venerdì 9 ottobre 2009

La Sicilia dimenticata dall’Italia: anche il Calcio divide la nostra isola dal resto del paese, solo le squadre siciliane ferme per un minuto di silen


Quando ogni giorno guardiamo un telegiornale o leggiamo un quotidiano, o ancora, visitiamo siti internet di informazione e attualità, veniamo a conoscenza di cosa succede nel mondo. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a lutti nazionali, ricordiamo le vittime dell’Abruzzo e i parà morti in Afganistan il 17 settembre e adesso la tragedia messinese che rimane isolata all’interno di una terra tanto meravigliosa ma quanto sfortunata e dimenticata. Venti morti, trenta dispersi, ottanta feriti e quattrocento rimasti senza casa. Questo è il bilancio delle vittime della tragedia avvenuta negli scorsi giorni a Messina.Una catastrofe siciliana, in cui la causa è la natura ma l’uomo ne è il protagonista, poiché c’è stato un uso scellerato del territorio, un uso personalistico che genera interesse di una classe dirigente fallimentare che governa la nostra isola. Una relazione risaputa, che già nel 2007 causò danni ma non morti e nella nostra terra quando non ci sono i secondi, si suole soprassedere.L’allarme e la corsa alla riparazione dei danni avviene solamente quando ci troviamo coinvolti in una tragedia di sangue: siamo in Italia, siamo in un paese di incapaci. Una “tragedia annunciata“, dunque, che mette ancora più rabbia ma soprattutto che fa rimanere indignata un intera popolazione siciliana. Ancora si scava per cercare di trovare i dispersi, servono aiuti immediati per le tante famiglie rimaste senza dimora e per i tanti bambini che vagano senza rendersi conto di ciò che è successo. Gente che piange, che grida, che spera, che rimane in silenzio. I danni sono di portata incalcolabile. Un alluvione catastrofica che non risulta essere all’altezza delle attenzioni di questo governo, di questa Italia. Purtroppo ancora una volta il nostro Paese ha dimostrato quanto si è lontani dalla vera unione..Parliamo tanto di Europa e integrazione e poi si autorizza il minuto di silenzio sui campi di calcio solo per le squadre siciliane impegnate negli incontri!! L’Italia dello sport, del calcio che riesce a dividere ancora una volta il paese, che riesce ad emarginare per l’ennesima volta la Sicilia e che riesce a classificare anche i morti: di serie A e di serie B. Perchè? i morti siciliani non meritano il rispetto da parte di tutta la nazione? Sicuramente questo gesto di rispetto non avrebbe risolto la situazione ma avrebbe aiutato tanta gente a sentirsi meno sola ed abbandonata. Una Sicilia che è stata e, purtroppo continua ad esserlo, un grande bacino di voti per il centro destra, viene completamente abbandonata. Non basta ricevere la visita di Berlusconi, non basta che i telegiornali parlano della tragedia per due giorni, ma noi siciliani pretendiamo il massimo RISPETTO. Vogliamo che le nostre vittime siano ricordate come tutte le altre, vogliamo che Simone Neri, il sottocapo di prima classe della Marina, l'eroe che è morto a 28 anni per salvare otto persone, venga commemorato come tutti gli altri eroi. Egli con il suo atto eroico non ha nulla in meno dei morti caduti in Afganistan, o di tanti altri di cui si è parlato per mesi interi. Eppure i mass media non hanno parlato abbastanza né di lui né di questa grande e dolorosa tragedia. Questo è lo spazio che sono riuscita a crearmi per esprimere tutta la mia rabbia, tutta la mia indignazione, tutta la mia solidarietà e vicinanza a chi, in questo momento sta soffrendo in silenzio, e soprattutto per dire all’Italia che sono fiera di essere siciliana e che in questo momento non mi sento italiana.Vi invito a riflettere seriamente.. il nostro futuro, la nostra vita sono in mano di nessuno!!

Con rammarico

Valentina Spata

giovedì 1 ottobre 2009

LETTERA AGLI ELETTI ALLA CONVENZIONE PROVINCIALE DI GIORNO 4 OTTOBRE


Oggetto: Convenzione Provinciale congressuale - Ragusa 4 ottobre 2009 – Sala Al 318


Carissima/o,
nel ringraziarTi per il contributo che hai dato con la tua partecipazione alla candidatura per l’elezione dei delegati alla Convenzione Provinciale in preparazione delle primarie, con la presente Ti comunico la tua elezione come rappresentante della lista collegata alla mozione che hai appoggiato.
Pertanto, ti invito a partecipare alla Convenzione Provinciale che si terrà domenica 4 ottobre alle ore 9,30 presso la Sala Al 318 a Ragusa, nel corso della quale si eleggeranno i delegati per l’Assemblea Regionale e i delegati per l’Assemblea Nazionale.

Cordiali saluti
Il Segretario dei GD di Ragusa
Valentina Spata

GLI ELETTI:

LISTA RAGUSA PER FRANCESCHINI
- Valentina Spata
-Gianni Battaglia 1/5/79
-Irene Sittinieri
-Giuseppe Gurrieri
-Tania Incardona
-Giuseppe Albora
-Liberia La Rocca
-Lorenzo Corallo
-Franca Clemente


LISTA RAGUSA PER LUPO


-Francesco Del Stabile
-Franca Clemente
-Luciano Nicastro
-Enza Licitra
-Placido De Salvo
-Flavia Migliorisi
-Stefano Iozzia
-Liberia La Rocca
-Salvatore Ucchino
-Tania Incardona


-Marco Leggio

mercoledì 30 settembre 2009

DOMANI 1 OTTOBRE ORE 16 APERTURA SPORTELLO DONNE


SPORTELLO DI CONSULENZA E SOSTEGNO PER LE DONNE E PER I PROBLEMI DELL’IMMIGRAZIONEIl segretario dei Giovani di Ragusa, Valentina Spata la Responsabile Politiche Sociali dei Giovani Democratici di Ragusa, Irene Sittinieri, giovedì 1 ottobre alle ore 16 presenteranno, attraverso una conferenza stampa, l'apertura dello Sportello Donna.Lo “Sportello Donna” rappresenta un luogo di confronto culturale che contribuisce al rafforzamento dell’identità di genere attraverso uno spazio di documentazione e ricerca e attraverso l’organizzazione di iniziative di promozione, afferma Valentina Spata. E’, inoltre, un servizio che sviluppa attività di informazione, consulenza, sostegno mirato alle utenti, aiutando le donne a scegliere, tra i diversi percorsi, quello maggiormente adatto ai loro bisogni. E’ un tentativo volto a sostenere e migliorare la condizione di chi vive una situazione di sofferenza o di difficoltà, favorendo la formazione di uno spazio di incontro dedicato a tutte le donne della comunità.Irene Sittinieri, invece, spiega che lo sportello è un polo di sensibilizzazione e animazione sulle tematiche dell’uguaglianza che promuove e stimola sul territorio la nascita di reti e progetti sulla parità nella vita economica e politica delle donne.Lo sportello accoglie anche immigrate dando loro indicazioni e suggerimenti circa la ricerca di un’occupazione, la ricerca di un alloggio, il diritto allo studio e l’assistenza sanitaria; informazioni, sul rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, i nullaosta al lavoro, i ricongiungimenti familiari; assistenza nella compilazione dei moduli da presentare negli uffici pubblici; consulenza alle lavoratrici immigrate nella compilazione del curriculum vitae che valorizzi le sue competenze.In caso di necessità di assistenza legale, un appuntamento di consulenza gratuita sarà fissato con l’avvocato dello sportello.
FINALITA’ DELLO SPORTELLO DONNA:•
Accogliere e ascoltare;• Aiutare a formulare una richiesta;• Informare e orientare rispetto ai diritti e alle possibilità offerte dal Territorio;• Dare senso al problema e prospettare possibili soluzioni;• Favorire la progettualità e valorizzare le risorse;• Accompagnare presso i Servizi del territorio;• Promuovere la socializzazione e il benessere tra le donne;• Valorizzare le donne, le diverse culture delle donne e le loro risorse.
AZIONI DI AIUTO DELLO SPORTELLO DONNA:
• Colloqui con l’Operatrice di sportello;• Consulenze psicologiche e Legali;• Invio presso i Servizi di Rete (sindacati, centro antiviolenza, servizio immigrazione, camera di commercio, informa giovani, consultorio familiare, servizi sociali e servizi sanitari).• Percorsi di formazione di gruppo;• Laboratori di creatività.
SEDE E GIORNI DI APERTURA DELLO SPORTELLO:
Lo sportello è aperto il lunedi’ ed il mercoledi’ dalle 18 alle 20in Viale del Fante, 10 (ultimo piano) presso la sede del Partito Democratico

martedì 29 settembre 2009

APPUNTAMENTI DELLA SETTIMANA GD RAGUSA

Ho il piacere di comunicarvi tutti gli impegni della settimana:

1. Martedì 29 Settembre ore 12.00 incontrerò la squadra di Hockey di Ragusa per risolvere il problema della palestra e del campo richiesto; segue incontro con l'Assessore allo sport;
2. Martedì 29 settembre ore 16.00 parteciperò alla riunione dei precari presso la Cgil Ragusa (dietro Palazzo Cocim) per chi vuole venire ci vediamo 10 minuti prima davanti la sede;
3. Martedì 29 settembre ore 18.00 riunione organizzativa apertura sportello Donna;
4. Martedì 29 settembre ore 20.30 riunione area franceschini presso la sede del PD, viale del Fante, 10
5. Martedì 29 settembre ore 22.00 chiusura adesioni manifestazione nazionale 3 ottobre
6. Mercoledì 30 settembre ore 9.00 incontrerò il presidente dell'Anffas Modica;
7. Mercoledì 30 settembre ore 16.00 riunione commissione Scuola (pregherei i responsabili di questa commissione di mandare i messaggi a tutti gli interessati e quindi di convocare la commissione). Odg: incontri cn tutti i rappresentanti d'istituto; realizzazione definitiva volantino; organizzazione iniziativa.
8. Mercoledì 30 settembre ore 18.00 incontrerò i residenti delle case popolari di zone Selvaggio;
9. Mercoledì 30 settembre bisogna preparare una richiesta per le pensiline richieste davanti alla questura e consegnarla al ns capogruppo (Nino Barrera) penso che se ne debba okkupare il responsabile della commissione "La Città che vorrei" quindi Salvatore Ucchino;
10 Mercoledì 30 settembre Bisogna preparare un data base di tutti i giovani suddivisi per ogni commissione cn numeri di cellulare e email.. (perchè ho perso il conto).. penso che se ne debba okkupare la responsabile Comunicazione Irene Sittinieri.
11. Mercoledì 30 settembre qualcuno dovrebbe capire a che punto siamo cn l'apertua della biblioteca fantasma e quali sono stati tutti gli iter (lascio questo lavoro ad un volontario)
12. Mrcoledì 30 settembre bisognerebbe pensare alla commissione Università, vi ricordo che a breve ci saranno alcune elezioni e dobbiamo partecipare. Inoltre qualcuno dovrebbe mettersi in contatto (forse meglio Mario) cn Salvatore Gambuzza per vedere a che punto è la richiesta del seggio.
13. Giovedì 2 settembre dovremmo dedicare tutto il pomeriggio al giornalino (stampare le copie e iniziare a stabilire temi su cui scrivere e persone che abbiano la volontà di scriverli)
14 Giovedì 2 settembre si inzia a lavorare per le primarie....

Grazie per l'attenzione!!! C'è tanto lavoro da fare e sono sicura che riusciremo a fare tutto come sempre!!!!

PS: Una ragazza cerca una casa in affitto a Ragusa..è una studentessa universitaria che mi ha contattata oggi, quindi cerchiamo di aiutarla per quanto ci è possibile..se qualcuno di voi è a conoscenza di case o staze in affitto chiamatemi subito.

Altra cosa bisogna inserire l'annuncio del pullman nel blog del circolo universitario ibleo.. forse può farlo solo Mario e vorrei capire come faccio ad accedere anche io al blog.. se qualcuno che ne capisce può aiutarmi sarei grata!!!

Un abbraccio
Il Segretario dei Giovani Democratici
Valentina Spata

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: ADESIONI E PROGRAMMA PER LA MANIFESTAZIONE DEL 3 OTTOBRE




I GIOVANI DEMOCRATICI DI RAGUSA METTONO A DISPOSIZIONE I PULLMAN PER TUTTI GLI STUDENTI E GLI UNIVERSITARI E QUANTI ALTRI GIOVANI VOGLIONO PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 3 OTTOBRE A ROMA.
PROGRAMMA:
- PARTENZA ORE 20.00 DALLA STAZIONE DEGLI AUTOBUS, VIA ZAMA, RAGUSA
- ORE 22.00 ARRIVO A CATANIA ED INCONTRO CON ALTRI GIOVANI SICILIANI
- PARTENZA PER ROMA
- ARRIVO PREVISTO A ROMA PER LE ORE 10.00 DEL MATTINO
- DIREZIONE MANIFESTAZIONE
- POMERIGGIO LIBERO
- SERA: CENA E PARTENZA PER RAGUSA.
- ARRIVO PREVISTO PER GIORNO 4 OTTOBRE ORARIO DA DEFINIRE.
Vi prego di farmi pervenire le adesioni entro e non oltre giorno 29.
Contattatemi al mio cellulare oppure alla mia email: valentinaspata@yahoo.it (meglio email almeno nn impazzisco).
Il Segretario dei Giovani Democratici di Ragusa
Valentina Spata

venerdì 25 settembre 2009

IO VOTO DARIO FRANCESCHINI ALLA SEGRETERIA NAZIONALE E GIUSEPPE LUPO ALLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD: IO HO SCELTO E TU?


Care democratiche e cari democratici,In questi giorni inizieranno i congressi di circolo del PD che si chiuderanno con le Primarie del 25 Ottobre con l’elezione del Segretario Nazionale e Regionale del nostro Partito.Per il Partito Democratico questo congresso sarà fondamentale per molti motivi, innanzitutto per dare una guida salda, per iniziare a creare una linea programmatica seria e concreta basata su obiettivi semplici e concretamente realizzabili. Il nostro PD vive attualmente, un periodo difficile, di salute precaria, solamente con un esito positivo del congresso riusciremo a “ravvivare “ il nostro partito.Non temo sicuramente che nel futuro del nostro Partito Democratico ci siano una serie di scissioni, smembramenti, invece temo un lungo logoramento, un progressivo esaurimento di quel fiume di energie, passione politica e civile, persone che due anni fa avevano dato vita a questo progetto. Non possiamo né dobbiamo permetterlo. Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative che abbiamo creato e in parte reso poco credibili con i nostri comportamenti.Personalmente ho deciso di seguire la linea di Dario Franceschini: perché seguire questa linea?Vi ricordo che Franceschini ha avuto il coraggio di prendere in mano il partito dopo la sconfitta di Veltroni e dopo tutto il caos che si è creato in quel periodo. Franseschini, è stato il primo a far parlare il partito con una voce sola, a frenare i vari personalismi e a iniziar ad aver idee concretae e serie da poter proporre, l’unico neo è stato il non aver preso posizione sui temi etici.Dopo aver letto il suo programma per il congresso ho deciso ancora con più convinzione di schierarmi al suo fianco, il programma tocca i punti fondamentali per il nostro paese e per il nostro partito. Troviamo per iniziare l’europeismo, ormai la dimensione della politica di un paese deve essere rivolta all’Europa, solamente con l’Unione Europea riusciremo veramente a contare nel mondo e non ridurci solamente ad una nullità nel mare della globalizzazione. Dobbiamo inoltre aver fiducia sulle nostre capacità e potenzialità, potremo cosi, unitamente ad interventi e investimenti sul welfare quali il reddito di cittadinanza, superare la crisi. Puntando sull’uguaglianza e sul merito possiamo far una grande Italia, uguaglianza sostanziale e formale, perché tutti devono aver le stesse possibilità, sia il figlio dell’operaio sia il figlio dell’industriale. Puntare su uno sviluppo sostenibile e di qualità ci garantirà poi di conservare il nostro paese e di lasciarlo alle generazioni future.Un altro punto fondamentale secondo me è garantire un effettivo rinnovamento della classe politica, abbiamo tanti giovani molto validi da poter inserire in ruoli di rilevanza nel partito sia a livello nazionale che locale. Solamente così potremmo proporre una politica al passo con i tempi non che innovativa e che difenda gli interessi di tutte le classi sociali, in particolare delle più deboli.Inoltre, sostengo Franceschini perchè vuole un partito "leggero", un partito che nn considera solo gli iscritti ma che rende partecipi anche i simpatizzanti, ed attraverso le primarie coinvolge anche chi guarda la politica da lontano. Questo è un dato importante perchè se ci pensate bene, in un momento di crisi politica in cui i cittadini sono sfiduciati, l'unico modo per renderli partecipi è quello di utilizzare metodi di avvicinamento come le Primarie.A livello regionale sostengo Giuseppe Lupo, per la sua concretezza, freschezza nonché semplicità di esporre un programma politico di qualità incentrato in particolare sui giovani. Con questo programma, la nostra regione potrà essere veramente un modello democratico da esportare nel nostro paese. Molto importante risulta anche che Giuseppe Lupo è un giovane come noi, un deputato regionale che ha dato motlo al nostro partito attraverso fatti concreti.In questo momento di crisi, Lupo afferma nel suo programma, il primo obiettivo che il Partito Democratico Siciliano deve porsi è quello di RESTITUIRE LA SPERANZA AI SICLIANI.
“La Sicilia ha bisogno di contrastare e sconfiggere ogni forma di illegalità e di migliorare il funzionamento della macchina amministrativa”.
Ma il programma presentato dal nostro Candidato è ampio oltre ad essere interessante:
· LAVORO E WELFARE, in questi mesi di lavoro, il nostro deputato Lupo insieme a tutta la deputazione del PD hanno avanzato proposte serie e concrete dall’assegno di disoccupazione al credito per le piccole e medie imprese insieme alla legge sugli aiuti alle imprese che è stata portata avanti con fatica; Combattere la disoccupazione per favorire la permanenza dei nostri ragazzi nelle nostra amata terra.
· ACCOGLIENZA E DIRITTI: difendere le buone ragioni dell’immigrazione e dell’accoglienza;
· REGOLE, l’applicazione rigorosa delle regole è il presidio della legalità;
· UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA’, noi democratici, afferma il candidato Lupo, vogliamo un paese in cui il figlio dell’operai abbia le stesse opportunità del figlio del notaio. E adesso voglio io parlare a tutte le associazioni, che lamentano l’assenza totale di piani efficaci sulle Politiche Sociali e la mancanza di servizi e aiuti per le categorie disagiate. Uguaglianza vuol dire anche questo: rispettare i disabili, gli anziani, le donne, i bambini, garantire loro di vivere con dignità!!! Il nostro candidato non ha dimenticato che in Sicilia ci vuole più considerazione e ci vogliono più servizi per queste categorie importantissime per il nostro paese. E nn è vero che la politica si è dimenticata totalmente di queste persone, c’è ancora qualcuno che li pensa e che ha dei grandi progetti affinchè queste discriminazioni possano finalmente essere messe da parte. Per questo vi invito a votare Giuseppe Lupo, perché è una persona disponibile, aperta al dialogo e soprattutto CONCRETA.
· LIBERTA’ DI SCELTA E DI LAVORO PER LE DONNE: le donne non sono abbandonate a se stesse ma vengono messe in primo piano attraverso la promozione di sostegno all’occupazione femminile e attraverso la previsione di una soglia minima di salario.
· MERITO: Lupo afferma “la nostra battaglia deve rompere questo immobilismo favorendo il merito. Il criterio del merito, associato a quello del dovere, deve riguardare in primo luogo la scuola e le università, gli studenti e le loro famiglie.
· QUALITA: investire nella conoscenza (scuola, università, formazione professionale), nell’ambiente e iniziare una lotta senza quartiere alle ecomafie;
· IL PARTITO DELLA PARTECIPAZIONE: Lupo sostiene, ed ha il mio più grande appoggio, che il nostro partito debba essere aperto anche ai simpatizzanti e non solo agli iscritti. Chiunque voglia partecipare attraverso, idee, contributi può farlo e chiunque vuole contribuire alla scelta dei dirigenti può farlo attraverso meccanismi di grande democrazia come le primarie.
· UN PARTITO CON I CIRCOLI, un vero partito democratico deve avere rapporti di collaborazione con tutti i circoli territoriali, deve conoscere le loro esigenze e deve accogliere le loro istanze. Questo è il partito che Giuseppe Lupo vuole per il bene della Sicilia e questo è il partito che io ho sempre sognato.
Per questo cari amici e cari democratici vi chiedo di sostenermi votando GIUSEPPE LUPO SEGRETARIO DEL PARTITO DEMOCRATICO SICILIANO.
PEr questo Vi invito a riflettere: noi siamo Giovani, non dobbiamo mai essere schiavi di qualcuno. La politica bisogna farla per passione, per la voglia di cambiare un meccanismo ormai saturo e nn per appartenere al Deputato di turno. La personalità di un uomo è più importante di ogni cosa e le scelte bisogna farle con coraggio e coerenza, con la consapevolezza che abbiamo scelto noi senza l'influenza di nessuno. Non importa se si è in minoranza o in maggioranza, ma quello che conta è che le nostre scelte sono fatte in base ad una profonda riflessione.
Per tanto vi allego il Programma dell'Assemblea degli iscritti di Ragusa e Vi invito a partecipare:Sabato 26 settembre 2009 – Hotel Mediterraneo – Via RomaOre 10 inizio lavoriIntroduzione del Segretario cittadino e insediamento della PresidenzaOre 10,30 Presentazione delle mozioni congressualiDibattito assemblearePresentazione delle listeChiusura dei lavori assembleari prevista per le ore 13,30Ore 15 inizio operazioni di voto fino alle ore 21.Seguirà lo scrutinio.In attesa di incontrarVi, porgo cordiali saluti.


Il Segretario dei Giovani Democratici

VAlentina Spata

mercoledì 23 settembre 2009

VERGOGNOSI ATTI INTIMIDATORI E VANDALICI NEI CONFRONTI DEL SEGRETARIO DEI GD VALENTINA SPATA


Appresa la notizia degli atti intimidatori compiuti nei confronti del Segretario dei Giovani Democratici di Ragusa, Valentina Spata, noi ragazzi e ragazze del giovanile:
“Esprimiamo a nome dell’intero gruppo, la più sincera vicinanza al nostro Segretario fatto oggetto di alcuni episodi che intendono minare la sua personale serenità e l’efficacia dell’azione politica a cui è stata democraticamente chiamata.”
Nella sera di giorno 22 settembre, il nostro Segretario oltre a ricevere una telefonata minatoria, ha trovato sotto la sede del Partito Democratico di Ragusa, in viale del Fante, 10, la sua macchina graffiata. Lo stato d’animo del Segretario visibilmente amareggiato per gli atti intimidatori di cui è stato fatto oggetto fanno pensare che qualcuno voglia alzare il tiro per condizionare le scelte di trasparenza e di novità politica portata avanti dalla giovanile di Ragusa. In questo clima appare necessario mantenere una forte coesione per dare adeguate risposte a questi atti intimidatori.
Conoscendo comunque il temperamento del Segretario, Valentina Spata, siamo sicuri che non recederà dalla sua attività per il bene del nostro partito e di tutti noi giovani. Non permetteremo il lusso di consentire che, anche solo attraverso qualche spiraglio di debolezza o di distrazione, possa farsi strada la minaccia e l’intimidazione.
Come persona, come segretario dei giovani democratici Valentina Spata è sempre stata a disposizione di tutti noi giovani, di tutti i cittadini e di tutti coloro che sono all’interno del partito stesso e per questo esprimiamo la nostra solidarietà invitando il nostro segretario a continuare a compiere sempre il proprio dovere, specialmente quando gli incarichi ci chiamano a servire le nostre comunità. Inoltre chiediamo un intervento forte e deciso delle forze dell’ordine affinché gli autori di questi gesti vengano assicurati alla giustizia. Resta ferma la volontà di fare fino in fondo il proprio dovere per assicurare il rispetto della legalità e creare le condizioni di un reale sviluppo della nostra città. Siamo certi che nonostante l’amarezza espressa dal nostro Segretario Valentina Spata ella continuerà nel suo impegno a favore della trasparenza e della buona azione politica.
Con stima e con Affetto.
I Giovani Democratici di Ragusa

martedì 22 settembre 2009

LA SICILIA CHE NN AMA I DISABILI

Probabilmente la prima immagine che ci viene in mente è quella di una persona in carrozzina, o di un non vedente. Questa parola è, infatti, associata a un modello medico: una menomazione cognitiva, motoria o sensoriale, rende una persona “non abile” in qualcosa (camminare, vedere, sentire ecc.).
L’interpretazione della disabilità come mero handicap, nel migliore dei casi innesca comportamenti narcisistici di aiuto. Nel peggiore genera indifferenza o ostilità. Ma in tutti i casi tiene ben separate le persone. Rassicurandone alcune e, quasi sempre, emarginandone altre.
Ma come si è evoluto nel tempo il meme “disabilità”?
Alla fine dell’ottocento l’Organizzazione Mondiale della Sanità classificava le cause di morte.
Dopo la seconda guerra mondiale nelle classificazioni la disabilità era associata alle malattie.
Negli anni ottanta del novecento diventa una conseguenza delle malattie.
Dal 2001 in avanti, si comincia a parlare di funzionamento umano, in altre parole della qualità della vita.
Nella concezione predominante, che ancora influenza il nostro modo di pensare alla disabilità, una malattia o un disturbo può generare una menomazione di qualche natura (psicologica, fisiologica, anatomica) e la disabilità è la perdita o la limitazione della capacità di compiere un’attività, causata dalla menomazione. L’handicap è la condizione finale di svantaggio sociale causata dalla disabilità.
Nel testo della Legge 104/92 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) si legge:
Art. 3: E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Notate come questa definizione di persona handicappata sia costruita solo utilizzando termini negativi (minorazione, difficoltà, svantaggio, emarginazione).
La classificazione delle disabilità come conseguenza delle malattie (ICIDH), nel cui ambito culturale si colloca la legge 104, è, infatti, attaccabile sotto molti punti di vista:
È basata esclusivamente sul modello medico di disabilità.
Prevede una causalità lineare da menomazione a handicap.
La descrizione degli handicap è insufficiente.
La dimensione ambientale è completamente assente.
Le situazioni sono descritte con termini negativi.
La moderna concezione della disabilità è il prodotto di un cambiamento di paradigma: al modello medico si è sostituito un modello sociale.
Nel modello sociale quello che prima era un problema personale diventa un problema della collettività. Alla cura medica e al trattamento individuale, si affiancano la necessità di integrazione e, conseguentemente, l’azione sociale e politica. La modificazione dell’ambiente diventa importante quanto l’intervento sulla persona. Non ci si prende più cura del disabile in un’ottica assistenziale, ma si garantisce un diritto: il diritto alla qualità della vita.
Il nuovo modello (ICF) propone un continuum tra salute e disabilità ed è, quindi, un modello universale e non limitato ad alcune minoranze. In esso sono integrati fattori biologici, psicologici e sociali, e la qualità della vita è il risultato delle interazioni multiple tra le persone, la loro salute e il loro ambiente.
Così, per esempio, una persona disabile ma con una forte rete sociale di supporto e un ambiente favorevole, potrebbe avere una migliore qualità della vita (un miglior “funzionamento”) rispetto a una persona normodotata che presenti caratteristiche opposte. Il confine netto tra disabilità e “normalità” con questo modello crolla miseramente.
La Legge Stanca si colloca proprio nell’ottica dell’azione sociale e politica conseguente al cambio di paradigma. Insieme alla recente e ben più estesa Convenzione ONU sui diritti dei disabili (2007).
Nello spirito della legge 4/2004, l’accesso alle informazioni e agli strumenti informatici è un diritto di tutti i cittadini e, in conseguenza di ciò, almeno le pubbliche amministrazioni devono produrre contenuti accessibili a tutti. Non si tratta di filantropia o beneficenza, o di etica: si tratta della sacrosanta applicazione di un diritto.
L’Art. 9 della Convenzione ONU, al punto 2, comma g dice esplicitamente che:
2. States Parties shall also take appropriate measures:g) To promote access for persons with disabilities to new information and communications technologies and systems, including the Internet;
Questo va nella direzione che Tim Berners-Lee (l’inventore del Web) indicava quando affermava che la potenza del Web è la sua universalità e l’accesso a chiunque indipendentemente dalla disabilità ne è un aspetto essenziale. Infatti, il W3C (il consorzio internazionale di aziende e associazioni che crea i linguaggi standard del Web) da un decennio pubblica linee guida sull’accessibilità del Web che sono, di fatto, la base di tutte le indicazioni tecniche presenti nelle legislazioni nazionali sull’accessibilità (compresa ovviamente la Legge Stanca).
Ma quanti sono i disabili?
Le statistiche sul numero di persone disabili presenti nel nostro paese non ci possono aiutare a rispondere a questa domanda. Queste stime dicono che i disabili in Italia sono circa il 5% della popolazione. Ma il criterio per determinare la persona con disabilità è basato sul vecchio modello medico. Un disabile, secondo i criteri statistici, è individuato dalla totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana.
Provate invece a immaginare di quanto aumenterebbero queste stime se fosse applicato il modello del funzionamento umano nella definizione dei soggetti. Come disse Matilde Leonardi (editor del progetto “ICF in Italia”): “Qualunque persona in qualunque momento della vita può avere una condizione di salute che in un ambiente sfavorevole diventa disabilità”.
Pensate agli anziani, alle disabilità temporanee, alle persone con lievi problemi di vista, a chi soffre di cecità ai colori, a chi è depresso, a chi è solo, a chi è meno colto, a chi è meno intelligente ecc.
L’accessibilità è un diritto di tutti, proprio tutti. Sarebbe il caso di rifletterci. Specialmente ora che l’Italia sta dimenticando di tutelare questi soggetti.
Andiamo ad approfondire il tema attraverso dei dati concreti:
1. I DISABILI IN SICILIA

I dati più recenti (fonte Istat) dicono che in Sicilia i disabili sono circa 110 mila, con un’età compresa tra i 6 e i 64 anni. Tra loro, 50 mila circa vivono in casa, mentre 45 mila presentano handicap funzionali in parte gravi, che ne limitano l’autonomia nella vita quotidiana.
I disabili in Italia sono 2 milioni 824 mila, cioè almeno il 5 per cento della popolazione, di cui 960 mila uomini e 1 milione 864 mila. Di questi, circa 165 mila e 500 non vivono in famiglia, ma in presidi socio-assistenziali. Tra loro 141 mila circa sono persone anziane non autosufficienti, il 77 per cento delle quali donne.
Gli ultimi dati Istat (2001) dimostrano anche che le strutture pubbliche e private di assistenza ai disabili sono insufficienti rispetto al fabbisogno e alle esigenze: in Sicilia sono 199 le prime, 18 le seconde. E’ una percentuale pari al 5 per cento delle strutture sul territorio (sono infatti 3825 le strutture pubbliche in Italia per l’assistenza ai disabili). Queste strutture, sia in Sicilia che in Italia, si occupano principalmente di assistenza psichiatrica, con percentuali del 3,6 per cento nell’Isola, contro il 4,1 per cento della media nazionale. Le cose non vanno meglio nel settore privato, visto che le strutture accreditate per assistere i disabili sono solo una ventina, pari allo 0,5 per cento, su un totale nazionale di 2377 tra cliniche e centri. Tra queste, ci sono i centri di riabilitazione. I centri di riabilitazione agiscono col supporto di professionisti per la cura del disabile, non solo da un punto di vista fisico o neurologico ma offrono servizi per la riabilitazione e il reinserimento anche e soprattutto sociale della persona affetta da disabilità neuropsicomotoria. E’ anche questo, forse, uno dei motivi per cui gli invalidi hanno maggiore difficoltà nell’inserimento lavorativo in Sicilia: solo il 39,5 per cento infatti viene assunto regolarmente nel corso della vita, contro una media nazionale che ammonta al 73,10 per cento, il 33 per cento in più.
Ci sono zone del territorio siciliano, in particolare Agrigento e la sua provincia ma anche Enna e Ragusa, in cui i centri di riabilitazione sono presenti in numero insufficiente rispetto alla popolazione.

2. NUMERO DI POSTI IN CONVENZIONE CONCESSI DALLA REGIONE SICILIA AI CENTRI DI RIABILITAZIONE PER DISABILI, SUDDIVISI PER PROVINCE

AGRIGENTO
381
CALTANISSETTA
570
CATANIA
3449
ENNA
316
MESSINA
1281
PALERMO
956
RAGUSA
282
SIRACUSA
801
TRAPANI
1053

In Sicilia i centri di riabilitazione convenzionati con la Regione (ai quali fa riferimento la tabella) sono regolati dall’articolo 26 della legge 833 del 1978. In testa, per numero di centri di riabilitazione, c’è Catania e la sua provincia mentre continuano a rimanere fanalini di coda Agrigento, Enna e Ragusa.
L’esperienza di chi opera da decenni nel settore insegna che in molte province della Sicilia continua, purtroppo, a verificarsi un fenomeno che era diffuso a Catania mezzo secolo fa, quando le famiglie dei disabili erano costrette a viaggiare pur di garantire al proprio parente cure adeguate e in grado di migliorarne la qualità della vita.

3. PERSONE CON DISABILITA’ CHE VIVONO IN FAMIGLIA, SUDDIVISE PER REGIONE


REGIONE
VALORI ASSOLUTI
IN MIGLIAIA
TASSO PER 100 PERSONE
%DONNE
%UOMINI
Piemonte
194
4,5
67,8
32,2
Valle D’Aosta
4
3,9
65,9
34,1
Lombardia
342
4,2
65,5
34,5
Prov. Bolzano
13
3,8
51,3
48,7
Prov. Trento
17
3,6
73,7
26,3
Veneto
168
4,1
65
35
Fruli Venezia Giulia
47
3,6
69,9
30,1
Liguria
73
3,6
67,7
32,3
Emilia Romagna
191
4,2
64,6
35,4
Toscana
184
4,6
70,1
29,9
Umbria
40
4,1
70,3
29,7
Marche
77
4,8
64,3
35,7
Lazio
205
4,4
61,9
38,1
Abruzzo
65
5
60,3
39,7
Molise
17
4,9
70,1
29,9
Campania
244
5,6
66,3
33,7
Puglia
205
6,2
67,3
32,7
Basilicata
31
5,6
63,6
36,4
Calabria
120
6,8
65
35
Sicilia
297
6,9
66,8
33,2
Sardegna
81
6
60,7
39,3
ITALIA
2.615
4,8
65,9
34,1

Fonte Istat, indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari

I numeri Istat dimostrano che la famiglia per i disabili di qualunque età è un’istituzione di fondamentale importanza e che, se non ci fosse, la loro condizione di vita peggiorerebbe sensibilmente. La maggiore frequenza dei disabili in famiglia si registra proprio in Sicilia - 6,9 per cento - e in Calabria - 6,8 per cento - mentre i tassi più bassi - 3,6 per cento - si osservano in Liguria, Friuli e Trento.
In generale si osserva un gradiente nord-sud nella percentuale di disabili in famiglia dovuto, in parte, ad un rischio di disabilità effettivamente maggiore nelle regioni del sud. Tuttavia non va trascurato il possibile effetto combinato di due fattori, uno di natura culturale e uno di natura strutturale. Il fattore culturale potrebbe essere rappresentato dalla maggiore propensione dei nuclei familiari residenti nel Meridione a tenere in famiglia le persone con disabilità. Il fattore strutturale è costituito dalla carenza dell’offerta di strutture residenziali dedicate, che favorirebbe il divario osservato rendendo inevitabile la permanenza in famiglia della persona disabile. A parziale sostegno dell’esistenza di un effetto struttura residenziale, c’è la constatazione che nelle regioni del Nord è più alta la frequenza di persone con disabilità istituzionalizzate; a tale evidenza si unisce la maggiore presenza di strutture residenziali.

3.1 PERSONE DISABILI CHE VIVONO IN FAMIGLIA, SUDDIVISE PER CLASSI DI ETA’


REGIONE
TASSO PER 100 PERSONE 6-64 ANNI
TASSO
PER 100 PERSONE
+ DI 65 ANNI
TASSO PER 100 PERSONE
+ DI 75 ANNI
Piemonte
1,22
17,97
31,45
Valle D'aosta
1,22
17,97
31,45
Lombardia
1,34
16,97
27,42
Prov Bolzano
1,06
15,04
25,29
Prov Trento
1,06
15,04
25,29
Veneto
1,22
16,21
26,77
Fruli Venezia Giulia
0,78
15,4
26,79
Liguria
0,97
15,04
28,7
Emilia Romagna
1,32
17,01
29,06
Toscana
1,38
18,52
33,48
Umbria
0,88
18,57
33,93
Marche
1,52
19,27
33,99
Lazio
1,66
16,54
30,53
Abruzzo
1,48
20,15
35,47
Molise
1,48
20,15
35,47
Campania
1,93
21,72
36,08
Puglia
1,97
23,73
39,81
Basilicata
1,4
23,81
40,26
Calabria
2,22
26,54
40,74
Sicilia
1,97
27,84
48,12
Sardegna
1,89
23,64
38,43
ITALIA
1,52
19,28
32,97

Fonte Istat, indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari

4.1 I PROFESSIONISTI DELLA RIABILITAZIONE: CARENZE E PARADOSSI

In Sicilia i centri di riabilitazione si avvalgono di professionisti specializzati in molteplici discipline, per garantire il miglioramento complessivo della condizione fisica, neurologica e psicologica del diversamente abile. Ma nella Regione non viene garantito l’accesso alla formazione professionale di varie figure: Logopedisti, Chinesiterapisti e Neuroriabilitatori continuano ad essere centellinati, perché le Università organizzano corsi di formazione poco accessibili.
Basta analizzare qualche dato. I corsi professionali per i Logopedisti in Sicilia vengono garantiti solo dall’Università di Catania e dall’Ateneo di Palermo. Ogni anno le due Università formano 30 Logopedisti durante i corsi professionali (lauree triennali da 15 posti ad Ateneo) mentre il fabbisogno dei centri di riabilitazione di tutta l’Isola è stimato intorno ai 300 Logoterapisti per anno.
Gli Psicomotricisti (specialisti degli interventi riabilitativi per ristabilire il corretto schema corporeo dell’assistito) possono rivolgersi all’Ente pubblico solo a Messina, dove vengono creati corsi annuali da 20 posti. Non esistono, invece, scuole pubbliche per la formazione degli Psicomotricisti a Catania né a Palermo, ma diverse scuole private.
Per quanto riguarda i Chinesiterapisti, specializzati nella riabilitazione neurologica degli assistiti, ad oggi in Sicilia non esiste nemmeno un corso di formazione universitaria per la loro preparazione. Le Università continuano a prediligere la formazione dei terapisti per la riabilitazione ortopedica (ne vengono formati 60 l’anno negli Atenei di Catania, Palermo e Messina con minilauree triennali) con il risultato, evidente agli occhi degli operatori del settore, sono gli stessi centri di riabilitazione a formare “sul campo” i neuroriabilitatori, impiegando tempo per renderli professionali, oltre che risorse economiche e investimenti finanziari dei quali la Regione non ha mai tenuto conto.
La scarsa accessibilità ai corsi di formazione professionale per i giovani siciliani produce il paradosso, in una regione in cui il lavoro qualificato resta una chimera, per cui i centri di riabilitazione ricorrono molto spesso a lavoratori (Infermieri, Logopedisti e Terapisti in genere) provenienti dal resto d’Europa: rumeni e bulgari soprattutto.

5. QUELLO CHE OCCORRE FARE

Richiamare l’attenzione delle istituzioni, in particolare della Regione, per una migliore pianificazione dell’assistenza in Sicilia, evitando così che ci siano ancora vaste aree del territorio completamente prive di Centri di riabilitazione in grado di soddisfare le esigenze della popolazione. C’è bisogno quindi di un impegno istituzionale più concreto, garantendo una spesa sanitaria riservata ai disabili più appropriata ai bisogni e direi che c’è bisogno anche uno sviluppo in merito alle infrastrutture che garantiscono una vita migliore ai disabili.
Coinvolgere maggiormente i giovani siciliani che intendono laurearsi nelle discipline sociali e parasanitarie, dando loro possibilità occupazionali più concrete. L’eccesso di burocrazia in Sicilia ha prodotto un meccanismo contorto, che ha lasciato alle Università l’ultima decisiva parola nella scelta dei corsi professionali per la formazione di Logopedisti, Terapisti e Infermieri e Assistenti Sociali: figure professionali necessarie per il percorso di riabilitazione e dell’aiuto dei disabili. Il risultato di questa gestione è che molti ragazzi siciliani che vorrebbero intraprendere questa carriera sono bloccati da corsi professionali con un numero eccessivamente ridotto di posti e dall’assenza di un programma efficace delle Politiche Sociali. Di contro, le strutture riabilitative e non, sono costrette a rivolgersi a lavoratori del resto d’Europa, non meno capaci certamente, ma occorre in una regione come la Sicilia dare lavoro ai giovani di Sicilia, per far sì che questa terra torni ad alzare la testa e soprattutto occorre che in questa Regione si inizi a sviluppare le politche Sociali che sono del tutto inesistenti.

Questo, vuol dire anche garantire ai disabili l’appropriatezza delle cure: assicurando loro professionisti adatti ai bisogni riabilitativi, riconoscendo agli Psicomotricisti il piano di studi intrapreso, ampliando gli interventi riabilitativi per i diversamente abili in modo da utilizzare le professionalità dei laureati in Scienze motorie. Inoltre, occorre garantire loro la tutela e i servizi necessari per una vita dignitosa e migliore.

Risolvere il problema del “Dopo di noi”. Le evidenze mostrano che un numero elevato di persone disabili rimangono in famiglia nelle varie fasi della vita. L’assillo maggiormente sentito dai genitori dei ragazzi disabili, di contro, è l’impossibilità di non avere alcuna certezza su quale sarà la sorte del proprio figlio dopo la loro morte. Questo problema deve essere presto risolto, con la realizzazione di una struttura creata unicamente per assicurare ai genitori che, quando loro non ci saranno più, il proprio figlio sarà accudito in una nuova, grande famiglia.

Il Segretario Dei Giovani Democratici di Ragusa
Valentina Spata

LETTERA AI GIOVANI DEMOCRATICI DI RAGUSA

Care democratiche e cari democratici,
In questi giorni inizieranno i congressi di circolo del PD che si chiuderanno con le Primarie del 25 Ottobre con l’elezione del Segretario Nazionale e Regionale del nostro Partito.
Per il Partito Democratico questo congresso sarà fondamentale per molti motivi, innanzitutto per dare una guida salda, per iniziare a creare una linea programmatica seria e concreta basata su obiettivi semplici e concretamente realizzabili. Il nostro PD vive attualmente, un periodo difficile, di salute precaria, solamente con un esito positivo del congresso riusciremo a “ravvivare “ il nostro partito.
Non temo sicuramente che nel futuro del nostro Partito Democratico ci siano una serie di scissioni, smembramenti, invece temo un lungo logoramento, un progressivo esaurimento di quel fiume di energie, passione politica e civile, persone che due anni fa avevano dato vita a questo progetto. Non possiamo né dobbiamo permetterlo. Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative che abbiamo creato e in parte reso poco credibili con i nostri comportamenti.
Personalmente ho deciso di seguire la linea di Dario Franceschini: perché seguire questa linea?
Vi ricordo che Franceschini ha avuto il coraggio di prendere in mano il partito dopo la sconfitta di Veltroni e dopo tutto il caos che si è creato in quel periodo. Franseschini, è stato il primo a far parlare il partito con una voce sola, a frenare i vari personalismi e a iniziar ad aver idee concretae e serie da poter proporre, l’unico neo è stato il non aver preso posizione sui temi etici.
Dopo aver letto il suo programma per il congresso ho deciso ancora con più convinzione di schierarmi al suo fianco, il programma tocca i punti fondamentali per il nostro paese e per il nostro partito. Troviamo per iniziare l’europeismo, ormai la dimensione della politica di un paese deve essere rivolta all’Europa, solamente con l’Unione Europea riusciremo veramente a contare nel mondo e non ridurci solamente ad una nullità nel mare della globalizzazione. Dobbiamo inoltre aver fiducia sulle nostre capacità e potenzialità, potremo cosi, unitamente ad interventi e investimenti sul welfare quali il reddito di cittadinanza, superare la crisi. Puntando sull’uguaglianza e sul merito possiamo far una grande Italia, uguaglianza sostanziale e formale, perché tutti devono aver le stesse possibilità, sia il figlio dell’operaio sia il figlio dell’industriale. Puntare su uno sviluppo sostenibile e di qualità ci garantirà poi di conservare il nostro paese e di lasciarlo alle generazioni future.
Un altro punto fondamentale secondo me è garantire un effettivo rinnovamento della classe politica, abbiamo tanti giovani molto validi da poter inserire in ruoli di rilevanza nel partito sia a livello nazionale che locale. Solamente così potremmo proporre una politica al passo con i tempi non che innovativa e che difenda gli interessi di tutte le classi sociali, in particolare delle più deboli.
Inoltre, sostengo Franceschini perchè vuole un partito "leggero", un partito che nn considera solo gli iscritti ma che rende partecipi anche i simpatizzanti, ed attraverso le primarie coinvolge anche chi guarda la politica da lontano. Questo è un dato importante perchè se ci pensate bene, in un momento di crisi politica in cui i cittadini sono sfiduciati, l'unico modo per renderli partecipi è quello di utilizzare metodi di avvicinamento come le Primarie.
A livello regionale sostengo Giuseppe Lupo, per la sua concretezza, freschezza nonché semplicità di esporre un programma politico di qualità incentrato in particolare sui giovani. Con questo programma, la nostra regione potrà essere veramente un modello democratico da esportare nel nostro paese. Molto importante risulta anche che Giuseppe Lupo è un giovane come noi, un deputato regionale che ha dato motlo al nostro partito attraverso fatti concreti.

PEr questo Vi invito a riflettere: noi siamo Giovani, non dobbiamo mai essere schiavi di qualcuno. La politica bisogna farla per passione, per la voglia di cambiare un meccanismo ormai saturo e nn per appartenere al Deputato di turno. La personalità di un uomo è più importante di ogni cosa e le scelte bisogna farle con coraggio e coerenza, con la caonsapevolezza che abbiamo scelto noi senza l'influenza di nessuno. Non importa se si è in minoranza o in maggioranza, ma quello che conta è che le nostre scelte sono fatte in base ad una profonda riflessione.

Per tanto vi allego il Programma dell'Assemblea degli iscritti di Ragusa e Vi invito a partecipare:

Sabato 26 settembre 2009 – Hotel Mediterraneo – Via Roma
Ore 10 inizio lavori
Introduzione del Segretario cittadino e insediamento della Presidenza
Ore 10,30 Presentazione delle mozioni congressuali
Dibattito assembleare
Presentazione delle liste
Chiusura dei lavori assembleari prevista per le ore 13,30
Ore 15 inizio operazioni di voto fino alle ore 21.
Seguirà lo scrutinio.

In attesa di incontrarVi, porgo cordiali saluti.

Il Segretario dei Giovani Democratici
VAlentina Spata

giovedì 17 settembre 2009

UN DESTINO CRUDELE: SOLIDARIETA' AI 6 SOLDATI VITTIME A KABUL


Sono partiti in tanti con impeto e prodezza,verso luoghi di inferno, mediatori di pace e di salvezza,con gli animi tranquilli senza tante pretese. Giovani al riparo sotto le grandi tende per sedare la ferocia dell'odio fratricida. L'esaltazione religiosa porta morte sicura,il terrorista si scaglia contro il campo,un'esplosione forte nella notte scura:per tanti giovani ormai non c'è più scampo. Sono tornati dentro le bare allineate coperte da bandiere e da un velo di gloria. Eroi moderni delle nostre Forze Armate come i caduti di Nassiriya ED È DI NUOVO STORIA!MA IO MI DOMANDO E VI DOMANDO PERCHÉ RESTARE ? Come si può aiutare chi non vuole essere aiutato? Come vivono madri, padri, mogli dei soldati che sono li sperando ogni giorno che non arrivi la telefonata che distruggerà loro la vita? In fondo perché stare li a farsi massacrare?
DOV'È LA PATRIA?Sono partiti per servire la patria. Probabilmente sono partiti anche per aiutare le loro famiglie. Sono stati uccisi, sono morti a causa della follia umana. Uomini che ogni giorno rischiano in grande o in piccolo la vita. E NOI? COSA VOGLIAMO FARE? SOLAMENTE RICORDARLI E ONORARLI E DIRE CHE SIAMO ORGOGLIOSI DI LORO?

Io sinceramente NO!!!! Io penso alle loro famiglie, ai loro figli che sono rimasti e che cresceranno senza un padre, ai loro genitori che non vedranno più il loro figlio che crescendo ha scelto di rendersi utile sacrificando la sua vitae a tutte le moglie che hanno giurato di fronte a Dio di stare tutta la vita vicine all'uomo che amano, a quell'uomo che volevano avere sempre vicino ma che a causa di una inutile "Guerra" hanno perso per sempre.
Si proprio così io la chiamo "Guerra"... e nn missione di pace..perchè quando ti sparano o di fronte ad un attentato... rischi la vita e muori come nelle vere Guerre!!!
Poi mi chiedo... ma in che razza di mondo viviamo??? Ma cosa pensate che la vita è uno scherzo? Ma vogliamo pensare al dolore di chi rimane vivo a ricordare o a guardare in foto una cara persona che ha sacrificato la vita per una missione?
Io chiedo a tutti di riflettere!!!
Valentina Spata

mercoledì 16 settembre 2009

SPORT: NON SOLO CALCIO. LA SQUADRA DI HOCKEY DA 15 ANNI CHIEDE UNA STRUTTURA ADEGUATA PER UNO SPORT CHE E’ DIVENUTO POPOLARE


Lo sport rappresenta un’ importante elemento di crescita per bambini e ragazzi, un'occasione disocializzazione e di confronto, una sana abitudine di vita e un modo di interagire con gli altri. È proprio sulla base di questi presupposti che una città dovrebbe avere quante più strutture sportive possibili per promuovere e sviluppare lo sport.Nella nostra città, Ragusa, sono tante le strutture create e ristrutturate negli ultimi anni ma non bastano e ancora c’è tanto da fare.Si tratta di strutture adeguate al gioco del calcio e del basket e gli altri sport?I Giovani Democratici di Ragusa da due anni sollecitano l’amministrazione a ristrutturare e magari riprogettare la pista di pattinaggio di via Napoleone Colajanni e finalmente i nostri appelli sono serviti a qualcosa, considerato che sono iniziati i lavori per il ripristino della struttura diventata fatiscente.Adesso inizieremo la battaglia insieme alla squadra di Hockey di Ragusa che si ritrova ad aprire una nuova stagione senza avere a disposizione un campo adeguato con erba sintetica e una palestra necessaria per gli allenamenti. Non chiedono l’impossibile, chiedono solamente di poter avere uno spazio per lo svolgimento di uno sport che negli ultimi anni è divenuto sempre più popolare. Questa amministrazione dovrebbe ascoltare le istanze di tanti ragazzi e tante ragazze che con tanti sacrifici e con tanta dedizione hanno portato avanti un progetto nuovo nella nostra città “l’Hokey”. Gli allenamenti non possono essere svolti nel campo di via Colajianni in quanto l’erbetta sintetica è troppo alta e non adeguata a questo tipo di sport quindi, noi Giovani Democratici di Ragusa, invitiamo questa amministrazione ed in modo particolare l’Assessore allo Sport, ad approvare la realizzazione di un campo di Hockey e di mettere a disposizione di questi ragazzi una palestra per poter svolgere in armonia tutti gli allenamenti opportuni. Si è verificato nel corso degli anni un interesse particolare per questo sport, pertanto, crediamo sia necessario promuoverlo e dotarlo di strutture adeguate.


Il Segretario dei Giovani Democratici di Ragusa

Valentina Spata

I GIOVANI DEMOCRATICI DI RAGUSA RICORDANO PADRE PINO PUGLISI, UN UOMO DI COSCIENZA UCCISO DALLA MAFIA.


Oggi ricorre il 16° anniversario dell’ omicidio di Padre Pino Puglisi, che nasce il 15 settembre 1937 e il 15 settembre 1993, il giorno del suo 56° compleanno, viene ucciso dalla mafia, davanti al portone di casa.
La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere Brancaccio di Palermo una cultura della legalità illuminata dalla fede. Questa sua attività pastorale, come è stato ricostruito dalle inchieste giudiziarie, ha costituito il movente dell’omicidio, i cui esecutori e mandanti sono stati arrestati e condannati. Nel ricordo del suo impegno, noi Giovani Democratici di Ragusa, vogliamo citare una frase di Weil che egli ripeteva spesso:“A Cristo piace che a lui si preferisca la verità. Poichè, prima di essere Cristo, egli è la Verità.Se ci si allontana da lui per andare incontro alla verità, non si farà molta strada prima di cadere nelle sue braccia.”
Don Puglisi, così come tanti altri, è morto per noi e abbiamo un grosso debito verso lui e verso tutti coloro che si sono sacrificati per la nostra terra. Questo debito dobbiamo pagarlo gelosamente continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere; la lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli disse “La gente fa il tifo per noi”; e con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il loro lavoro stava anche smuovendo le coscienze”.
Non basta osservare la legalità, se il senso del dovere morale e della giustizia non forma prima le coscienze. Tutto passa per la rottura d’equilibri di collusione tra politica e Cosa Nostra, ma purtroppo è sempre diffusa un’ idea letale: "Se le cose non possono esser cambiate vanno lasciate come sono". Così si accetta che la politica sia stata scissa dall’etica, se non peggio fusa talora al malaffare.
Ed il compito adesso spetta a noi. Siamo noi che dobbiamo smuovere la nostra coscienza e dobbiamo continuare il lavoro che è stato iniziato da tanti eroi che hanno scelto di morire liberi.
Ed è per loro che noi Giovani Democratici invitiamo tutti i cittadini a fare una grande riflessione: sappiamo che siamo in un momento di crisi, sappiamo che sono tantissimi i problemi che ci affiorano, ma sappiamo anche che una crisi non si supererà attraverso l’appoggio totale, senza libertà, a persone, a politici che ci promettono un posto di lavoro, che ci danno i buoni della spesa, che ci pagano i buoni della benzina e altro ancora. Non è così che si vince la lotta alla mafia, perché questi atteggiamenti sono abusi di potere. Chi ha potere, chi ha la possibilità di dare un posto di lavoro ma in cambio vuole il voto, non è un uomo pulito, trasparente ma è un uomo che non ha una coscienza, un uomo che sfrutta le debolezze degli altri e che priva loro di essere donne e uomini liberi.
Per questo noi Giovani Democratici di Ragusa diciamo alla cittadinanza di ricordare questi momenti, di ricordare quante persone come Don Puglisi, Borsellino, Falcone, Liuzzo, Dalla Chiesa, Pio La Torre e Peppino Impastato e tantissimi altri hanno combattuto ribellandosi a queste organizzazioni che da sempre hanno reso più povera la nostra amata Sicilia.
A tal proposito, condanniamo la Lega Nord, alleato stretto di Berlusconi, ed in particolar modo il Sindaco di Ponteranica con la sua decisione autoritaria e antidemocratica di cancellare dalla Biblioteca del paese il nome di Peppino Impastato.
Da tempo non riuscivamo a tollerare l’atteggiamento di questo partito di esaltati che ha finito per condizionare le sorti della nostra democrazia.
E’ logico che tali soggetti non conoscano affatto l’importanza della memoria storica e delle battaglie civili condotte in terra italiana e considerino Peppino e la sua lotta come un rifiuto ingombrante da eliminare che ricorda troppo un vecchio passato politico fatto di ideali, di sogni, di sconfitte e piccole rivoluzioni. Un passato che, in realtà, non ha mai smesso di esistere, ma che rivive nella determinazione di quanti continuano ad impegnarsi perché credono nell’alternativa possibile alla degenerazione sociale e politica e vengono continuamente calpestati da questi politicanti populisti, ignoranti, incapaci di democrazia. Sembra quasi che il mondo politico oggi raccolga quanto di peggiore ci sia nella società e soprattutto la Lega funziona perfettamente da pattumiera, riciclando anche qualche fascista che già puzza di marcio.
Noi, invece ricorderemo sempre tutti coloro che hanno cercato di salvare la nostra terra attraverso il dono della vita e saremo sempre grati e in debito per aver donato a noi la coscienza di continuare a lottare.
Il Segretario dei Giovani Democratici di Ragusa
Valentina Spata

giovedì 27 agosto 2009

INFRASTRUTTURE, LAVORO ED IMPATTO AMBIENTALE.

1 FESTA GIOVANI DEMOCRATICI SICILIA 1-2-3- SETTEMBRE 2009 - CATANIA
INFRASTRUTTURE, LAVORO ED IMPATTO AMBIENTALE.

PREMESSA
Perché l'Italia ha meno infrastrutture degli altri Paesi europei? E perché il Sud ne ha ancora meno? Questa doppia carenza non dipende dall'ammontare della spesa complessiva né dalla sua distribuzione sul territorio, dipende invece dall'incapacità della pubblica amministrazione di tradurre quella spesa in opere pubbliche adeguate, per costi, tempi di realizzazione e bisogni del Paese.

Nel corso degli anni, infatti, il tema delle “infrastrutture” è diventato una questione importante e cruciale per l’economia e lo sviluppo della nostra amata isola Siciliana.

Occorre, quindi, iniziare a lavorare pensando allo sviluppo delle infrastrutture nel suo complesso: dal sistema dei trasporti, alla realizzazione di opere pubbliche, ai fondi FAS, al sistema energetico fino ad arrivare al sistema delle telecomunicazioni.

IL MANCATO POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE IN SICILIA

Iniziamo dallo sfatare un luogo comune, secondo il quale il primo sforzo serio per dotare di infrastrutture il meridione si sarebbe avuto a partire dagli anni '50 con l'"intervento straordinario". Così non è stato e non è ancora oggi. Le risorse dello Stato impiegate nel Mezzogiorno quasi sempre non sono state ben utilizzate per la realizzazione e lo sviluppo delle strutture dedicate al meridione.

Per gli ultimi 50 anni i dati parlano particolarmente chiaro: sino alla metà degli anni '80, la spesa complessiva per opere pubbliche nel Mezzogiorno raramente è inferiore al 40% del totale. Solo in seguito, e soprattutto negli anni '90, la distribuzione degli investimenti penalizza il sud e le isole.
Lo sforzo protratto e ingente per dotare di infrastrutture il Mezzogiorno non ha dato i risultati desiderati. Infatti, se dall'analisi dell'impegno finanziario si passa ad un inventario di quel che effettivamente è stato costruito, i chilometri di strade, le ferrovie, eccetera, si conferma l'opinione corrente: nel Mezzogiorno vi sono meno infrastrutture che altrove. Una quantificazione del rapporto che vi è tra quanto è stato speso e quel che si è realizzato nelle diverse parti d'Italia è eloquente: i comportamenti meno virtuosi si hanno al sud, particolarmente in Sicilia e le differenze osservate rispetto al resto del Paese sono notevoli.
Un esempio: se si considerano le infrastrutture effettivamente presenti, la Sicilia nel 1997 disponeva di una dotazione pari al 66% rispetto alla media nazionale. Se si considera quanto è stato speso nel tempo, l'ammontare delle infrastrutture in Sicilia avrebbe dovuto essere pari al 114% della media nazionale.

Torniamo al dibattito di oggi. Non si può svincolare un ragionamento sulle opere e sulle risorse necessarie da una considerazione approfondita sul modo in cui l'amministrazione riesce a gestire le realizzazioni. Per esempio, è difficile prestare fede alle previsioni di spesa per la costruzione del ponte sullo Stretto, che interessa le regioni che storicamente si sono dimostrate meno capaci nel realizzare le opere pubbliche. Una stima seria dei costi dovrebbe contemplare, oltre alle alternative tecnologiche, degli scenari "amministrativi", per descrivere come il costo previsto si modifichi a seconda della capacità delle amministrazioni, per esempio nel gestire le inevitabili variazioni che si renderanno necessarie per un'opera così complessa.


Il nuovo quadro disegnato dal Governo Berlusconi ha un'impostazione che va oltre all'attenzione per gli aspetti puramente finanziari del problema, attraverso la formazione di Patrimonio SPA e di Infrastrutture SPA, non aggiunge nulla, anzi, qualcosa toglie, al cammino difficile per realizzare un'amministrazione più capace. L'inadeguatezza dell'amministrazione è aggirata attraverso la figura del general contractor, unica impresa che si occuperà della progettazione, del finanziamento e dell'esecuzione di una grande opera. Ma il "contraente generale" non vivrà nel vuoto, e il suo referente sarà l'amministrazione di sempre. Inoltre, le imprese in grado di svolgere il ruolo di contraente generale per le grandi opere saranno poco numerose, e subiranno un impulso irresistibile alla collusione, che attenua la concorrenza e fa lievitare i prezzi.

A ben vedere, la riforma attuale appare come un'ulteriore espressione di una sorta di ideologia corrente, secondo la quale i problemi della nostra amministrazione pubblica sono risolvibili al suo esterno, portando fuori delle responsabilità e introducendo nuove figure, possibilmente con nomi in lingua inglese. Nei fatti, quel che si porta fuori, da dentro deve comunque essere controllato e indirizzato: si tratta di un'opera ardua, perché lo stesso processo di "riforma" spesso si accompagna a una demotivazione e a un impoverimento delle competenze tecniche delle amministrazioni.
Nel campo delle infrastrutture, così come negli altri aspetti della vita nazionale, il problema del cambiamento nell'amministrazione pubblica non presenta scorciatoie utilmente percorribili: ecco un piccolo "mantra" che gli italiani farebbero bene a memorizzare.

LAVORO E SPESA PUBBLICA PER IL SUD : RAPPORTO SVIMEZ

Il governo Berlusconi sul Mezzogiorno predica bene ma razzola male: Secondo i dati dell'ultimo Rapporto Svimez, infatti, la spesa pubblica per il Sud è ancora lontana dalla quota minima, pari a circa il 38,5% (si tratta di una percentuale espressa come media tra il peso del Sud in termini di popolazione eil suo peso in termini di superficie), necessaria per far fronte alle esigenze normali delle masse popolari dell'area del Mezzogiorno, sia dall'obiettivo sottostimato del 30% che è indicato nei documenti governativi.Anzi la quota di spesa pubblica ordinaria è diminuita sia al Nord che al Sud, ma con intensità maggiore nell'area meridionale, dove si è localizzato nel 2008 solo il 22,3% della spesa complessiva.Tali numeri dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che al Sud la spesa dello Stato è troppo bassa per far fronte anche alle esigenze normali del funzionamento accettabile dei servizi pubblici di ogni genere, dalle scuole, agliospedali, ai trasporti. Si può immaginare allora perché tra cifre diinvestimento pubblico così sottostimate e gestione clientelare e mafiosa dei pochi soldi stanziati le strutture pubbliche, i trasporti, le scuole nel Mezzogiorno siano da Terzo mondo.Sulle carenze infrastrutturali, componente importante dell'arretratezza economica del Mezzogiorno, lo Svimez insiste molto. Se si pone a 100 il valore di infrastrutturazione del resto d'Italia il Sud risulta molto indietro. Per le ferrovie il Mezzogiorno sta al 72,3%, nelle due Isole che hanno una carenza secolare su questo fronte, il tasso scende al 40,9%. Le ferrovie risultano, oltre che quantitativamente insufficienti, molto datate ed inadeguate alle necessità attuali.Inadeguate anche le linee di trasmissione elettrica, al 74% del valore nazionale, e di distribuzione del gas al 44,6%.Di fronte ad una situazione del genere, diciamo noi Giovani Democratici Siciliani, laddove è necessario il miglioramento qualitativo e quantitativo delleinfrastrutture del Mezzogiorno si può comprendere come il progetto del Ponte sullo Stretto risulti, oltre che dannoso per l'ecosistema e assolutamente improponibile, anche grottesco. Che senso ha, oltre a quello di regalare fondipubblici alla mafia, un'opera del genere in un contesto dovemancano le infrastrutture essenziali?
OCCUPAZIONE E DISOCCUPAZIONE AL SUD SECONDO I DATI SVIMEZ
Un dato apparentemente positivo, invece, quello della "diminuzione" della disoccupazione, che spesso viene citato dai governi nazionale e regionali come indicatore di un miglioramento delle condizioni del Sud, si ribalta in negativo quando si va ad analizzare più attentamente la realtà.Infatti, se il tasso di disoccupazione scende dal 19% del 2007 al 12,3% nel 2009, lo stesso Svimez avverte che la discesa non significa automaticamente aumento dell'occupazione. L'occupazione nell'intero Sud risulta cresciuta appena dello 0,7%, portando il tasso di occupati in età da lavoro al46,6%, ovvero meno della metà della popolazione in età da lavoro nel Sud. Va ancora peggio alle masse femminili: solo nel 31,2% del totale delle donne in età da lavoro ha un'occupazione e spesso si tratta di lavoro supersfruttato.È ovvio a questo punto che il principale fattore del calo della disoccupazione è che una quota consistente di lavoratrici e lavoratori ha smesso di cercareun'occupazione. In pratica una gran massa di disoccupati meridionali ha smesso di iscriversi nelle liste di disoccupazione o si è cancellata da esse e lo Stato non li conta più come disoccupati. In totale la "crescita" dell'occupazione è irrisoria a fronte della reale fame di lavoro del Sud. Appena 105.000 unità di nuovi occupati. Quello che si nota di estremamente preoccupante è che i nuovi occupati sono soprattutto lavoratori cosiddetti "atipici" per laquantità di 75.000 unità. Ovvero per oltre il 71% dell'intera cifra si tratta di lavoratori a termine, stagionali, part-time o con contratti "flessibili" di vario tipo.Notiamo poi che essi si concentrano in settori non produttivi come i servizi, dove aumentano del 2,1% i "posti di lavoro", oppure in settori produttivi come l'agricoltura, +4,5%, che forniscono, per lo più, lavoro di tipo stagionale e che sono, purtroppo, in crisi, come si evince dal rapporto Svimez.Mentre si registra un lieve aumento di occupati, alle condizioni che abbiamo spiegato, in un altro settore produttivo come quello dell'industria si registra un calo dello 0,7% di operai nel Mezzogiorno. Basti considerare per comprendere le motivazioni di questo calo la devastante crisi dell'industria siciliana, pilotata dai governi nazionali e regionali, che ha portato via migliaia di postidi lavoro a tempo indeterminato e sindacalmente tutelati in importanti settori produttivi come la metalmeccanica, la siderurgia, i petrolchimici dislocati in varie province della regione.
Il rapporto Svimez calcola anche la quantità del lavoro nero nel Mezzogiorno che si attesta intorno al 1.391.000 unità, pari ad un quinto di tutti i lavoratori del Mezzogiorno, con un aumento nel solo 2008 di 43.000 unità.Lo Svimez ci indica anche che ancora una volta il Mezzogiorno è in mano alla criminalità organizzata.I numeri dello Svimez sono molto importanti, ma da soli non danno il livello del sempre maggiore radicamento della criminalità organizzata nel Mezzogiorno e dell'impatto devastante che la crescita delle mafie ha sulla vita delle masse popolari. È certo, tuttavia, che la mafia non può che essere stata favorita da una serie di provvedimenti da parte dei politicanti borghesi a livellonazionale e locale, in testa le privatizzazioni. La ripresa dell'emigrazione Industria al palo e agricoltura in crisi, flessibilità selvaggia dei rapporti di lavoro, assenza di servizi adeguati, presenza asfissiante della criminalità organizzata, mancanza di prospettive per il futuro. Sembra di parlare del Mezzogiorno del dopoguerra ed è più o meno a quei livelli di arretratezza che lo Stato ha riportato il nostro Sud. Ed è da questi livelli di arretratezza economica e sociale che è ripreso il dramma dell'emigrazione con tassi che ricordano il grande esodo degli anni '60. I giovani disoccupati hanno ripreso a spostarsi dalle regioni del Sud verso le "ricche" regioni del Nord, Lombardia ed Emilia-Romagna in testa.Lo Svimez afferma "nel 2008, in base agli ultimi dati disponibili, sono stati circa 270mila i trasferimenti stabili (120mila) e temporanei (150mila) Sud-Nord: numeri molto elevati, se si pensa che negli anni di massima intensità migratoria 1961-63 la quota raggiunse i 295mila".Evidentemente questa nuova ondata di emigrazione è causata dalle politiche antimeridionali che hanno mandato in crisi importanti settori produttivi che erano lo sbocco occupazionale dei lavoratori al Sud, industria, agricoltura, ecc., e hanno chiuso possibilità occupazionali anche per le nuove generazioni dello strato inferiore della piccola borghesia del Sud, le quali storicamente sono stati occupati nella scuola, nelle pubbliche amministrazioni ecc. .È certo che il Sud ha ancora enormi problemi strutturali nella sua economia, ma quello che secondo noi Giovani Democratici emerge dal rapporto Svimez è il legame tra l'aggravamento di quel complesso di elementi che definiscono la Questione meridionale e la politica antipopolare condotta negli ultimi anni dai governi nazionali e locali del "centro-destra". In sostanza, a parte la crisi economica globale, attacchi ai diritti dei lavoratrici e supersfruttamento nei rapporti di lavoro, privatizzazioni e svendita del patrimonio di infrastrutture pubbliche, spesa dello Stato sottostimata e tagli, sono questi gli elementi che hanno condotto al riacutizzarsi dei problemi del Sud.Problema dei problemi se il governo Berlusconi non si deciderà presto ad investire seriamente in sviluppo, aiuto alle famiglie, infrastrutture e lavoro vero.
INFRASTRUTTURE
Il piano programmatico sulle infrastrutture di trasporto di cui la Regione Siciliana è in possesso è fondamentale per lo sviluppo dell’Isola e soprattutto per iniziare a creare collegamenti efficaci nel mediterraneo. E’ in questo modo che la Sicilia potrebbe giocare un ruolo centrale nel mediterraneo.
Un rilevante problema per la Sicilia, è quello della carenza del sistema infrastrutturale. Il gap infrastutturale siciliano nei confronti dell’Italia (84,1 contro Italia = 100 al 2004) è grave e risulta sostanzialmente invariato negli ultimi anni. “Una regione ben dotata di infrastrutture avrà un vantaggio comparato rispetto ad una meno dotata... e questo si tradurrà in un più elevato Pil regionale pro-capite o per persona occupata e/o anche in un più elevato livello di occupazione. Da ciò consegue che la produttività, i redditi e l?occupazione regionale sono funzione crescente della dotazione di infrastrutture”.In Sicilia, dai dati raccolti attraverso i numerosissimi piani di infrastrutturazione, che a varia scala sono stati proposti negli anni, le infrastrutture risultano carenti. In particolare i valori degli indici di dotazione infrastrutturale in tema di trasporti (rete stradale, ferroviaria, e aeroportuale) testimoniano come il forte gap rilevato a livello complessivo che contraddistingue la Sicilia rispetto al resto del Paese sia da attribuire in larga parte proprio ai ritardi accumulati in tale ambito. Occorre inoltre rilevare che gli indici di dotazione non evidenziano lo stato qualitativo, o in altre parole, la rispondenza in termini di funzionalità delle infrastrutture rispetto alla domanda e non sono in grado di rappresentare la dimensione territoriale dei divari.Per quello che concerne i dati sulle infrastrutture autostradali si rileva in Sicilia la totale mancanza di una rete autostradale a tre corsie contro i 23 chilometri per 1000 kmq di superficie territoriale dell?Italia. La dotazione di autostrade a due corsie è pari a circa 23 chilometri per 1.000 kmq di superficie territoriale (l?Italia mediamente ne conta 21 chilometri). Le maggiori problematiche delle strade siciliane riguardano soprattutto lo scadente livello nei servizi agli utenti, gli alti livelli di incidentalità con i relativi tassi di mortalità che risultano superiori alla media nazionale e lo scarso collegamento tra nodi urbani, zone costiere e aree interne, con conseguente aggravio dei costi di trasporto. Debole si presenta, inoltre, il sistema delle strade rurali secondarie, sia in termini di collegamento che di livello di manutenzione e presenza di strutture a protezione e segnaletica.
1. Porti ed Interporti
Lo sviluppo delle infrastrutture siciliane ruota attorno a due grandi poli portuali.
Nella parte orientale dell’Isola, vi è l’area Pozzallo-Catania-Augusta, quest’ultima vocata al
trasporto container, con alle spalle un retroporto ben attrezzato, e da collegare in modo
intermodale (ferrovie e strade) col grande interporto di Catania Bicocca.
Nella parte occidentale, vi è il polo di Trapani-Palermo, con l’interporto di Termini Imerese,
da specializzare nel trasporto con traghetti RO-RO che consentiranno collegamenti veloci
con i porti del Nord Italia, realizzando una grande autostrada del mare.
Su queste due piattaforme logistiche, di cui potranno beneficiare attraverso un sistema
integrato tutte le province della Sicilia, si gioca una parte consistente dello sviluppo futuro della Regione.
2. Le Ferrovie
La rete ferroviaria in Sicilia si estende per 1.400 km, di cui circa 780 elettrificati o doppiamente elettrificati. Dal 1999 al 2005 la distanza coperta dalla rete non ha subito particolari cambiamenti. Entrando nel merito dell?adeguatezza tecnologica della dotazione, essa appare non sufficiente (60,5 rispetto alla media nazionale a fronte del 119,1 del Centro-Nord e del 72,3 del Mezzogiorno). Nello specifico si rileva un significativo deficit per le linee a binario doppio elettrificato.In Sicilia la localizzazione e la qualità delle rete penalizza i centri rurali interni in cui il disagio risulta notevole. Il trasporto ferroviario che per tradizione raggiungeva in maniera capillare il territorio anche delle aree rurali interne non è stato incentivato da politiche di rinnovo e ammodernamento strutturale anzi in alcuni tratti non elettrificati che potevano dare impulso a forme innovative di turismo verde e alternativo i binari sono stati smantellati.
Per il settore ferroviario, in atto sono previsti il raddoppio della tratta Palermo-Messina e la realizzazione della nuova tratta Palermo-Catania. Sono opere che, anche a medio-lungo termine, presentano oggettive difficoltà di esecuzione. Il solo tratto Cefalù-Castelbuono, che misura 12 km, con 11 km di gallerie, costa oltre 40 milioni di euro a Km.
Per ciascuna delle due tratte il costo stimato è di oltre 4 miliardi di euro.
Si tratta, allora, di prendere seriamente in considerazione una scelta alternativa: puntare
sulla velocizzazione della attuale tratta Messina-Catania-Palermo che, oltre a ben
collegare i porti ed interporti, abbraccerebbe un bacino di utenza significativo sia per il
trasporto di merci che di passeggeri, consentendo di percorrere la tratta Catania-Palermo
in 1 h. e 20 m. e in poco più di due ore la Messina-Palermo.
D’altra parte, lo studio di fattibilità riguardante il percorso Castelbuono-Catenanuova e
trasmesso ai Ministeri nel gennaio 2004, prevede la realizzazione di notevoli tratti in
galleria (alcuni fino a 39 km). Inoltre, vengono escluse le province di Caltanissetta ed
Enna.
Occorrerà dunque sviluppare ulteriori riflessioni progettuali che consentano il passaggio
attraverso le due province interne e riducano la realizzazione di tratte in galleria, in modo
da rendere più funzionale l’intero percorso ed alleggerire il costo complessivo dell’opera,
che per ora ammonta a 4 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il tratto Catenanuova-Catania Bicocca, il costo per la velocizzazione
è stato stimato in 400 mila euro. Il tempo previsto per la progettazione preliminare di questo tratto è di 16 mesi (al netto di interruzioni già in atto per controversie burocratiche).
Per la parte da Messina a Catania, è da realizzare il tratto Giampilieri-Fiumefreddo, che
è stato approvato dal CIPE con alcune prescrizioni e che ammonta a 1,97 miliardi di euro.
Si tratta ovviamente degli interventi di “prima necessità” in un sistema infrastrutturale
ferroviario che resta comunque deficitario.
In questo senso, una riflessione ulteriore andrebbe fatta, per la sua rilevanza strategica di
collegamento merci, relativamente alla realizzazione di una tratta che possa condurre da
Catania ad Augusta, consentendo la piena funzionalità dell’interporto, e di una tratta che si
colleghi all’aeroporto di Comiso.
Per quanto riguarda la provincia di Ragusa, che quasi sempre viene dimenticata, la modalità di trasporto ferroviaria ha suscitato pareri discordanti. Come si evince anche dall’indice di “infrastrutturazione” del Tagliacarne le dotazioni della Provincia di Ragusa (per infrastrutture e ambiente) risultano ben al di sotto sia della media nazionale sia della, già molto carente, sia dalla media regionale. Si è rilevata, pertanto, una doppia necessità:
a) di intervento per uno sviluppo della rete esistente (per estensione e per efficienza del servizio);
b) di intervento per una sensibilizzazione all’utilizzo della modalità ferroviaria (avvertita da alcuni stakeholder come ancora sottoutilizzata e meno efficiente rispetto alla modalità gomma).
Le necessità di intervento per potenziare la rete esistente riflette le potenzialità dei
collegamenti tra nodi (presenti e futuri) e reti (in via di programmazione o in attesa di
finanziamento); anche per le necessità della domanda di trasporto (merci e passeggeri) le
priorità emerse fanno riferimento alla realizzazione dei collegamenti ferroviari tra i maggiori
centri cittadini (Comiso, Vittoria, Ragusa) e il Porto di Pozzallo e l’Aeroporto di Comiso.
Soprattutto per la domanda di trasporto originato dall’importazione e l’esportazione di marmi,
si è resa necessaria l’opportunità di un collegamento ferroviario con il Porto di Pozzallo;
l’attuale flusso di merci su gomma infatti, oltre a congestionare intere tratte di strade
provinciali e statali (SS 514), rende più oneroso il costo del trasporto e in ultima analisi
meno competitivo un comparto molto importante per l’economia locale. Ciononostante non v’è
ancora unitarietà di intenti e di azioni sulle soluzioni programmate: l’elevato costo stimato (50
milioni di euro) per il collegamento ferroviario tra il Porto di Pozzallo e l’attuale linea esistente
per Comiso (dovuto all’interramento di parte della nuova tratta) non consente di raggiungere
una comunione di intenti sul tema in oggetto.
Sul potenziamento delle linee ferroviarie v’è altresì una preoccupazione sull’impatto ambientale
(paesaggistico) delle linee programmate. Questo aspetto, seppur necessiti un
approfondimento, non è irrilevante in un ottica di condivisione ricercata delle azioni.
E’ altresì emersa la necessità di accrescere gli attuali insoddisfacenti livelli di intermodalità,
soprattutto in relazione al trasporto pubblico urbano, e alle crescenti aspettative sui flussi
turistici (collegamenti tra l’aeroporto e le principali attrattività turistiche del comprensorio:
Vittoria, località balneari, Ragusa, Modica ecc.).
3. Strade ed Autostrade
Per quanto riguarda le strade dell’Isola, possiamo dire senza alcun dubbio che siamo indietro di almeno un secolo rispetto al resto d’Italia.
Una fitta rete stradale è necessaria per coprire e raggiungere tutto il territorio siciliano, collegando tutti i più importanti centri della regione . Una rete stradale efficiente e sicura è fondamentale anche per i cittadini stessi.
Urgente e necessaria è la fine dei lavori ed il completamento dell’autostrada Catania-
Siracusa, prevista per il 2009, con un costo totale di 804 mila euro. (Da premettere che il tratto aperto è stato nuovamente chiuso).
Altro intervento prioritario è quello che riguarda il completamento dell’itinerario Agrigento-
Caltanissetta ed il completamento della Palermo-Agrigento, il cui progetto iniziale è in corso di rivisitazione con una drastica riduzione della portata dell’intervento progettato in origine. Si ritiene altresì necessario lo snellimento delle attività connesse alla realizzazione delle tratte statali in via di potenziamento (Statale Ragusa – Catania), una strada che deve essere realizzata da più di 50 anni e che ancora vede diverse difficoltà a causa della riduzione dei fondi da parte del governo Berlusconi.
4. Aeroporti
L’intervento prioritario si concentra sull’aeroporto di Comiso, a supporto dell’aeroporto di
Catania ed a copertura dell’area orientale dell’Isola.
L’aeroporto di Comiso, è costato 47,4 mila euro (finanziato con fondi POR, con delibera
CIPE, ma anche con fondi privati) doveva entrare in pieno regime già dall’anno scorso ma ancora aspettiamo l’apertura. A tal proposito il Partito Democratico della Provincia di Ragusa ha già avviato una petizione popolare per l’immediata apertura e funzionamento dello stesso.

La sua funzione è fondamentale per i trasferimenti cargo verso i mercati nazionali ed
internazionali e rappresenta una valida alternativa in caso di chiusura dello scalo etneo.
Inoltre, la sinergia con l’aeroporto di Catania, può consentire il decongestionamento
offrendo spazio ai charter “low cost”.
D’altra parte, occorrerà prevedere la celere realizzazione delle necessarie infrastrutture di
collegamento (viarie/ferroviarie) con l’interporto di Catania e con le aree portuali di
Augusta e Pozzallo affinché, garantendo un’adeguata dinamicità degli spostamenti di
merci e passeggeri, Comiso non si ritrovi isolata, rischiando in tal modo di vanificare gli
impegni economici e le energie fin qui spesi.

5. Il Ponte sullo Stretto
Come tutte le grandi opere, anche il Ponte di Messina è stata sempre fonte di lungo dibattito tra opinioni e sentimenti diversi, ha suscitato opposizioni di tipo politico, economico, etico e quant'altro.Di fronte all'approvazione del progetto Ponte di Messina, si pongono numerosi quesiti e critiche.Le prime critiche vengono mosse proprio da chi dovrà avere a che fare con il ponte direttamente in prima linea: i siciliani e i calabresi.Tra questi c'è chi pensa che la costruzione del Ponte di Messina sia assolutamente inutile.Molti siciliani ad esempio sono fieri del loro essere isolani o comunque ritengono di avere altre necessità in primo piano, come ad esempio la siccità che frena tantissimo lo sviluppo economico dell'isola.Nel Sud del Paese è presente un profondo scetticismo sulla concreta realizzazzione dell'opera, scetticismo motivato da anni e anni di disservizi e inadempienze della Pubblica Amministrazione.La paura che il ponte di Messina si riveli l'ennesima "cattedrale nel deserto", che le strutture ferroviarie e autostradali promesse e necessarie affinché questa colossale opera abbia un senso, rimanga pura utopia.
I siciliani si chiedono: “a cosa serve il ponte se prima non si realizza e migliora la rete stradale?”.Inoltre, c'è chi non vuole vedere deturpate ed inquinate le bellezze naturali di Ganzirri e Villa, nonostante nella progettazione del ponte di Messina si sia fatto il possibile per ridurre ai minimi termini l'impatto ambientale.Queste idee si scontrano duramente con chi invece vorrebbe vedere decollare finalmente l'economia di questi posti e crede fermamente che il ponte rappresenti la chiave di volta per accorciare le distanze fisiche ed economiche e poter assottigliare le differenze che separano la Sicilia dal resto dell'Italia.
SISTEMA DELLE INFRASTRUTTURE DELLE ACQUE IN SICILIA
Dagli studi e dalle indagini che si susseguono ormai da oltre mezzo secolo sulla situazione idrica in Sicilia è possibile affermare che la carenza d’acqua nell’isola è principalmente un problema politico e nasce da una cattiva gestione delle risorse, condizionata pesantemente dalle ingerenze mafiose e attuata per troppo tempo in assenza di un quadro di riferimento certo e di una programmazione coordinata.
In Sicilia risultano classificati dal Servizio idrografico 121 bacini idrografici di cui 59 nel versante settentrionale, 40 nel versante meridionale e 22 nel versante orientale. Di questi 121 bacini idrografici 79 hanno una superficie inferiore ai 100 Kmq, 35 compresa tra 100 e 500 Kmq e solo 7 oltre 500 Kmq.
A partire dalla fine degli anni Quaranta, e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, si è dato avvio alla costruzione di dighe o alla deviazione dei fiumi per portare l’acqua dove era richiesta e per risolvere il problema dell’incremento delle aree irrigue.
Ad oggi in Sicilia le opere di sbarramento che rispondono alla definizione di “grandi dighe” sono ben 44. Considerando inoltre le opere in costruzione e quelle iniziate e non completate non riesce a capire come in Sicilia ci sono zone ed intere città che hanno gravi scarsità di acqua.
Va comunque sottolineato che attualmente sono soltanto 14 gli invasi che funzionano a pieno regime e possono, quindi, essere riempiti fino alla prevista quota di massima regolazione; tutti gli altri a causa dei mancati collaudi, funzionano in maniera parziale. Di questi ultimi il Servizio Nazionale Dighe ha autorizzato il riempimento ridotto e ha fissato per ciascun invaso limiti di sicurezza che obbliga gli enti gestori a continui svuotamenti delle dighe, appena l’acqua supera i suddetti limiti.
In Sicilia le opere relative alle sistemazioni idrauliche dei corsi d’acqua e alle diverse attività connesse al loro uso sono state affidate alle competenze di una indistinta pluralità di enti regionali che raramente colloquiano fra loro. Il susseguirsi di lunghi periodi di siccità che hanno interessato l’isola in questi ultimi anni ha invece indotto il governo regionale a istituire l’Ufficio del Commissario delegato( il Presidente della Regione) per l’emergenza idrica la cui funzione è quella di gestire e coordinare l’erogazione d’acqua nell’isola secondo le diverse esigenze avanzate dagli enti gestori relativamente agli usi irrigui, potabili e industriali.
Inoltre è da sottolineare il ruolo della Protezione civile, che investe centinaia di milioni di euro in opere attuate al di fuori di un quadro unitario. Gli interventi nei settori delle alluvioni, del dissesto idrogeologico e delle reti costituiscono una risposta che si sovrappone alla situazione attuale come un sistema indipendente attuato secondo la logica dell’emergenza e in assenza di alcuna programmazione.
Le scelte progettuali relative alla gestione dell’acqua in Sicilia risultano avere due punti in comune che rappresentano anche due limiti: non avendo a disposizione dati sui consumi attendibili, i fabbisogni erano determinati in base a parametri di consumo unitario e su una crescita demografica sovrastimata; alle carenze idriche riscontrabili in diverse zone dell’isola si poteva rimediare con la costruzione di serbatoi ed invasi di compenso nelle aree di maggiore deflusso con sistemi di interconnessione con le aree in cui si riscontravano le necessità. Questa programmazione non ha però conseguito risultati apprezzabili ma, al contrario, ha determinato impatti ecologico-ambientali negativi e non ha contribuito alla soluzione dei problemi relativi alla carenza d’acqua. Interi cicli ecologici sono stati stravolti proprio a causa dei forzosi trasferimenti di acqua e di drastici interventi di sistemazioni idrauliche. Queste ultime hanno determinato condizioni di elevato degrado negli ecosistemi fluviali provocando uno stato di disequilibrio dei corpi idrici superficiali con ripercussioni anche sulla dinamica delle coste.
Siamo di fronte alla solita ed endemica scarsa infrastrutturazione dell’isola che tanti guai e disguidi sta comportando ai cittadini.
Acqua che non arriva (clamoroso il caso di Agrigento), condutture fatiscenti che perdono sino al 60% di questa preziosa risorsa, ferrovie a binario unico con tempi di percorrenza infiniti, autostrade mai terminate con finte feste inaugurali nonché strade di normale traffico non completate o con scadente manutenzione. Insomma siamo di fronte ad un modello di scarsa o poca affidabilità per quanto riguarda servizi essenziali ai cittadini. In compenso fervono dichiarazioni e preparativi entusiastici per il Ponte sullo stretto, faraonica costruzione che sembra piacere molto alle istituzioni legali tanto quanto a quelle “illegali”.


Infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti.

Nel 1999 fu dichiarato lo stato di emergenza per la questione dei rifiuti in Sicilia e con Ordinanza del Ministero dell’Interno, delegato per il coordinamento della Protezione Civile, il Presidente della Regione fu nominato Commissario Delegato per la predisposizione di un Piano di interventi di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti e per la redazione degli interventi necessari per fare fronte alla situazione di emergenza.
E’ proprio in questi giorni nuovamente all’esame dell’Assemblea Regionale il problema delle scelte operate dall’aggiornamento del Piano dei rifiuti, predisposto dal Presidente-Commissario, che ha sollevato perplessità fra le forze politiche sia di opposizione che di governo, dure critiche di associazioni ambientaliste e di tecnici e studiosi del settore, nonché proteste da parte delle popolazione delle aree interessate dalla localizzazioni di impianti previsti dal piano .
Il Piano pone come centrale la scelta di dare il via alla realizzazione di quattro termovalorizzatori che dovrebbero smaltire almeno il 60% dei rifiuti urbani prodotti dai siciliani. Ma l’obiettivo della quota del 35% dei rifiuti in raccolta differenziata (il cui raggiungimento era obbligatorio entro il 2003) è ancora lungi dall’essere stata raggiunta, attestandosi attualmente al 4-5%. Il raggiungimento della quota prescritta del 35% è prevista per il 2010 ma per il perseguimento di tale risultato non sembra che siano state studiate adeguate strategie.
Quello che viene contestato non è di prevedere la realizzazione di quattro termovalorizzatori , per l’incenerimento dei materiali dotati di sufficiente potere calorifero alla fine del ciclo completo di raccolta ( differenziata e non), smaltimento, riciclaggio e trattamento dei rifiuti, ma di puntare direttamente e, di fatto, solo sui termovalorizzatori per la eliminazione dell’emergenza rifiuti. A ciò si aggiunge l’”infelice” scelta dei siti degli impianti.
Leggendo i dati descrittivi degli impianti di termovalorizzazione da realizzare essi risultano sovradimensionati e atti a trattare indistintamente tutti i rifiuti solidi urbani e non solo la parte residuata da altre forme di riciclaggio e trattamento. Grossa quantità di rifiuti trattati dagli inceneritori significa,peraltro, grossa quantità di residui della termovalorizzazione che andranno smaltiti alle discariche per rifiuti speciali. A rendere “appetibile” o almeno accettabile la scelta dei termovalorizzatori dovrebbe essere la produzione di energia, fino a coprire il 20% del fabbisogno energetico regionale.
In quanto ai siti individuati per gli impianti di termovalorizzazione (uno per ciascuno dei quattro ambiti territoriali individuati a cavallo di più province) essi risultano o ubicati in prossimità, o addirittura all’interno, di aree SIC e ZPS , ovvero in prossimità di un sito archeologico (è il caso dell’inceneritore di Augusta), mentre quello di località Bellolampo andrebbe ad incombere sulla città di Palermo, come oggi vi incombe la discarica ospitata nello stesso sito, in prossimità di area urbana e con vie di accesso inadeguate ,nè adeguabili, al traffico determinato dai mezzi di trasporto dei rifiuti che vi dovrebbero affluire .Si è trattato, evidentemente, di scelte effettuate al di fuori di qualsivoglia studio integrato del territorio e senza coordinamento con altri strumenti di pianificazione .
Le gare per l’affidamento dei lavori ( costo complessivo dell’investimento circa 1 miliardo di euro) sono state espletate e sono state stipulate le convenzioni per la realizzazione dei quattro termovalorizzatori , ma nel contempo sono insorte reazioni al piano ed alla individuazione dei siti degli impianti, con ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato e presentazione di una denuncia di infrazione alla Commissione Europea da parte di Legambiente e WWF.
Ovviamente si sono anche innescati fenomeni di rifiuto da parte delle popolazioni locali ad vedere realizzati gli impianti sul proprio territorio e per rendere accettabile le scelte operate una delle Ditte convenzionate ( titolare per tre dei quattro termovalorizzatori) ha puntato sulla qualità del progetto architettonico, affidando l’incarico ad uno studio internazionalmente noto, quello di Kenzo Tange. Ma il problema non è quello di realizzare un impianto “bello” bensì quello di realizzare impianti in luoghi ambientalmente compatibili e dimensionati correttamente, avendo garantito prioritariamente che venga attuato l’intero ciclo di smaltimento dei rifiuti, valorizzando la raccolta differenziata ed il riciclaggio dei rifiuti.
SPAZI VERDI IN CITTA’
La crescente consapevolezza dell’importanza degli spazi verdi all’interno del tessuto urbano, è ormai frutto di un sentimento diffuso e consolidato. Esso si basa sulla richiesta ed un bisogno sempre maggiore di sviluppare un modello urbano più vivibile e sostenibile. A livello urbano, si può definire sostenibile una città che riesca a soddisfare i bisogni degli abitanti attuali, senza compromettere alle generazioni future la capacità di soddisfare i propri. In tale contesto è quindi importante che la città in sé riesca a riqualificare il proprio tessuto, e ciò è fattibile, anche e soprattutto, grazie al prezioso contributo offerto dal verde urbano e periurbano tramite le caratteristiche e funzioni che riesce ad assolvere in un contesto così artificiale. Alle luce di queste considerazioni noi Giovani Democratici abbiamo elaborato un Piano Strategico del verde per le città siciliane, al fine di migliorarne l’attività di pianificazione, progettazione, gestione e manutenzione degli spazi verdi pubblici. Questo tipo di strumento, che si riferisce ai principi ed ai criteri delle buone pratiche di governance ha molta rilevanza per il miglioramento del modo di vivere urbano. Esso s’inquadra nei principi e nei criteri generali della sostenibilità, ad ha la finalità predominante di accrescere il livello di qualità ambientale della città, cercando di valorizzare gli spazi verdi e rendendoli il più possibile accessibili, inglobandoli in una rete verdeche ne stimoli la connettività. Operativamente si è optato, previo approccio conoscitivo al territorio, per una scelta che prediliga l’individuazione e il successivo monitoraggio di tutti gli spazi verdi della città. Dopo l’analisi dei risultati ottenuti e la predisposizione di un database degli spazi verdi, si può delineare uno schema strutturale di piano e si sono individuati degli assi strategici, al fine di indicare le linee da seguire per un corretto modo di operare. Questo piano, inoltre, si potrebbe configurare come un processo decisionale e di attuazione basato sulla partecipazione attiva e sul coinvolgimento diretto dei cittadini, proponendo l’attuazione di partnership allo scopo di gestire ed accrescere le risorse del territorio. Il concetto della partecipazione è basilare in un’ottica di democrazia e di accrescimento della coscienza cittadina nei confronti del verde urbano, affinché venga correttamente salvaguardato e vissuto. Nelle città sono necessari gli spazi verdi per gli anziani e per i bambini. Negli ultimi decenni, nella clamorosa esplosione delle aree urbane, guidata quasi sempre da interessi speculativi più che da progetti sociali e urbanistici, i centri storici hanno perso gli abitanti per diventare aree commerciali e di rappresentanza, sono nate le periferie per i ceti più poveri, sono stati costruiti nuovi quartieri per i più ricchi, ma non sono stati organizzati servizi per le categorie sociali più deboli come gli anziani, gli handicappati, gli extracomunitari. Nascono anche i centri commerciali come vere città del consumo o i grandi ospedali come luoghi della malattia. Le strade e le piazze perdono la loro originaria funzione di connettivo urbano, di luoghi della mobilità e dell’incontro per essere totalmente monopolizzati dalle automobili. Le persone vivono o in macchina o in casa, la città diventa pericolosa, privata della cura e del controllo del “vicinato”.
In questo modello di sviluppo i bambini perdono i loro spazi “naturali” di gioco e gli anziani i loro spazi di incontro (le strade, i cortili, gli spazi liberi) e per loro si progettano spazi e servizi specializzati, come la cameretta dei bambini in casa, le ludoteche, i nidi, ecc.
In Sicilia, le infrastrutture e le strutture per queste categorie sociali “deboli” sono del tutto inesistenti e l’amministrazione regionale non è riuscita a dotarsi di un piano programmatico adeguato per favorire lo sviluppo di quest’area sociale importante.
La Regione Siciliana dovrebbe prendere un bell’impegno con i cittadini: per una città più sana e vitale dovrebbe garantire aree di verde per ogni città.
L'obiettivo è creare una città più ecologica, connettendo gli spazi urbani con grandi parchi salvaguardando e riqualificando le residue aree agricole così da mettere a disposizione dei cittadini maggiori mq di verde. Puntare sul verde è una scelta giusta: le oasi verdi hanno e avranno sempre più un'importanza prioritaria per trattenere le polveri sottili, assorbire il CO2, produrre ossigeno e rinfrescare l'ambiente per garantire una città più sana e vitale.
I DISABILI IN CITTA’
Una questione davvero fondamentale cui solo di recente si è prestata sufficiente attenzione, almeno sul piano internazionale: sono da ricordare, in particolar modo le “Pari opportunità per le persone con disabilità: un piano europeo” (2004-2010 ) e la “Convenzione Onu sulla disabilità” (2008). E sul piano nazionale e locale? Al di là di generiche promesse, resta ancora molto da fare, come documentano recenti notizie di cronaca sui disagi e le difficoltà spesso insormontabili provocati dai diversi handicap sui luoghi di lavoro e nella vita quotidiana e soprattutto sulla mancanza di strutture adeguate.La mancanza di strutture adeguate per i diversamente abili provoca delle discriminazioni cui sono soggette persone con menomazioni, quali la cecità, la sordità, le difficoltà di deambulazione, che non impedirebbero loro di essere produttive se solo la società fosse davvero disposta ad includerle. La loro relativa mancanza di produttività non è dunque “naturale”, ma è il prodotto di condizioni sociali discriminatorie, analoghe per molti aspetti a quelle legate alla razza e al sesso.
Le persone sulla sedia a rotelle possono spostarsi bene e svolgere il proprio lavoro nella misura in cui gli edifici hanno le rampe, gli autobus l’accesso adeguato e così via. Le persone cieche possono lavorare più o meno ovunque, in quest’epoca di tecnologia audio e di segnaletica tattile, se i posti di lavoro includono queste tecnologie. Le persone sorde possono essere avvantaggiate dalle e-mail al posto del telefono e da molte altre tecnologie visive, sempre a patto che i luoghi di lavoro si strutturino in modo da includerle. Sennonché lo spazio pubblico è organizzato per rispondere alle esigenze delle nostre “protesi” - le automobili, gli autobus - non alle esigenze delle protesi dei cosiddetti disabili.
“Noi asfaltiamo strade, disegniamo corsie per gli autobus mentre spesso non creiamo rampe o accessi sugli autobus per sedie a rotelle. Lo spazio pubblico è un prodotto delle idee sull’inclusione: costruendo le strade in un modo e non in un altro, escludiamo una persona che può essere altamente competente e produttiva, ma che ha la sfortuna di essere cieca?”.È in gioco, potremmo dire, il diritto di non essere perfetti. Sarebbe legittimo attendersi dalla nostra regione siciliana il buon esempio di una più ampia inclusione.
TAGLIO ICI: il Governo Berlusconi recupera i soldi ridimensionando i fondi FAS alla Sicilia
Strombazzato da tutti i media, il taglio dell’ICI sulla prima casa è stato uno dei provvedimenti promessi in campagna elettorale da Berlusconi ed attuati nel primo Consiglio dei Ministri a Napoli.
Quello che non è stato strombazzato da nessuna parte, nè in campagna elettorale, nè adesso, è la copertura economica dei mancati introiti del taglio dell’ICI sulla prima casa.
Ebbene il grido di allarme arriva dall’ex Vice Ministro alle Infrastrutture Angelo Capodicasa e dal Ministro ombra alle Infrastrutture del Pd Martella: pare che la copertura finanziaria sia derivante dal taglio dei fondi per le infrastrutture per il Sud. In particolare la Sicilia.
“I soldi ex Fintecna destinati dal Governo Prodi per realizzare il secondo lotto della Agrigento-Caltanissetta, le metropolitane di Palermo, Catania e Messina, il nuovo attracco per il porto di Messina ed il passante ferroviario di Palermo,la Catania- Ragusa sono stati destinati a coprire il taglio dell’Ici per le case dei ricchi del Nord Italia, considerato che le famiglie meno abbienti erano già state esonerate dal pagamento dell’Ici dal Governo di centrosinistra”.
Ma l’ “Mpa – Alleati per il Sud“, partito di ispirazione autonomista e a difesa del Sud, a detta del suo leader Lombardo, dov’era mentre veniva messo in atto questa rapina nei confronti del sud??
Forse a continuare a difendere quel ponte di Messina che sarebbe rischioso, in quanto costruito in una delle zone più telluriche d’Europa, ed inutile perchè senza il resto delle infrastrutture servirebbe veramente a poco, forse esclusivamente ad unire anche geograficamente gli interessi economici di Cosa Nostra e ‘Ndrangheta?
Il Governo Berlusconi inizia per quello che è: un Governo populista che invece di cercare di risolvere i veri problemi della Sicilia e del Sud, attraverso provvedimenti a favore delle classi sociali più abbienti, cerca di preservare il proprio consenso elettorale e non aiuta la crescita dell’Italia, che dovrebbe partire proprio da quel Sud, che eppur gli ha portato tanti consensi.

Valentina Spata