colpe.

mercoledì 24 dicembre 2008

BUON NATALE!!!!!!!!


Nell'aria si respira un odore di festa, in ogni stradina in ogni piazza ci sono mille luci colorate, ogni negozio è addobbato per rendere più magico questo momento. Tutto è pronto per il grande evento. Si dice che a Natale si diventa più buoni, bene, il mio augurio è che questa bontà non scappi via, non si dissolva, ma che rimanga dentro di noi tutto l'anno per regalare al nostro prossimo e a noi stessi l'amore e la voglia di vivere con serenità...
Bhee il Natale in un Amico fedele, lo troviamo; In un genitore, vicino lo sentiamo; In un povero che aiutiamo, lo vediamo. Se con gli occhi del cuore guardiamo, sempre lo accogliamo... e con Amore ogni volta... lo festeggiamo!
Che il suono melodioso delle campane, avveri i desideri di chi crede ancora nell'amore del prossimo e che porti pace a voi e alla vostra famiglia. tantissimi auguri di buon Natale A TUTTI I GIOVANI DEMOCRATICI...


La referente dei giovani Pd

Valentina Spata

ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 20 DICEMBRE A ROMA!!!

Cari ragazzi e care ragazze,
come già sapete, il 20 dicembre si è tenuta a Roma la prima Assemblea dei Giovani del partito Democratico. In provincia di Ragusa siamo stati 5 gli eletti delegati nazionali e in 4 siamo partiti venerdì sera per Roma (Io, Giovanni la Terra Bellina, leoluca Catania e Biagio Guastella).
L'Assemblea è iniziata alle 10 ed è terminata alle 19.
La Regione più rappresentata in questa assemblea è stata sicuramente la nostra amata Sicilia e di questo ne dobbiamo essere fieri ed orgogliosi. Peraltro abbiamo fatto un intervento attraverso la voce di Giovanni La Terra Bellina, che a soli 17 anni ha avuto il coraggio di salire sul palco e parlare a favore della nostra provincia e della nostra Regione, davnti a 1000 persone.
All'assemblea si è parlato in un primo momento della crisi economica che sta investendo il nostro paese oltre che tutta l'Europa ed il nostro segretario Raciti, che ha fatto il primo intervento, ha detto che bisogna dare una risposta non solo ai Giovani democratici, ma ai giovani di questo paese. Ha continuato dicendo che sentiamo la necessità di esprimere quelli che sono i nostri valori e di proporre le nostre idee. Non solo sulla questione morale, ma anche e soprattutto sulla crisi economica. È assolutamente necessario evitare che la crisi colpisca irrimediabilmente i giovani, che sono il vero anello debole. Quindi è necessario mettere nuovamente al centro dell'attenzione l'interesse comune, proprio perchè questo abbia causato i problemi relativi alla questione morale: la difficoltà degli amministratori di ristabilire il primato dell'interesse comune.
Successivamente Fausto ha parlato del movimento giovanile venutosi a creare ufficialmente con le primarie ed ha sottolineato il fatto che è necessaria un'organizzazione capillare e flessibile cercando di essere pesenti sul territorio: nei circoli certo, ma non solo poichè dobbiamo essere un'organizzazione trasversale, capace di coinvolgere i giovani e per farlo abbiamo bisogno di frequentare i posti in cui essi vivono: le scuole, le università, i luoghi di lavoro....
Questo infatti è l'obiettivo che noi giovani democratici del circolo di Ragusa ci siamo prefissi e a quanto pare, in questo primo anno di vita del PD anche se ancora non eravamo un organismo politico ufficiale, abbiamo raggiunto tale obiettivo essendo presenti sia nelle scuole che nelle università e sono ancora più convinta che dobbiamo sempre seguire questo pecorso cercando di coinvolgere più giovani possibili. Inoltre penso che noi giovani dobbiamo avere una certa autonomia e democrazia all'interno del gruppo stesso e così come specificava il nostro segretario, dobbiamo puntare sul consolidamento del Pd sia a livello locale sia a livello Nazionale.
La seconda parte dell'assemblea è stata dedicata, invece alla iflessione e alla decisione per ciò che concerne le modalità e le date sull'elezione del segretario Regionale e del segretario provinciale.
Infatti, dopo vari interventi, è stato deciso che entro e non oltre il 31 Gennaio si deve eleggere il Segretario Regionale votato dai delegati Regionali eletti con le primarie del 21 Novembre e forse (ancora non è stato deciso) voteranno anche i delegati Nazionali. Invece il segretario provinciale verrà eletto entro e non oltre la fine di Febbraio e potrà essere votato da tutti gli eletti delegati, nel nostro caso i 15 della provincia di Ragusa, quindi sia gli eletti alla delegazione nazionale sia quelli della delegazione Regionale.
Per quanto riguarda il Segretario Cittadino, ancora non sono state prese delle decisioni, anche se penso che dovremmo eleggerlo a Marzo; così come non sono stati ancora definiti i ruoli e le ripartizioni per la Direzione Nazionale.
Facendo, inoltre, un'analisi del voto delle scorse primarie, si rivela che la Regione Sicilia abbia registrato il numero maggiore di votanti (27.000) e quindi ha contribuito in modo netto e schiacciante alla vittoria del Segretario Fausto Raciti e ad avere un numero non indifferente di delegati all'Assemblea Nazionale che, tra l'altro sono stati presenti in massa giorno 20 dicembre.
Questo risultato ci rende sicuramente onore e orgoglio!!!Noi crediamo nel partito Democratico e nel nostro neoeletto segretario Raciti, che è stato eletto legittimamente e democraticamente, al contrario di ciò che ha detto il candidato Bruno, accusando anche i Siciliani di aver fatto brogli alle elzioni, cosa falsa. Purtroppo, l'invidia è cosa brutta!!! Vorrei dire anche che Fausto ha stravinto, quindi non mi è sembrato opportuno l'intervento critico e distruttivo del candidato Bruno che in ogni caso non poteva mai arrivare al risultato ottenuto dal nostro segretario.
Penso che, invece, dobbiamo cercare di creare insieme un percorso costruttivo, cercando di convincere i giovani a pensare al loro futuro e a questa generazione costretta a vivere in una società dove non riesce a dare spazio ai giovani lavoratori, studenti, disoccupati e disagiati, ma non solo con le parole ma anche con le idee, la partecipazione, i dibattiti, le proposte; dobbiamo pensare a far si che il partito Democratico sia una vera alternativa per i nostri cittadini e diventi per i giovani un punto di riferimento. Dobbiamo cerare insieme un laboratorio politico vero e proprio dove ognuno lavora con i propri ruoli e i propri compiti metteno insieme le proprie passioni e i propri interessi. Dobbiamo iniziare a dialogare con la gente e a capire le loro esigenze, solo così potremmo essere una vera alternativa e possiamo ottenere credibilità e fiducia. dobbiamo essere noi giovani a dare l'esempio ai "Grandi" del nostro partito e dobbiamo iniziare a dar voce alle nostre esigenze e alle nostre necessità; dobbiamo continuare a credere ai valori a cui crediamo fortemente che poi sono gli stessi per cui abbiamo aderito a questo nuovo progetto politico. enso inoltre e ne sono convinta che dobbiamo avere una nostra autonomia e dobbiamo cerarci uno spazio all'interno del partito, affinchè il ricambio generazionale avvenga veramente e non rimane solo un'illusione.
Concludo col dirvi che è stata per me un'esperienza bellissima, ho conosciuto tanti ragazzi simpatici e validi con cui condivido tante cose e con cui sono stata veramente bene.
Un ringraziamento di cuore voglio farlo a Salvo Nicosia che nonostante è rimasto a casa per motivi di salute è stato veramente grandioso: ci ha seguiti in ogni momento informandosi e tenendoci informati, sapete...... ci mandava a tutti i messaggi per informarci dell'orario e del luogo degli appuntamenti... Grazie Salvo!!!
Voglio ringraziare anche Giacomo D'Arrigo, il nostro referente Nazionale, che è stato vicino e disponibile a tutti noi e che anche lui con il suo discorso e con il suo ruolo ha fatto si che i Giovani Democratici siciliani sono stati considerati ed ascoltati.
Ringrazio, inoltre, Fabio Capillo e Gabriele lo Re (Giovani Pd Messina) con cui abbiamo avuto un piacevole confronto e tutto il Gruppo di Messina (con i nomi sono negata non li ricordo); Giuseppe Campisi (soprannominato il Capo della banda), Rosario liuzzo e tutto il gruppo di Catania; il Delegato di Enna (non ricordo il nome e me ne deve scusare); William ed il gruppo di Taormina ed il gruppo di Palermo (anche loro devono scusarmi per la pessima memoria).

Alla prossima Raga!!!!!!!! nella speranza che partiremo con l'aereo o che per assurdo l'assemblea si terrà in Sicilia..........

Vi AUGURO UN BUON NATALE NELLA SPERANZA CHE CI PORTI TANTA GIOIA E FELICITA' .......GRAZIE!!!!!!!!!!!!

La Referente dei Giovani Pd di Ragusa
Valentina Spata

INCIDENTE MORALE NELLA STRADA RAGUSA CATANIA: solidarieta' per le famiglie e sensibilizzazione per i giovani.

Quattro giovani sono morti nello scontro tra l'auto sulla quale viaggiavano ed un Tir sulla strada statale 194 che collega Catania a Ragusa. L'incidente si è verificato IL 20 dicembre sera. La quarta vittima dell'incidente è stata identificata solo all'alba. I quattro ragazzi morti, tutti studenti e residenti a Giarratana (Ragusa), avevano tra i 19 e i 21 anni: Giuseppe Di Gaetano, 21 anni, conducente dell'auto, identificato stamani; Leandro Renna, 21 anni; Fabio Di Pietro, 19 anni; Gabriele Corallo, 20 anni.Secondo le prime ricostruzioni, i quattro ragazzi a bordo della Mini Cooper erano diretti a Catania, ma all'altezza di una curva, in un tratto tra Vizzini e Francofonte, il conducente avrebbe perso il controllo della vettura che ha invaso la corsia opposta, proprio mentre sopraggiungeva un autotreno. L'impatto è stato violentissimo. Il camionista, rimasto ferito ma non in maniera grave, è stato trasportato in stato di choc nell'ospedale Civile a Ragusa. I vigili del fuoco hanno lavorato diverse ore prima di estrarre i corpi dei ragazzi dalle lamiere dell'auto. L'incidente ha sconvolto tutti.Il dolore per chi resta, per chi ha amato questi ragazzi giovanissimi è indescrivibile.... Bisogna riflettere, oramai queste stragi chiamate appunto "stragi del Sabato Sera" sono all'ordine del giorno e sinceramente vengono i brividi solo a pensare come tutto può finire in un attimo e in modo così brutale.Per evitare che tante altre croci si aggiungano alle già numerose che affollano le nostre stradebisogna reagire: TROPPI MORTI E FERITI SULLE STRADE. CI VUOLE PIU' SICUREZZA SULLE STRADE E UNA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER TUTTI I GIOVANI.Bisogna proporre delle soluzioni per ridurre gli incidenti causati da un eccessivo consumo di alcool attraverso la formazione di alcuni esperti sul territorio provinciale, che a loro volta potranno diventare formatori e promotori di iniziative nelle diverse realtà da cui provengono. Anche se non è stimabile con esattezza, la dipendenza dall'alcool rappresenta una percentuale elevata tra le cause degli incidenti stradali, tanto da costituire un fenomeno di allarme sociale: le cosiddette stragi del sabato-sera. Le stime nazionali di diverse agenzie, infatti, parlano del 30 %.L'opinione pubblica, chiede che vengano prese misure efficaci di prevenzione per ridurre il numero degli incidenti alcol-correlati, rendere i giovani più consapevoli dei rischi, diffondere una cultura della sobrietà, in particolare quando si è alla guida di un automezzo.Un obiettivo che si realizza intervenendo non tanto sulla popolazione generale, quanto su alcune categorie inserendo processi di informazione, di educazione e di promozione di stili di vita sani presso i giovani. Gli incidenti alcol-correlati possono essere sensibilmente ridotti con misure di contenimento dei consumi di alcolici, in particolare nei soggetti giovani, nei fine settimana, nelle ore notturne. Ma gli incidenti stradali sono causati anche dalle strade irregolari e pericolose come la strada Ragusa-Catania. stiamo parlando di una strada non illuminata, con dislivelli smisurati, con pericolo di frane e con una carreggiata stretta e non lineare.Non è possibile perdre la vita così, non è possibile morire a soli 20 anni quando ancora la vita deve essere vissuta profondamente, non è possibile che le persone che amano debbano subire la perdita dei loro cari, una perdita che li segnerà per sempre."È una grande disperazione" . Queste tragedie provocano grandi dolori che difficilmente si riesce a comprendere se non vengono vissuti sulla propria pelle. Non si riesce a credere ad una tragedia del genere e spesso si pensa che non può essere vero, che non può essere possibile ma dopo ci si rende conto che non si può tornare indietro e non si può dimenticare o fare finta di niente. Perdere un figlio, un amico, un fratello, un parente significa perdere la speranza nella vita, Purtroppo non è un brutto sogno ma è la realtà e questa realtà deve cambiare.Faccio le mie sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e prometto che ad inizio anno organizzeremo delle iniziative per evitare altre tragedie simili.
Valentina Spata

lunedì 22 dicembre 2008

DATI ISTAT PREOCCUPANTI: MA IL NOSTRO PREMIER PENSA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E AL PRESIDENZIALISMO

I dati dell'Istat si riferiscono alla fine del 2007. l'anno prima erano il 4,2%

Il 5% delle famiglie non ha soldi per il cibo

Il 15,4% arriva con molta difficoltà a fine mese. Reddito inferiore a 2mila euro per una famiglia su due


(Frassinetti)
(Frassinetti)
ROMA - Il 5,3% delle famiglie italiane alla fine del 2007 ha dichiarato di avere avuto nel corso dell'anno «momenti con insufficienti risorse per l'acquisto di cibo». Il dato emerge dall'indagine dell'Istat sulla distribuzione del reddito e le condizioni di vita in Italia. A fine dell'anno precedente il numero delle famiglie in difficoltà con gli acquisti di alimentari era risultato il 4,2%. Particolarmente critica la situazione delle coppie con tre o più figli, delle famiglie monoparentali (in particolare le madri sole) e degli anziani soli. Per quanto riguarda le famiglie con almeno tre figli, il 25% ha difficoltà ad arrivare a fine mese, l'8,1% non ha soldi per le spese alimentari e il 25,3% ha difficoltà a trovare soldi per l'abbigliamento.

POVERTÀ - Sale dal 14,6% al 15,4% il numero delle famiglie che ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L'Istat rileva «segnali di disagio particolarmente marcati» al sud e nelle isole, e in particolare in Sicilia dove sale al 10,1% il numero di famiglie con problemi di risorse per il cibo. La situazione migliore si registra in provincia di Bolzano e in Emilia Romagna.

REDDITO - Una famiglia su due ha guadagnato nel 2006 meno di 1.924 euro al mese, con un aumento del reddito del 2,8% rispetto al 2005, superiore all'inflazione che all'epoca era al 2,1%. In media le famiglie italiane hanno percepito un reddito netto di circa 2.379 euro al mese, tuttavia per il 61,8% il valore si attesta sotto la media e in tutte le regioni meridionali. L'indagine Istat conferma quindi la forte diseguaglianza nella distribuzione del reddito registrata negli anni precedenti, non solo tra le famiglie del nord e sud, ma anche nel meridione dove è confermato un forte divario tra famiglie povere e ricche.

CENONE - Secondo un sondaggio della Confesercenti, gli italiani spenderanno a Natale per il cenone e il pranzo complessivamente poco più di 2,5 miliardi di euro. Dato che però segna una diminuzione del 7% rispetto allo scorso anno. Il 3% (pari a 1,8 milioni di italiani) questo anno non farà la cena o il pranzo di Natale a causa delle difficoltà economiche.

SPESE MEDICHE - Secondo l'Istat sono aumentate soprattutto le difficoltà nel far fronte alla spese mediche (11,1%, contro il 10,4% del 2006), mentre risultano più contenute le famiglie che hanno riscontrato problemi nel provvedere regolarmente al pagamento delle bollette (8,8%, contro il 9,3% del 2006) e al riscaldamento (10,7%, contro il 10,4% del 2006). Salgono poi al 16,9% le famiglie che non sono riuscite a trovare i soldi per l'acquisto di abiti necessari (nel 2006 era il 16,8%).


22 dicembre 2008

sabato 20 dicembre 2008

DIREZIONE NAZIONALE PD 19 DIC: DOCUMENTO APPROVATO

Il dovere di non deludere
Si è conclusa la Direzione Nazionale del PD con l'approvazione di un documento (scaricabile in allegato nella colonna a destra) che ha ripreso la relaizone del segretario del PD, Walter Veltroni, che stamani ha aperto la riunione. Il documento finale della Direzione nazionale del Pd è stato approvato con un solo voto contrario e pochi astenuti.Il documento presentato da Marco Follini ha avuto un solo voto a favore, mentre quello presentato da 12 membri della Direzione tra cui Bachelet, Sofri e Adinolfi è stato respinto a larghissima maggioranza.Pubblichiamo la sintesi della relazione del segretario (qui è disponibile il testo integrale).La crisi economica, la moderna e inaccettabile diseguaglianza sociale.Disuguaglianza sociale. Il dramma più grande che l’Italia oggi sta vivendo è contenuto in queste due parole. Disuguaglianza sociale. E’ questa la grande, moderna questione che si pone, oggi, di fronte a noi.Colpevole non vedere, non rendersene conto. Imperdonabile non sentire bruciante, sulla nostra pelle, per le nostre coscienze, il dovere di offrire risposte a questa realtà. La crisi finanziaria, esplosa nei mesi scorsi, è diventata recessione economica e sta colpendo con durezza la vita delle persone, delle famiglie, delle imprese.Nel terzo trimestre di quest’anno il Pil è sceso dello 0,9 per cento. L’Istat ci dice che il tasso di disoccupazione è arrivato al 6,1 per cento e Confindustria stima che arriverà all’8,4 per cento nel 2009. Settori cruciali del nostro apparato produttivo conoscono riduzioni di ordinativi nell’ordine del 30 per cento rispetto allo scorso anno. La caduta dei consumi e la stretta creditizia tolgono ossigeno alle piccole imprese: tre su cinque stanno avendo difficoltà nell’accesso al credito. Più di 300 mila lavoratori sono già in cassa integrazione: 58 mila in diversi stabilimenti della Fiat, 1.600 nelle sole acciaierie di Piombino, e soffrono anche distretti forti della nostra economia come quello delle ceramiche di Sassuolo e quello dell’occhialeria di Belluno. Sempre Confindustria stima che la crisi distruggerà 600 mila posti di lavoro.“Io non renderei note queste cose”, ha detto ieri il Presidente del Consiglio.Ma questi non sono solo numeri: sono storie, sono vite, sono famiglie mortificate e in ginocchio, sono dignità ferite e speranze infrante. E questa realtà il Presidente del Consiglio non può pensare di cancellarla agli occhi degli italiani. Alcuni di voi avranno letto, su Internet, i racconti dei ragazzi di 5 mila scuole italiane. Descrivono cos’è la crisi, con gli occhi di un adolescente, mentre la vita continua, mentre si avvicinano le Feste di Natale. Una di queste lettere descrive quello che succede in una famiglia normale, semplice, onesta. Lo sguardo di una ragazza che cade sui suoi genitori, seduti al tavolo della cucina. Il padre con la testa fra le mani. La madre con lo sguardo preoccupato che prova a consolarlo. Quelle due parole, “cassa integrazione”, percepite distintamente.E il racconto che prosegue: “papà non sembra consolarsi, dice di essere un fallito, perché non è riuscito a dare tranquillità e sicurezza alla sua famiglia. Si sente un fallito, perché ha caricato mamma di mille preoccupazioni e, nonostante gli sforzi, con quel misero stipendio di operaio che portava in casa, non si riusciva ad arrivare a fine mese. Si sente un fallito perché non riesce a dare ai suoi figli un futuro sereno: non può portarci al cinema o al ristorante, ma neanche comprarci dei vestiti nuovi o una fetta di carne in più al posto delle solite verdure. Mamma allora si siede accanto a lui, lo guarda negli occhi e gli dice determinata e lucida: è lo Stato che ha fallito, non tu; lo Stato che non riesce a dare benessere ai suoi cittadini e sta producendo sempre più nuovi poveri”. Il dramma è questo. La crisi sta colpendo un Paese fermo e terribilmente diseguale, un Paese con le infrastrutture in ritardo e senza mobilità sociale, sempre più diviso fra ricchi e poveri, fra chi paga le tasse e chi no, fra pochi che per molto tempo hanno tratto vantaggi dalle speculazioni finanziarie e tanti che anche per effetto dell’avida ingordigia di questi pochi ora non arrivano alla fine del mese.Gli operai che faticano, che troppo spesso rischiano anche la vita per 1.200 euro al mese e che ora vivono con l’angoscia di arrivare in fabbrica e sapere che si va tutti a casa perché la produzione si ferma. I pensionati che devono calcolare come impiegare quel che resta della loro pensione dopo aver pagato l’affitto di casa e le bollette e decidere se eliminare qualcosa quando vanno al supermercato oppure entrano in farmacia. I ragazzi che, quando scadono i sei mesi passati al telefono a quattro o cinque euro l’ora, sanno che nemmeno verranno avvertiti e “licenziati”, perché semplicemente non verrà loro rinnovato il contratto: si calcola possano essere mezzo milione, quelli che alla fine dell’anno saranno in questa condizione.---------------------------------Una crisi da affrontare proprio come ragione d’esistenza del PD, per Veltroni. Serve lo spirito repubblicano la forte coesione nazionale il coraggio d’innovazione la capacità di confronto politica e socio-sindacale ma il governo è impegnato in una campagna elettorale permanente e gli italiani se ne sono accorti e non vanno a votare. Ricorda come Chiodi sia stato votato da meno di un quarto degli elettori.Delinea la crisi come uno spartiacque: non solo del volto d’Italia ma della sua fisionomia civile, della sua qualità democratica. E sottolinea: “Il rischio è ritrovarci in un paese che non conosciamo, senza berlusconismo , un modello culturale economico politico che volge al tramonto perché è stato il modo italiano di adattarsi al modello neoconservatore – mentre -il PD - è nato per abitare il futuro, per essere la vela del vento democratico che porta il mondo fuori dalla crisi. Ma nulla può essere scontato, serve una collettiva assunzione di responsabilità perchè il pd era la sintesi di continuità di culture politiche che hanno fatto la storia del paese e di innovazione”. E oggi la crisi economica dà un’alternativa secca e drammatica: Innovazione o fallimento.“O il pd salta nel futuro o si lega a un presente che la crisi precipita nel passato”. Una frase suggestiva ma radicata nella cronaca di questa settimana: “E’questo l’utlimatum che ci hanno dato gli abruzzesi, il voto all’IDV è sintomo e non causa del malessere, è un appello accorato dei nostri elettori”. Tocca le indagini che hanno costituito l’apertura dei quotidiani: “Il bollettino quotidiano di indagini sui nostri amministratori racconta al paese un PD segnato da opacità amministrativa e collusioni col malaffare è un immagine ingiusta e deformata i ns. I nostri amministratori sono migliaia, persone per bene, straordinario patrimonio e colpirli è colpire il buongoverno”. L’etica a volte diventa fatica ma “non si può ingrandire qualcosa che non c’è, vale il principio costituzionale della presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva e la magistratura deve andare avanti in autonomia e indipendenza”. Proprio per questo “la questione morale è centrale per noi e il nostro elettorato e quando si affaccia ci dà voglia di reagire, siamo i primo a volere amministratori ligi alle regole è comunque, per noi, non c’è solo il codice penale. Per i disonesti non c’è posto nel Partito Democratico. Non possiamo non vedere come nel nostro partito si siano insinuati stili politici, metodi di gestione della cosa pubblica, modalità di rapporto con la società civile e di relazione con la sfera degli interessi privati, assai diversi da quelli che devono essere nostri.C’è la grande maggioranza degli amministratori di centrosinistra, che hanno sempre ispirato la loro condotta a principi di trasparenza, di competenza, di innovazione e su queste buone pratiche hanno basato la loro popolarità tra i cittadini.E tuttavia, da diversi anni a questa parte è cresciuta, attorno a tutti i partiti, anche un’area grigia e paludosa, nella quale la trasparenza è diventata opacità, la competenza professionismo politico e carrierismo arrogante, l’innovazione gestione cinica di un potere fine a se stesso”.Rinnovare la politica. “Un partito ha pochi poteri di intervento punitivo ma tanti di prevenzione, s organizziamo la vita interna tollerando fenomeni di malcostume abbassiamo la nostra soglia etica e creiamo le premesse per violare la legge. Vogliamo agire sul serio anche pagando in termini di consenso non ho paura di perdere voti se significa combattere l’inquinamento che ci avvelena, per i disonesti non c’è posto nel PD. Siamo nati per rinnovare la politica, ridarle dignità e autorevolezza deve essere la soluzione non il problema. Questo abbiamo detto ai cittadini italiani. Ai nostri elettori che hanno affollato i seggi delle primarie il 14 ottobre dell’anno scorso e poi ci hanno consegnato, pur nella inevitabile sconfitta nella competizione sul governo, un partito del 33 per cento dei voti, il più grande partito riformista che l’Italia abbia mai conosciuto. Lo abbiamo detto ai nostri militanti, che hanno riempito il Circo Massimo il 25 ottobre: per la prima volta in così tanti, per la prima volta accomunati dalla stessa bandiera. Così abbiamo detto. E così loro hanno capito.La crisi economica e il cambiamento.Le crisi sono fasi di passaggio, dure e dolorose, dalle quali non si esce mai come si era entrati: nelle forme e nei modi di produzione e di sviluppo; nei rapporti di forza, sociali e politici; nei modelli culturali, nella gerarchia dei valori.Dalla grande crisi del 1929, si uscì, dopo la Seconda Guerra mondiale, con un grande compromesso tra capitalismo e democrazia: una crescita trainata dai consumi di una classe media in espansione, nella quale entrava il mondo del lavoro, anche operaio; una forte compressione delle disuguaglianze, grazie a politiche salariali generose e a forti azioni redistributive pubbliche; la rapida espansione dello Stato sociale.Trent’anni dopo, negli anni Settanta, la crisi petrolifera e la stagflazione hanno spinto l’Occidente a cambiare rotta: forti investimenti in innovazione tecnologica, che innalzano la produttività tagliando posti di lavoro e ridimensionando il potere contrattuale dei sindacati; la classe media si assottiglia, le disuguaglianze tornano ad allargarsi e l’ascensore sociale si blocca, anche per il ridimensionamento dello Stato sociale. Viene teorizzata l’autosufficienza del mercato e si afferma lo strapotere della finanza sull’economia reale, con gravi conseguenze anche per la democrazia, costretta a rinunciare a qualunque effettiva sovranità sui flussi di capitale.L’economia torna a crescere, ma a prezzo di gravi squilibri e forti disuguaglianze: negli Stati Uniti, innanzi tutto, ma anche in una parte dei paesi europei, tra i quali in primo luogo l’Italia, divenuta in questi anni, dopo gli Usa, il paese più diseguale dell’Occidente.Nel mercato globale entrano in campo nuovi protagonisti. Miliardi di esseri umani, prima esclusi dallo sviluppo, rivendicano peso e ruolo. Nel nuovo secolo, lo sviluppo si mostra tanto impetuoso, quanto insostenibile: sul piano globale, per il divario crescente tra l’indebitamento americano e il surplus asiatico; sul piano ambientale, per le pesanti conseguenze sul clima del trasferimento del modello occidentale ai paesi emergenti; sul piano interno, per l’impoverimento della classe media, in particolare negli Usa, spinta ad indebitarsi per la casa, la sanità, l’istruzione.Lo squilibrio è stato sostenuto, in questa prima fase del Duemila, la stagione della presidenza di George Bush, dalla “hybris” imperiale americana, dal suo imporsi come unica iperpotenza globale, dalla sua pretesa di dettare da sola, in modo unilaterale, con le armi o con il dollaro, le decisioni riguardanti l’ordine mondiale.Ma il pantano iracheno prima e la crisi finanziaria poi, hanno spezzato l’illusione neo-conservatrice e hanno aperto la via ad una fase nuova, ad un nuovo paradigma di pensiero, ad una nuova stagione politica.In questo contesto, la scelta del popolo americano di affidare le proprie sorti a Barack Obama è stata una straordinaria prova di saggezza e di lungimiranza. L’America ha respinto la tentazione della chiusura difensiva e ha deciso di scommettere sul cambiamento: su un nuovo multilateralismo nelle relazioni internazionali; e su un nuovo New Deal, sulla ricostruzione della classe media, su una nuova stagione di uguaglianza sociale.Obama, e con lui il Partito democratico, ha vinto perché ha puntato tutte le sue carte sul cambiamento, sulla voglia, sul bisogno di innovazione della società americana.Ora è atteso dalla dura prova dei fatti. Sarà la storia a dirci se il giovane presidente afroamericano, come tutto lascia sperare e presumere, sarà un nuovo Roosevelt, la guida sicura di una fase di cambiamento duraturo e solido. Per intanto, è toccato a lui aprire simbolicamente una fase nuova, una “terza fase” dello sviluppo umano contemporaneo.Il binomio rappresentato dalla crisi economica e dalla vittoria di Obama costituisce una formidabile occasione storica per i democratici e i progressisti di tutto il mondo e quindi anche per noi italiani.Nessuno di noi ha mai pensato che la vittoria democratica negli Stati Uniti fosse una nostra vittoria, ma abbiamo colto in quel risultato una straordinaria opportunità e anche una lezione, da apprendere e da meditare.Grazie alla crisi economica e al suo programma innovativo, Obama è riuscito a cambiare in profondità i rapporti di forza politici nella società americana, riportando i Democratici al primato sia alla Casa Bianca che al Campidoglio, dopo una lunga stagione di predominio repubblicano, solo attenuato con la presidenza Clinton.Se ciò è stato possibile, è perché la crisi economica ha riportato in primo piano il conflitto sociale, negli anni di egemonia repubblicana messo in secondo piano dall’uso ideologico delle questioni inerenti la razza, i valori tradizionali, la sicurezza interna ed esterna.La vocazione maggioritaria.Questa è del resto per noi la “vocazione maggioritaria”. Non la presunzione boriosa dell’autosufficienza, né la ricerca della solitudine, ma la convinzione che i rapporti di forza elettorali, anche nella società italiana, non sono un destino ineluttabile, ma possono essere modificati, anche in profondità, se cambia l’offerta politica, attraverso l’innovazione della proposta che rivolgiamo al Paese.Non è vero, non è mai stato vero, che la società italiana è “di destra” e pertanto ai riformisti, ai democratici, non resta che compensare, con la manovra politica, con il gioco delle alleanze, la loro insuperabile minorità.Il Partito democratico è nato sulla base del presupposto contrario. Una profonda innovazione politica e programmatica può cambiare, anche significativamente, l’orientamento elettorale degli italiani.Noi vogliamo far diventare il PD, alle prossime elezioni politiche, il primo partito italiano. Vogliamo conquistare alla destra una parte dei suoi consensi, costruendo una grande alleanza nella società italiana, un'alleanza con il Paese.E’ un cammino lungo e faticoso, quello che ci attende. Un cammino che chiede a ciascuno di noi generosità, pazienza, tenacia. E anche una certa dose di disciplina interiore. Ma è l’unico all’altezza delle ragioni storiche che hanno portato alla fondazione del PD. E soprattutto, l’unico adeguato alle necessità dell'Italia.Lungo il cammino, costruiremo le necessarie alleanze politiche. Mai più alleanze lunghe, eterogenee, costruite “contro” l’avversario e poi incapaci di governare. Questa stagione l’abbiamo chiusa con coraggio noi, l’ha chiusa il PD per sempre e il Paese non ha nessuna intenzione di farsi riportare indietro.E neppure dobbiamo nutrire nostalgia della stagione dell’alleanza tra partiti “di sinistra” e partiti “di centro”. Non solo è un progetto incompatibile col Partito Democratico, che è un partito di centrosinistra. Soprattutto, è un progetto anacronistico, che considera immutabile uno schema novecentesco che tutt’al più può sopravvivere a se stesso, ma che certo non è in grado di esprimere alcuna potenzialità innovativa.Non c’è, da parte nostra, alcuna illusione di poter fare tutto da soli. Ma le alleanze nuove che costruiremo saranno alleanze per l’innovazione e il cambiamento, affidabili sul piano della tenuta alla prova di governo. E saranno possibili solo se il Partito Democratico saprà dimostrare capacità espansive, solo se noi non delegheremo a nessuno il compito, che è innanzi tutto nostro, di modificare i rapporti di forza politici nella società italiana, attraverso la messa in campo di una proposta innovativa e credibile.E' qui il punto di debolezza dell'Italia dei Valori, che alimenta costantemente una polemica nei nostri confronti ma non si cimenta, parlando di lavoro, di scuola o di immigrazione, con le sfide dell'innovazione riformista.Sento dire che dovremmo rompere con Di Pietro. Posso solo far presente che già per tre volte in questi mesi, abbiamo esplicitato nel modo più chiaro che in Italia ci sono modi diversi di intendere e di fare l’opposizione: subito dopo il voto di aprile, quando Di Pietro ha stracciato gli accordi presi prima delle elezioni sul gruppo unico, quando noi non abbiamo partecipato alla manifestazione di Piazza Navona e infine con una mia dichiarazione che è stata titolo di apertura dei giornali.Ciò non significa che a livello locale non si possano trovare, come accade e accadrà con l’Udc e la sinistra radicale, delle convergenze su programmi e buona amministrazione.E comunque vorrei ricordare, per la memoria, che con lo stesso Di Pietro che oggi fa un’opposizione diversa dalla nostra, abbiamo condiviso un’esperienza di governo, e con non poche contraddizioni.E’ giusto fare, forse, un ragionamento di fase. Silvio Berlusconi è da quindici anni al potere. Otto come capo di governo, sette come capo dell’opposizione. E’ l’uomo politico più “longevo” dell’ultimo trentennio di storia italiana. E’ evidente che il Paese si trova nelle condizioni in cui è, sua è una parte molto grande di responsabilità. Ed è altrettanto evidente che se l’Italia sta così è anche perché le è mancata una vera e coerente stagione riformista. Il nostro Paese non ha conosciuto stagioni paragonabili a quella che la Gran Bretagna ha avuto con Tony Blair o per il verso opposto da Margaret Thatcher, non ha mai goduto dei benefici di quei cicli lunghi di governo che producono ventate creative e innovatrici, che dinamizzano e modernizzano una comunità nazionale.Due volte si sono aperte possibilità di questo tipo: con il primo centrosinistra e con il primo governo Prodi, ma entrambe queste esperienze si sono interrotte bruscamente. Berlusconi ha dimostrato e continua a dimostrare di non essere all’altezza di questa sfida. Noi dobbiamo esserlo. Tutte le nostre energie, intellettuali, morali, politiche, organizzative, devono essere messe al servizio di questo compito storico, allo stesso tempo arduo e affascinante. Lo spirito del Lingotto, l’innovazione: 5 proposte.1 – Primo: una politica di bilancio espansiva, subito, adesso. La crisi va affrontata dando una risposta efficace a chi perde il lavoro, alle famiglie che non arrivano alla fine del mese e alle imprese che soffrono. Ed è questo l’unico modo per farlo. Tutti i governi stanno facendo così. Tutti meno uno: il governo Berlusconi, in Italia. Che si ostina a ripetere che non c’è bisogno di modificare il decreto di luglio. Il Pil cade, la produzione industriale crolla, aumenta la disoccupazione, gli italiani stringono la cinghia e riducono i consumi, ma tutto quel che c’era da decidere è già stato deciso a luglio e ora bisogna lasciare perfettamente inalterati i saldi di finanza pubblica.Non si può fare diversamente, dicono gli stessi neofiti del rigore che tra il 2001 e il 2006 hanno aumentato di due punti e mezzo di Pil la spesa corrente primaria e che ora hanno appena buttato 3 miliardi e mezzo di euro nell’azzeramento dell’Ici anche per i contribuenti più agiati e altri 3 miliardi nel pasticcio Alitalia.E invece si può e si deve cambiare, bisogna avere il coraggio di innovare. I problemi dell’Italia sono profondi, non nascono con la crisi. L’Italia non deve solo resistere alla recessione, deve tornare a crescere.Nessuno meglio di noi sa che la stabilità dei conti pubblici è un valore. Siamo stati noi a risanarli e a portare l’Italia da subito in Europa, quando altri pensavano solo ad alimentare uno sterile euroscetticismo. E’ stato il primo governo Prodi, è stato un ministro del Tesoro come Carlo Azeglio Ciampi. Ma se è in corso una recessione, l’unico modo per tenere in ordine i conti pubblici in prospettiva è quello di sostenere la crescita, e dunque di aumentare ora la spesa pubblica, avviando contemporaneamente, subito, quegli interventi di riqualificazione della spesa che porteranno domani ad una sua riduzione. Sostenere ora il Pil richiede anche la ripresa delle liberalizzazioni e di azioni coerenti di politica industriale; tenere i conti in ordine impone di tornare a contrastare l’evasione. Solo così potremo davvero non compromettere la stabilità di lungo periodo della finanza pubblica.Ecco la nostra proposta: per il 2009 si sostengano le famiglie, i lavoratori e le imprese con misure pari a un punto di Pil, pari a 16 miliardi di euro.Proponiamo di ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle pensioni, a partire dai livelli medio-bassi: 7-800 euro l’anno in più per chi ha fino a poco più di mille euro al mese. Una misura non una-tantum, ma permanente, in grado di dare un sollievo duraturo e di contribuire a rilanciare i consumi. Questo serve, anche alle nostre imprese. Alle quali lo Stato deve garantire un sostegno per accedere a tutto il credito di cui hanno bisogno e l’immediato pagamento per i beni e servizi che devono arrivare dalla Pubblica Amministrazione. Tempi certi: quando si ha a che fare con lo Stato, per le imprese, come per i cittadini, questo deve essere un diritto, non solo un dovere.Proponiamo poi una riduzione del prelievo Irpef sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello, in modo da favorire la crescita della produttività e la sua equa redistribuzione. E proponiamo una riduzione del prelievo Irpef sulle lavoratrici, dipendenti e autonome, con figli. A parità di reddito, di prestazione di lavoro, di settore di attività, il lavoro di una donna con figli deve essere fiscalmente agevolato, e costare meno all'impresa, rispetto a quello di un lavoratore maschio. Le ragioni sono evidenti: se in famiglia lavora anche la donna, ci sono spese per servizi di cura che altrimenti non ci sarebbero. E se incentiviamo l’occupazione femminile, tutto il sistema ne trae giovamento, perché la più grande risorsa per lo sviluppo e la mobilità sociale è quella, oggi sottoutilizzata, rappresentata delle donne.C’è un’evidente, fortissima connessione tra queste proposte in tema di trattamento fiscale del reddito delle lavoratrici e quella che abbiamo chiamato la “dote fiscale dei figli”: un robusto aiuto alle famiglie che traduce in italiano, senza disincentivare il lavoro femminile, la soluzione francese del “quoziente familiare”.Questo deciso riorientamento “al femminile” del sistema fiscale e di welfare può essere finanziato, almeno in parte, attraverso il graduale e flessibile superamento dell’attuale differenza dell’età di accesso alla pensione tra uomini e donne: una questione difficilmente eludibile, dopo la sentenza della Corte europea di giustizia, che l’ha definita come una discriminazione contro le donne.La nostra proposta – al contrario di quella del Governo, che si limita a prendere atto della sentenza per fare cassa – intende utilizzare tutte le risorse liberate, per rafforzare il sostegno pubblico alle donne stesse, favorendo ogni pratica di conciliazione e concentrando le risorse nella fase della loro vita nella quale ne hanno più bisogno, quella del triplo impegno: della maternità, del lavoro di cura e del lavoro di mercato.E se c’è da affrontare un grande forzo per sostenere lo sviluppo e il tenore di vita della classe media e del mondo del lavoro, è giusto, ad esempio, chiedere un contributo straordinario di solidarietà a chi, manager e non solo, ha redditi superiori ad un milione di euro.E’ venuto il tempo di cominciare a redistribuire davvero, da chi ha troppo verso chi ha poco.2 – Seconda grande innovazione: un nuovo sistema universale di ammortizzatori sociali.E’ una innovazione che risponde concretamente al dramma di milioni di milioni di persone, donne e giovani su tutti, e che dà il segno di quanto sia profonda la rottura col passato rappresentata dal riformismo del Partito Democratico. Per i lavoratori che sono tutelati dalla Cassa integrazione, questo è un periodo difficilissimo, pieno di preoccupazioni sul futuro loro e dell’azienda. Per tutti gli altri, è anche peggio. Per loro, la perdita del lavoro è subito perdita di tutto il reddito.Innovazione, per noi, significa allora superare quell’inaccettabile dualismo nel mercato del lavoro per il quale ci sono lavoratori che hanno tutele e garanzie e altri che ne hanno di meno o non ne hanno affatto.E’ come se all’Italia mancasse un intero pilastro dello Stato sociale. Se in America manca la sanità pubblica, a noi manca la tutela del reddito in caso di perdita del lavoro. Invece della flexicurity europea, nel nostro Paese, per quasi metà dei lavoratori c’è il massimo di flessibilità, senza alcuna sicurezza.Innovazione, per noi, significa un sistema capace di sostenere tutti i lavoratori, al di là del contratto, del settore e delle dimensioni dell’impresa nella quale operano, nel momento in cui ne hanno bisogno. Uniche condizioni: l’impegno per la riqualificazione professionale e la disponibilità ad accettare un nuovo lavoro.Proponiamo un sussidio unico di disoccupazione, che sostituisca gli attuali istituti, che sia della durata massima di due anni, che sia finanziato in via assicurativa e sia strettamente collegato a politiche di formazione, di riqualificazione e reimpiego. Accanto a questo, proponiamo l’introduzione di un reddito minimo garantito, che contrasti la povertà anche tra chi lavora solo per brevi periodi di tempo o tra chi non ha un lavoro da molto tempo. Un istituto di welfare universale che esiste in quasi tutti i paesi europei e che costituisce il completamento degli istituti di tutela del reddito.Non si tratta, ovviamente, di togliere qualcosa a chi le tutele le ha. Si tratta di dare a chi non ha. Si tratta di costruire un percorso di inserimento nel mondo del lavoro che sia associato a un sistema di tutele e garanzie.Noi pensiamo a milioni di giovani, pensiamo alla loro vita, alle loro aspettative, alla loro frustrazione e alle loro speranze. Ieri c’era la mortificazione dei braccianti col cappello in mano, c’era l’alienazione della catena di montaggio. La precarietà senza futuro è il volto assunto oggi dallo sfruttamento. Il nostro riformismo non può chiudere gli occhi di fronte all’eterno susseguirsi di lavori precari che non conducono a nulla, di fronte all’inaccettabile prodursi di “vite di scarto”, condizione comune di milioni di persone. E’ questo il contesto nel quale si può cominciare a pensare e a discutere apertamente, e certo è chiara a tutti voi la radicalità di questa possibile innovazione, della sperimentazione di un contratto unico, a tempo indeterminato, con tutela crescente nel tempo e con un ben organizzato sistema di premi e penalizzazioni per l’azienda, volto a favorire il consolidamento e la stabilità dei rapporti di lavoro.Innovazione: di questo ha bisogno, come se fosse aria, il nostro Paese. Innovazione per costruire maggiore giustizia sociale.3 – Terza innovazione radicale: fare dell’ambiente, della lotta ai mutamenti climatici, delle politiche energetiche, una delle chiavi per uscire dalla crisi. Forse la prima delle chiavi. Lo ha capito Barack Obama, che ha annunciato, per rilanciare l’economia americana, un piano di 150 miliardi di dollari in risparmio energetico e fonti rinnovabili, per creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro.Una “rivoluzione verde”, una “terza fase” della rivoluzione industriale, che nasca da una nuova etica della responsabilità e che poggi, per quanto riguarda l’Italia, sulle straordinarie carte che il nostro Paese potrebbe giocare. La “rottamazione” del petrolio, la fine della dipendenza dai combustibili fossili, gli investimenti sulle fonti rinnovabili: questa è la strada.Il governo Berlusconi dimostra di non saperla e volerla prendere. Non comprende, proprio non comprende, che spendere, in campo ambientale, significa investire sul futuro. Ha distrutto, con un insieme di correttivi devastanti per i cittadini e per le imprese, gli incentivi al risparmio energetico per le abitazioni introdotti dal governo Prodi. Si è nascosto dietro alla comprensibile preoccupazione dei settori produttivi più esposti ai venti della crisi per cercare inutilmente di mascherare il suo ennesimo “euroscetticismo”: questa volta sugli obiettivi del 20-20-20 per le fonti rinnovabili, il taglio di emissioni di CO2 e l’efficienza energetica.Noi proponiamo che l’Italia imbocchi con decisione la strada dell’innovazione, della ricerca, della diffusione delle fonti rinnovabili. Si devono moltiplicare, e non eliminare, gli incentivi per le famiglie e per molti settori della nostra impresa che vogliono entrare o già si muovono in questo campo. Un campo vasto e fertile, che ha confini larghi. Penso ad esempio agli elettrodomestici, all’illuminotecnica, alla modernizzazione delle tecnologie per l’edilizia. Penso al settore dell’auto, e nel complesso a quanto si può fare per un eco-ricambio del parco circolante a livello di mezzi sia privati che pubblici.4 – Quarta sfida di innovazione: una radicale e condivisa riforma della scuola, dell’università e della ricerca.E’ bene che dal governo ci sia stato un netto passo indietro da parte del governo, anche grazie al nostro ruolo e alle migliori ragioni avanzate da un movimento civile che ha coinvolto genitori, ragazzi e insegnanti. I tagli però restano, mentre gli altri paesi europei proprio qui fanno grandi investimenti. E con i tagli restano la nostra preoccupazione e le nostre critiche. Insieme ad una consapevolezza che non ci ha mai abbandonato: scuola, università e ricerca non vanno bene così come sono, ma hanno appunto bisogno di innovazione.Nella scuola e nell’università è il cambiamento, e non la conservazione, la frontiera dei riformisti.Selezione e valutazione, questi sono i principi che ispirano le nostre proposte.Senza selezione e valutazione, senza merito, i migliori finiscono per risultare sempre gli stessi: quelli con famiglie facoltose alle spalle, quelli con i contatti giusti, e magari quelli disposti a qualche compromesso di troppo con la propria coscienza.C’è un muro di conservazione che va rotto, abbattuto. Proponiamo che l’Italia si doti di un sistema di valutazione, nazionale e standardizzato, dei livelli di apprendimento degli studenti di elementari, medie e superiori. Solo con un grande esame su scala nazionale, gestito da valutatori esterni alle scuole e corretto in modo centralizzato, si potrà poi perseguire efficacemente il duplice obiettivo di premiare i capaci e i meritevoli e di individuare gli studenti, gli insegnanti, le scuole in difficoltà, con lo scopo di aiutarli. Solo così si potrà valutare il contributo netto di ogni scuola e di ogni docente sui risultati degli studenti, tenendo conto della qualità in entrata e delle condizioni socio-economiche delle famiglie. E sulla base di obiettivi chiari e di una reale autonomia, sarà finalmente possibile indirizzare le risorse verso le realtà che lo meritano.L’autonomia è la condizione per dare fiducia ai giovani. E’ forse venuto il momento di discutere se non si debba investire con più coraggio sulla consapevolezza dei ragazzi di sedici anni, che devono poter partecipare con le loro scelte alla definizione del loro piano di studi. Noi dobbiamo, dentro gli ambiti formativi definiti, permettere che i giovani seguano le loro passioni e i loro interessi, responsabilizzandoli costantemente. Dobbiamo investire su di loro, avere cura e attenzione per il grande tema della condizione sociale e psicologica dei ragazzi italiani. E a questo proposito, è giunto il momento di riconoscere ai ragazzi di sedici anni il diritto di voto alle amministrative. Responsabilizzazione, questa è la chiave, perché oggi si smette di essere bambini e si diventa giovani molto prima di un tempo.Autonomia e valutazione, anche per l’università: proponiamo una valutazione periodica di università e dipartimenti, attraverso gruppi di esperti, anche internazionali, che giudichino la qualità della ricerca e delle pubblicazioni. Sulla base di queste valutazioni sarà assegnata ai migliori una parte cospicua delle risorse.Il ministro Gelmini, facendo anche qui un passo indietro, ha annunciato l’obiettivo di portare al 30%, nel medio periodo, la quota di finanziamento delle università pubbliche basata sulla valutazione della ricerca. Bene. Lo si faccia davvero e con rapidità, con criteri davvero rigorosi e in modo indipendente. Di più: lo si faccia privilegiando il migliore 25% dei dipartimenti di ogni settore disciplinare. E’ un circolo virtuoso, che si deve innescare. Premiare le migliori università porta le università a puntare sui migliori. E così, al di là delle regole che verranno scelte per i concorsi universitari, si potrà sperare di ridurre al minimo i problemi di localismo, clientelismo o nepotismo.5 – Quinta grande innovazione: mettere finalmente sui giusti binari le politiche per il Mezzogiorno.Le politiche del governo Berlusconi stanno letteralmente saccheggiando le risorse dedicate al Sud e puntano a riproporre, al posto della buona pratica degli incentivi automatici, l’intermediazione della politica locale e nazionale. Le cifre sono impressionanti: nel 2009, a fronte di 6 miliardi originariamente appostati nel Fondo per le Aree Sottoutilizzate, le effettive disponibilità sono state dimezzate per finanziare spese di parte corrente, che trovano i loro destinatari prevalentemente al centro-nord. E ancora prima era stato cancellato il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.Ci vogliono risorse aggiuntive e ci vuole una coraggiosa battaglia per la legalità. Non si può lasciar solo quel vasto movimento di imprenditori, artigiani, commercianti del Sud che si battono contro il pizzo e le estorsioni delle mafie e hanno bisogno di buona politica come dell’aria da respirare. Della politica che dà certezze e non dispensa favori.Due, per noi, sono le strade da seguire per battere l’ideologia della dipendenza e promuovere la cultura della legalità e l’etica della responsabilità, senza le quali il Mezzogiorno non potrà mai diventare quella risorsa per il Paese e innanzi tutto per se stesso che oggi non riesce ad essere. Proponiamo di concentrare i fondi destinati al Mezzogiorno su pochi grandi obiettivi di carattere infrastrutturale e sovraregionale, a cominciare dalla mobilità e dalle grandi reti idriche. Proponiamo di prevedere una sorta di “vincolo esterno” nazionale, che promuova l’utilizzo ottimale delle risorse pubbliche ordinarie, per una progressiva qualificazione dei servizi pubblici e una progressiva riduzione delle spese di autorganizzazione della pubblica amministrazione.E’ esattamente per questi motivi che il Mezzogiorno non deve temere l’ondata di responsabilità derivante da un federalismo ben pensato: fondato sui criteri di vera autonomia impositiva, solidarietà collettiva e non bilaterale, riferimento ai costi standard e non ai costi storici. Ed è proprio in nome dell’interesse del Mezzogiorno e non solo delle legittime aspirazioni delle aree forti del Nord, che abbiamo deciso di presentare in Senato un nostro organico disegno di legge sull’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione e di aprire, a partire da esso, un confronto serrato con la maggioranza.Le riforme.1. Riduzione dei costi della politica e delle imprese pubbliche. Senato come Camera delle Regioni, anche ripartendo dal pacchetto Violante.2.Legge elettorale.Dal nostro punto di vista, le preferenze non sono la soluzione ideale, anche se è preferibile che siano mantenute laddove, come per le elezioni europee, altre soluzioni sono di fatto precluse. In tema di europee, continuo a pensare che si debba trovare un equilibrio nel senso della difesa delle preferenze e dell’introduzione di una soglia di sbarramento per evitare la frammentazione. La strada maestra, almeno per quanto riguarda l’elezione del Parlamento, è comunque il ritorno al collegio uninominale, nel quadro di un sistema che, come avviene nell’esperienza francese, spinga ad aggregazioni tra forze omogenee e consenta agli elettori di scegliere da chi vogliono essere governati.3. Giustizia. quello che sta accadendo con le inchieste della magistratura sulla politica, lo ripeto, non fa cambiare la nostra posizione, né in un senso né nell’altro. Il ministro ombra Tenaglia ha presentato al governo un pacchetto di proposte elaborato nel corso di una riuscita conferenza nazionale del PD. Sono proposte ispirate ad una maggiore efficienza della macchina processuale, soprattutto nei confronti dei cittadini e delle imprese. Proposte concrete e innovative. Penso solo al problema della lentezza della giustizia. Abbiamo detto: valutazione sistematica, benchmark, responsabilità. Quanto guadagnerebbe, in civiltà e in crescita economica, il nostro sistema economico e sociale, se tutti ti tribunali d’Italia funzionassero coi tempi del Tribunale di Torino? Se si è riusciti a Torino, perché non si può riuscire altrove? Proposte concrete e innovative. Come quando in campagna elettorale presentammo una proposta sulle intercettazioni telefoniche che prevedeva che i magistrati possano avvalersi delle intercettazioni per tutti i reati ma che nulla di questo possa finire sui giornali, violando fondamentali diritti. E questa proposta, lo voglio ricordare, fu allora sottoscritta anche dall’Italia dei Valori. Insieme al merito delle questioni, abbiamo indicato una metodologia innovativa: le riforme della giustizia non si fanno contro i magistrati, come vorrebbe il governo, o contro gli avvocati. Si fanno ascoltando, si fanno con un confronto di merito, basato non su dei pregiudiziali sì o no, ma su soluzioni concrete. Se si riuniscono le parti sociali per discutere delle pensioni, non si vede perché non debbano essere coinvolti i protagonisti di un settore fondamentale come la giustizia quando è della sua riforma che si deve decidere. Un tavolo che duri sessanta giorni, al termine del quale il governo decida, ma dopo aver lavorato insieme al mondo della giustizia e se lo riterrà anche con l’opposizione. E’ la nostra proposta, che si muove nel solco tracciato dal Presidente Napolitano che noi vogliamo seguire: distinzione tra governo e opposizione nel confronto politico, e ricerca della possibile convergenza sui grandi temi di interesse nazionale. Un partito affidabile. Un partito affidabile è un’organizzazione abitata e guidata da persone credibili, che ispirano fiducia: per la loro trasparenza e onestà, per la sobrietà del loro stile di vita, per la loro competenza, per il loro impegno appassionato.La credibilità morale di un partito è un bene inestimabile, che è facilissimo perdere e faticosissimo riconquistare. Dar vita ad un partito nuovo non è facile, non è mai stato facile, tanto meno quando si tratta di unire forze diverse. Ma oggi siamo ad un passaggio critico, che può essere decisivo per il Partito Democratico.L’urgenza immediata, in questo momento, è quella di recuperare fiducia, la fiducia dei nostri elettori nei riguardi del Partito Democratico. Cominciamo con l’applicare con ferma intransigenza il nostro Codice etico, che prevede un robusto elenco di incompatibilità, di conflitti d’interesse, di garanzie, che possono anche essere rafforzate, prevedendo ad esempio la non candidabilità di persone che, a giudizio di una magistratura interna, abbiano compiuto atti che pur non essendo penalmente rilevanti, recano pregiudizio alla credibilità morale del partito.Un’altra buona regola è quella del ricambio dei gruppi dirigenti, che deve essere frequente e continuo. Oggi è una vera e propria urgenza. Se vogliamo consolidare il PD, dobbiamo lavorare in modo impegnato, corale e convinto, per creare le condizioni per un forte avvicendamento con una nuova generazione di dirigenti.Roberto Saviano farà parte della scuola di formazione del PD.Ho chiesto a Giorgio Tonini e ad Annamaria Parente di organizzare una scuola di formazione nel Mezzogiorno, per una nuova leva di amministratori, per i giovani, che abbia al centro i temi della legalità. E ho chiesto a Roberto Saviano, che ha accettato, di prendere parte a questo nostro progetto. Sono segni di speranza, che dobbiamo incoraggiare. E dai quali dobbiamo attingere energie. Il malcostume e la degenerazione politica sono stati alimentati in questi anni più per la debolezza dei partiti che per la loro forza. Un Partito democratico forte, perché radicato, aperto, unito è la via maestra per far prevalere la buona politica.Obiettivi da raggiungere.Un partito forte è un organismo vivo, profondamente radicato nel territorio, capace di rappresentarne gli interessi e di viverne i valori. Un partito che sta dove vive la gente: negli ambienti di vita, di studio, di lavoro, come nel mondo virtuale della rete, oggi diventato abitazione principale delle giovani generazioni.E’ questo l’obiettivo che non siamo ancora riusciti a raggiungere. Lo sento come un limite del mio e del nostro lavoro, da superare insieme. Alle insufficienze dei partiti preesistenti non siamo ancora riusciti a sostituire un modello compiuto e convincente. Deve essere considerata una priorità del nostro impegno comune.Un partito di circoli, fatti di persone in carne e ossa, che si incontrano per aiutarsi a capire la realtà in cui sono immersi, da quella globale a quella locale, e per lavorare insieme a cambiarla, a migliorarla, a riformarla.I circoli devono diventare il lievito democratico e civile dei territori: un fermento che fa crescere intorno a sé una moderna cultura della cittadinanza, della responsabilità e della partecipazione civile, dell’impegno per i diritti e per l’uguaglianza sociale. E i segretari di circolo hanno una funzione essenziale, che va riconosciuta e promossa: sono gli animatori della democrazia di base, una risorsa straordinaria di presenza, di promozione del partito, di coltivazione civile della società.Dobbiamo dedicare più impegno, più risorse, più attenzione alla promozione dei circoli, se vogliamo che il Partito Democratico cresca, si rafforzi, si radichi nel Paese.Voglio dirlo con forza: è il territorio la frontiera sulla quale si costruirà il nuovo PD. Penso che dal territorio, dai segretari regionali e dai sindaci, possa venire un utile apporto permanente alle decisioni che il gruppo dirigente nazionale dovrà prendere. Si tratta di aprire una fase nuova e darsi strumenti di direzione all’altezza dei problemi che dobbiamo affrontare.Un partito affidabile è un’organizzazione forte e unita, in grado di prendere decisioni impegnative per tutti coloro che ne fanno parte, a cominciare dai dirigenti; di darsi una linea chiara e di portarla avanti con unità d’intenti, spirito di squadra, solidarietà, quando necessario anche rinunciando a quelle quotidiane differenziazioni che piacciono ai giornali e dispiacciono alla nostra gente.Statuto e primarie.Per essere all’altezza della sfida sulla democrazia che è drammaticamente aperta nel nostro Paese, noi abbiamo deciso di costruire un partito nuovo, quale quello delineato in modo netto e coraggioso dal nostro Statuto, che abbiamo appena scritto e che ora dobbiamo attuare e applicare con fermezza e decisione.Un partito che riconosce e attribuisce alle persone, nella loro responsabilità individuale, una vera cittadinanza democratica, la possibilità di esercitare un potere, di partecipare alla decisione. Un partito che riconosce ai suoi elettori un ruolo importante nelle decisioni da prendere, in modo da ridurre al minimo il rischio della chiusura autoreferenziale.E ai suoi iscritti il ruolo di ossatura portante di una presenza stabile nella società, una presenza che si possa incontrare quotidianamente sul territorio e negli ambienti di vita e di lavoro, una presenza che sappia farsi, a confronto con la società, proposta aperta, da avanzare alla platea più vasta dei nostri elettori.Insieme, dobbiamo costruire un’organizzazione aperta, abitabile, nella quale si possa incontrarsi, discutere, confrontarsi, partecipare alle decisioni. Una organizzazione nella quale gli incarichi di responsabilità siano attribuiti in modo competitivo e restino sempre contendibili.Il PD è oggi l’unico, vero, grande laboratorio sperimentale di democrazia di partito esistente in Italia. Quando si sperimenta si va incontro a limiti ed errori e si scoprono nuovi problemi. Ma è solo così che si impara, si migliora, si progredisce.In queste settimane, stiamo sperimentando la più vasta e capillare tornata di elezioni primarie per la selezione di candidati sindaci e presidenti di provincia che si sia mai vista nella storia d’Italia. Molte si sono rivelate quello che speravamo: una straordinaria pagina di vita democratica. Altre hanno messo in luce difficoltà e nodi critici, che andranno sciolti per il futuro da una riflessione comune.Bisognerà riflettere meglio, ad esempio, sul rapporto tra primarie di partito e primarie di coalizione. Sull’opportunità, probabilmente discutibile, di primarie per le candidature in liste con le preferenze. Così come sulle primarie per le cariche di partito. Le primarie sono uno strumento prezioso, una scommessa irrinunciabile. Non devono diventare un’ideologia. Soprattutto, non devono diventare l’occupazione principale, se non esclusiva, del partito. Sarebbe tragico se il PD si riducesse ad un luogo nel quale si discute solo di regole di vita interna.Il Paese ci chiede di sperimentare democrazia, non di trasformarci in una macchina di produzione di procedure interne. Un partito a vocazione maggioritaria, un partito che voglia cambiare i rapporti di forza nella società, deve essere un partito utile alle persone, non solo a se stesso. Siamo all’inizio di un percorso che vogliamo diventi costume democratico del Paese. Possiamo perdonarci qualche errore. Un pdl populista.Attorno a noi nessuno sbaglia, perché nessuno sperimenta democrazia. E il paradosso è che i media spesso si accaniscono sui nostri limiti, mentre nessuno parla dell’assoluta mancanza di democrazia negli altri partiti.A noi si rimprovera di fare primarie finte, quando c’è una leadership naturale. O al contrario di mettere in scena primarie-rissa, quando il risultato è aperto. Sarebbe già un piccolo passo avanti, se ci criticassero da un solo angolo visuale. Sarebbe un grande passo avanti, se qualcuno aprisse almeno un occhio sulla totale mancanza di democrazia di partito attorno a noi.Il nostro principale avversario, il “Popolo della libertà”, come dice il nome stesso, è una formazione politica tipicamente “populista”: l’unica democrazia che conosce è quella dell’applauso al leader. Un applauso ha accolto l’annuncio, a San Babila, dal predellino di un auto, che nasceva il Pdl. Un applauso ha segnato lo scioglimento di Forza Italia: una formazione politica che in quattordici anni di vita non ha mai tenuto un vero Congresso, non ha mai votato i suoi dirigenti.D’altra parte, qualcuno ha mai visto la Lega, o l’Italia dei Valori, fare un vero Congresso? O designare i suoi candidati con le primarie? Il modello populista è la regola della politica italiana, noi siamo la sola eccezione. Berlusconi ha definito il Pdl un baluardo della democrazia. Ma come può difendere, promuovere la democrazia un partito che non la pratica, non la vive al suo interno? Non è un caso se un giorno si e un giorno no gli scappa detto qualcosa che poi deve correggere, smussare, smentire, ma che in effetti tradisce il suo vero pensiero: come sarebbe bello se la Repubblica funzionasse come il Pdl, un uomo solo al comando, nelle sue mani tutti i poteri e tutto il potere – politico, economico, mediatico – niente contropoteri, niente parlamenti con le loro lentezze, niente opposizioni con le loro critiche depressive, niente magistrature indipendenti, niente libera stampa e giornalisti scomodi.E’ proprio la cupa potenza del populismo, di ogni populismo, di maggioranza e di opposizione, a definire la grandezza della sfida che abbiamo posto a noi stessi: scommettere sulla forza della democrazia, sulla chance del riformismo, sulla sua capacità di prevalere, anche in questo nostro Paese. Già le sento le dichiarazioni indignate di qualche esponente della destra. Tra qualche minuto ci risponderanno che non è vero, che il nostro è il solito antiberlusconismo ideologico. Rispondano, se credono, anche alla sfida che da qui vogliamo lanciare ai nostri avversari.Finanziamento pubblico soli ai partiti che attuano l’art.49 della Costituzione.E' tempo che si fissino per legge gli architravi della democrazia di partito, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione: statuti, bilanci, scadenze e modalità dei congressi, codici etici, primarie o altre procedure per la selezione dei candidati. E queste norme diventino condizione almeno per l’accesso al finanziamento pubblico. Noi siamo pronti a fare insieme questa riforma decisiva per la democrazia italiana.Il partito che siamo e vogliamo essere. E'un partito pluralista, fondato sul confronto delle idee e ricco di fondazioni, associazioni, centri di ricerca. Non dobbiamo, non vogliamo diventare invece un partito a canne d’organo, con catene di comando verticalizzate e correnti cristallizzate.Non esistono in democrazia grandi partiti che non siano pluralisti, sul piano politico e culturale. Ma il confine tra pluralismo, che è un valore di libertà, e degenerazione correntizia, che è invece una malattia mortale, va presidiato con grande attenzione.Vorrei che tutti lavorassimo per evitare, contrastare, limitare i rischi insiti nel correntismo: il prolungamento, nel nuovo partito, delle appartenenze e identità del passato, saltando l’esigenza e l’opportunità di mescolare le storie e di dar vita a nuove sintesi culturali e politiche; la riduzione del partito ad una federazione leggera di correnti rigide, strutturate organizzativamente; la riduzione della democrazia interna ad una spartizione correntizia, con la logica conseguenza che la solidarietà verticale con la corrente diventa l’unica via di partecipazione e di affermazione nella vita del partito.Pieni poteri.Dopo averne discusso con il Coordinamento e con i segretari regionali, chiedo che in questa fase particolare venga attribuito al Segretario il potere previsto dallo Statuto di intervenire in situazioni nelle quali sia necessario introdurre, anche attraverso commissariamenti, le indispensabili innovazioni.I prossimi mesi e il prossimo Congresso, che svolgeremo dopo le elezioni, saranno l’occasione per l’affermazione definitiva di una nuova generazione di dirigenti alla guida del partito. Dobbiamo far emergere le forze migliori, più coraggiose e innovative. Forze che abbiano dentro di sé l’identità democratica già compiuta.Il dovere di non deludereDinanzi alla società nuova, più ricca, colta, emancipata, adulta, la società che è comparsa sulla scena nel ’68 e nel ‘69, i partiti storici, da elementi propulsori di sviluppo e di progresso, hanno cominciato a diventare e ad apparire “intercapedini” tra le istituzioni e i cittadini. Fu Aldo Moro il primo ad accorgersene, proprio nel ’68, quaranta anni fa, dieci prima della sua tragica e barbara uccisione: “Tempi nuovi s’annunciano”, aveva detto in un celebre discorso al suo partito. Tempi nei quali dovremo avere il coraggio di cambiare noi stessi, se vorremo essere ancora all’altezza del nostro compito. Ma i partiti italiani non furono in grado di cambiare se stessi, prigionieri com’erano di una contraddizione troppo grande, tra le ideologie che li dividevano, ricalcate sullo schema della guerra fredda, e i nuovi termini della questione italiana, che li avrebbe dovuti scomporre e ricomporre, lungo nuove frontiere. I partiti della Prima Repubblica entrarono così in una crisi irreversibile. Alcuni distruggendosi nel dilagare del malaffare, alla disperata ricerca di puntelli di potere, dopo che avevano avvertito come perduta la loro legittimazione storica. Altri estenuandosi in una infinita e sempre troppo lenta transizione.Dalla crisi dei vecchi partiti, dal 1992 in poi, il centrosinistra non ha mai più davvero tentato la costruzione di soggetti politici veramente nuovi. Da allora, ci siamo affidati prima al riformismo istituzionale, per ridefinire modi e forme della rappresentanza politica.Poi ci siamo affidati all’azione di governo, nazionale ma anche locale, per interpretare e cambiare gli orientamenti della società. Una sorta di “riformismo dall’alto”, come lo abbiamo definito autocriticamente, fragile perché non supportato da un consenso vasto, preparato negli anni dell’opposizione, spesi invece prevalentemente nella costruzione di larghe alleanze “contro” gli avversari. Nel frattempo sono nati e hanno dignitosamente vissuto soggetti politici sostanzialmente tradizionali, buoni ad accompagnare il lavoro istituzionale, ma che tutti insieme abbiamo giudicato insufficienti, inadeguati al compito di suscitare una nuova fase di riformismo e di democrazia.Oggi la sfida è quella di riprendere un percorso innovativo, da decenni interrotto. E non abbiamo molto tempo. Dando vita al Partito Democratico, abbiamo alimentato grandi aspettative, abbiamo suscitato una speranza nuova. Ora, abbiamo il dovere di non deludere.